“L’espressione progetto di vita sta entrando nel linguaggio del sociale e della prospettiva educativa. Essendo composta da parole utilizzate comunemente, dovrebbe avere un significato comprensibile e chiaro. Occorre intendere, cioè, l’individuo non più come oggetto (passivo) del/nel progetto, ma come soggetto (attivo) protagonista di un percorso che tenga conto anche delle sue necessità identitarie o più semplicemente di desiderio.”
Andrea Canevaro, 2019

Si auspica una coerenza profonda tra la centralità della persona e il rifiuto categorico di ogni forma di segregazione, proponendo una visione in cui i servizi siano mediatori dinamici tra l’individuo e la comunità, ponti che favoriscono relazioni sociali autentiche, l'accesso alla scuola, al lavoro e al tempo libero. In questa prospettiva, un progetto di vita personalizzato può dirsi realmente inclusivo in quanto capace di abbracciare i luoghi e le persone che abitano un territorio, evitando il rischio che la pretesa di proteggere l’individuo da ogni difficoltà scada in un assistenzialismo devitalizzante. 
La vita è una libertà con ostacoli. Per questo, è fondamentale che operatori ed operatrici agiscano per facilitare le autonomie e l’autodeterminazione, costruendo percorsi da intendersi come cammini di libertà possibili grazie alla collaborazione tra le istituzioni, dentro la complessità e la ricchezza del territorio. In questo senso, la cooperazione educativa, orientamento che, nella storia della pedagogia, fa parte dal grande movimento dell'Educazione attiva, può essere il luogo dove custodire le piccole cose che funzionano e valorizzarle per rinnovare la scuola, i contesti educativi e sociali. Ci si impegna a modificare i contesti perché tutti e tutte possano trovare spazio nel mondo. Si ancora l’agire del professionista e dei volontari ad un corpus di conoscenze non astratte ma legate ad una pratica educativa attiva, cooperativa e riflessiva, fondata su principi democratici.