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Introduzione

Più passeggeri, ferrovie totalmente ecologiche, trasporti personalizzati via app. Sono queste le principali novità del nuovo “Atto di indirizzo triennale per il trasporto pubblico regionale 2026-2028” approvato dall’Assemblea legislativa con i voti favorevoli dei soli gruppi di maggioranza Pd, Avs, Civici e M5s. Sull’atto insisteva un emendamento presentato da Tommaso Fiazza (Lega) che è stato respinto dall’Aula.

Fra le curiosità emerge una forte spinta per le bici pieghevoli, con un bonus fino a 300 euro per chi le combina con l’abbonamento del treno. Debuttano, inoltre, i pacchetti digitali “MaaS” per viaggiare ovunque con un solo clic e sistemi di pagamento contactless estesi a tutta la flotta di autobus.

L’atto di indirizzo delinea una vera e propria riforma verde e la novità più attesa arriverà nel 2027, quando l'intera rete ferroviaria regionale sarà elettrificata, azzerando le emissioni nocive e mandando in pensione i vecchi treni diesel. Sul fronte della mobilità ciclabile, il piano prevede di raggiungere 1.000 nuovi chilometri di piste entro il 2027 per raddoppiare gli spostamenti su due ruote. La Regione blinda i servizi essenziali investendo oltre 628 milioni di euro per rinnovare i bus e confermando le agevolazioni storiche. Fra queste, “Salta su”, l’abbonamento gratuito per gli studenti fino a 19 anni che ha già fatto risparmiare alle famiglie tra i 300 e i 600 euro a figlio.

Il triennio vedrà anche la nascita del nuovo servizio tramviario a Bologna, il potenziamento del Servizio ferroviario metropolitano e un massiccio piano di sicurezza da 214 milioni per eliminare decine di passaggi a livello, causa principale di incidenti e ritardi stradali.

Sull’atto ha espresso parere favorevole anche il Consiglio delle autonomie locali (Cal).

Per la maggioranza il Piano dà risposte adeguate confermando gli investimenti per migliorare i servizi nonostante i tagli statali. Per la minoranza manca una programmazione puntuale e non ci sono risposte chiare sull’azienda unica regionale.

Il dibattito

Priamo Bocchi (FdI) ha commentato: “Questo documento è un manifesto politico e una narrazione di intenzioni ma non entra nello specifico. Non si può definire un vero documento di programmazione poiché non delinea risorse e attività future. I cittadini si spostano verso la mobilità pubblica se questa funziona. Anche l’aggregazione del sistema dei trasporti non sta trovando sviluppi imminenti e del futuro Piano regionale integrato dei trasporti (Prit) non c’è traccia. Va dato, inoltre, maggiore spazio alla verificabilità dei risultati”.

Andrea Costa (Pd) ha evidenziato “il mantenimento della qualità e quantità dei servizi, nonostante la diminuzione dei trasferimenti nazionali. La cura del ferro in Emilia-Romagna è stata significativa: con oltre 1 miliardo di euro sono stati sostituiti tutti i vecchi mezzi regionali. A questo sono seguiti investimenti per la riqualificazione delle infrastrutture e delle stazioni per 536 milioni. Consolidare quanto fatto è positivo considerando che negli ultimi 30 anni il fondo nazionale è diminuito del 40%. Ora è importante rafforzare l’integrazione ferro-gomma”.

Per Giancarlo Tagliaferri (FdI) “il trasporto pubblico deve garantire uguaglianza tra cittadini che vivono in territori profondamente diversi. Anche la Regione ha preso atto che il quadro demografico sta cambiando, le aree interne sono in difficoltà e i costi aumentano. Se il contesto è così cambiato anche le scelte devono poggiare su basi solide. Servono risposte, a partire dalla scelta dell’azienda unica regionale dei trasporti, per capire dove la Regione vuole arrivare e con quali strumenti. Il trasporto pubblico è elemento di coesione sociale”.

Sulla stessa linea Pietro Vignali (FI): “Il documento è debole: c’è incertezza sul Prit e sul fondo nazionale trasporti ma non si può rischiare che questi due elementi incidano sui cittadini che hanno bisogno di servizi oggi. In Romagna così come nelle aree montane e interne non ci sono risposte adeguate alla richiesta di mobilità rischiando di ampliare il divario territoriale. Nebulosa anche la scelta dell’azienda unica. Bisogna porre le condizioni per rendere più attrattiva la professione di autista per porre rimedio alla carenza di queste figure”.

Per Simona Larghetti (Avs) “un tema centrale è la relazione fra i vari sistemi di trasporto. Ferro e gomma continuano a essere programmati e gestiti come mondi distinti. Attualmente abbiamo una delle flotte di treni migliori ma resta il fatto che l’integrazione deve diventare un sistema ordinario di trasporto pubblico. Il Prit deve assumere questo come obiettivo. L’azienda unica non è necessariamente il mezzo più efficace: il trasporto pubblico deve essere attrattivo ed efficiente per conquistare nuovi passeggeri”.

Tommaso Fiazza (Lega) ha evidenziato come “la Giunta rivendichi un aumento delle risorse proprie ma non sono adeguate. Resta poi aperta la questione dell’esposizione finanziaria di Tper che si prevede venga condivisa con altri soggetti coinvolti: il rischio è che ancora una volta i costi vadano a gravare sui cittadini. Altro problema da risolvere è la carenza di autisti. La Regione potrebbe contribuire stanziando risorse per la formazione che incentivino la formazione. Servono anche interventi tempestivi per risolvere il problema delle aggressioni”.

Per Vincenzo Paldino (Civici) “il trasporto pubblico locale è chiamato a fare di più ma senza risorse adeguate: il fondo nazionale trasporti è sottofinanziato ed è una chiara scelta politica. Vuol dire che, come Paese, continuiamo a investire risorse sull’uso del mezzo privato piuttosto che sul trasporto pubblico. Serve un patto nazionale trasversale: il tpl è un’infrastruttura sociale e ambientale e serve a rendere le nostre città sostenibili. Urgente il superamento dei passaggi a livello. L’azienda unica può rappresentare un’alternativa rispettando le esigenze dei territori”.

Lorenzo Casadei (M5s) ha sottolineato: “L’integrazione ferro-bus e le agevolazioni rispondono a un problema anche di competitività del trasporto pubblico locale. La vera sfida politica sarà il nuovo Prit che dovrà essere uno strumento strategico per decidere come l’Emilia-Romagna vorrà muoversi nei prossimi anni. Ogni intervento che rafforza la mobilità sostenibile e il miglioramento della qualità dell’aria è positivo. Il Prit deve avere un percorso condiviso per accogliere le esigenze dei territori e adeguare il sistema dei trasporti”.

Per Alessandro Aragona (FdI) “un atto di indirizzo per avere un senso, deve indicare una direzione che si intende intraprendere. In attesa del Prit, che dovrebbe dare una visione strategica per il futuro, una via di indirizzo andava intrapresa. Nel documento non c’è nulla sull’azienda unica regionale. Sulla sicurezza del personale, gli atti che abbiamo depositato in questi mesi sono stati respinti senza offrire soluzioni alternative. La Regione ha il dovere e la responsabilità di decidere le risorse, non può continuare a deresponsabilizzarsi scaricando sul Governo”.

In conclusione, l’assessora alla Mobilità Irene Priolo ha spiegato che “l’importanza di questo atto non riguarda solo ciò che farà la Regione ma riguarda anche gli enti locali per l’affidamento dei servizi. Sulla programmazione del Prit ci misureremo per individuare gli strumenti più adeguati, a partire dall’azienda unica, così come sulle scelte strategiche che dovremo fare per i cittadini e sullo sviluppo delle nostre imprese. Quello che chiediamo, come Regioni, è un adeguamento all’Istat del fondo nazionale trasporti per assicurare un rilancio importante al nostro Paese”.

Ultimo aggiornamento: 07-07-2026, 19:09