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La Giunta si attivi, nei confronti del governo nazionale, affinché sia avviata una fase di confronto con le Regioni, le Autorità di sistema portuale, le parti sociali e datoriali, per individuare soluzioni condivise per il superamento delle criticità del settore portuale.
A chiederlo, attraverso una risoluzione, sono i consiglieri del Partito democratico Eleonora Proni (prima firmataria), Paolo Calvano e Niccolò Bosi. Nell’atto di indirizzo si chiede anche che sia profondamente rivista l’impostazione del disegno di legge in discussione alle Camere “scongiurando l’introduzione di meccanismi che determinino accentramenti di competenze e riallocazioni di risorse a favore della società Porti d’Italia S.p.A. tali da comprimere il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale e indebolire la loro capacità di programmazione, gestione e sviluppo degli scali”.
I consiglieri e le consigliere evidenziano come la legge del 1994 si basi su un modello di governance multilivello in cui lo Stato esercita funzioni di indirizzo e vigilanza, mentre le Autorità operano in stretto raccordo con Regioni ed enti locali, garantendo il radicamento territoriale del sistema. “Nel dicembre 2025 il Consiglio dei ministri ha approvato un discusso e controverso disegno di legge di riforma organica del sistema portuale, attualmente all’esame del Parlamento, volto a riordinare la legge 84/1994 - spiegano dal Pd -. Il provvedimento introduce una architettura di governance fortemente centralizzatrice, fondata sulla creazione della società pubblica “Porti d’Italia S.p.A.”, con funzioni di cabina di regia nazionale per la pianificazione e la realizzazione delle infrastrutture portuali strategiche e per il coordinamento degli investimenti. La riforma prevede il mantenimento delle Autorità di Sistema Portuale per le funzioni di gestione territoriale, concessioni e manutenzione ordinaria, affiancate tuttavia da un più invasivo coordinamento centrale per gli interventi strategici, con potenziali effetti di compressione dell’autonomia locale”.
I proponenti evidenziano come la Regione rivesta un ruolo strategico nel sistema portuale attraverso il porto di Ravenna, che, con oltre 28 milioni di tonnellate movimentate nel 2025, si configura come infrastruttura essenziale per la competitività industriale e logistica del Paese e snodo centrale dell’Adriatico, “rendendo particolarmente rilevante ogni intervento di riforma della governance portuale per gli equilibri economici, infrastrutturali e territoriali dell’Emilia‑Romagna e del Paese”.
Da qui la risoluzione per chiedere alla Giunta di farsi parte attiva, presso il Governo, affinché si eviti l’introduzione di modelli organizzativi che possano determinare distorsioni della concorrenza, sovrapposizioni amministrative e un aggravio di costi per le imprese operanti nei porti.
(Brigida Miranda)
Ultimo aggiornamento: 30-06-2026, 14:19
