Salta al contenuto

Contenuto

I dati Istat 2025 parlano chiaro: con il 47% degli abitanti (+5,8% rispetto al 2024) che praticano regolarmente sport l’Emilia-Romagna è la medaglia d’argento fra le regioni “più sportive” d’Italia, seconda solo al Trentino-Alto Adige e davanti alla Lombardia, benché quest’ultima abbia un numero di abitanti più che doppio. Per il Rapporto Sport 2025 di Sport e Salute, in Emilia-Romagna nel 2024 erano attive 8.102 società sportive (7,5% del totale in Italia) e il rapporto tra società sportive e popolazione residente era di 1,82 ogni 1.000 abitanti. In Emilia-Romagna nel 2024 erano attivi 6.332 impianti sportivi (1,35 ogni 1.000 abitanti a fronte della media italiana di 1,27).

È questa la fotografia dello sport lungo la via Emilia emersa nel corso della commissione Giovani e Sport presieduta da Maria Costi durante la quale l’assessora Roberta Frisoni ha avviato il percorso per definire il Piano regionale dello Sport 2027-2029: un’attività che si basa sul binomio prevenzione sanitaria e attenzione alle disabilità. Un obiettivo che ha trovato il sostegno dei rappresentanti delle associazioni sportive intervenuti nel corso della commissione (Uisp, Aics, Csi, Coni e Comitato Italiano Paralimpico) e dei consiglieri regionali, che hanno sottolineato l’importanza dell’attività sportiva come momento di coesione e sviluppo, soprattutto dei giovani.

I numeri

Il piano 2027-2029 non partirà da zero, ma da risultati che pongono l’Emilia-Romagna sul podio delle Regioni “più sportive d’Italia”. Così come non parte da zero l’impegno di viale Aldo Moro per far sì che l’amministrazione regionale sia motore e protagonista dello sport. I numeri, infatti, parlano da soli: tra il 2024 e il 2025 la Regione ha finanziato con 4,4 milioni di euro 363 iniziative promosse da Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche, Federazioni, Enti di Promozione Sportiva, istituzioni scolastiche ed Enti locali. In particolare, sono stati finanziati 80 eventi sportivi, 78 progetti sportivi e 31 progetti di contrasto all’abbandono sportivo nel 2024, e rispettivamente 83, 76 e 15 nel 2025. Nel 2024 sono stati erogati 25 milioni di euro per la riqualificazione di impianti sportivi (totale degli interventi realizzati: 67 milioni di euro) per interventi che saranno conclusi entro il 2028. Altri numeri significativi: 110 grandi eventi sportivi promossi dalla Regione nel 2025, di cui il 49% di livello internazionale e il 45% di livello nazionale, che hanno visto coinvolte 900mila persone.

L'apertura dei lavori

Ad aprire i lavori la presidente della commissione Maria Costi che ha sottolineato “l’importanza di questa commissione dedicata allo sport come veicolo di prevenzione sanitaria, attenzione ai giovani, educazione, scambio intergenerazionale. Affrontiamo anche il tema della sicurezza degli impianti su cui continuiamo a impegnarci come Regione e chiediamo lo stesso impegno al Governo”.

Per l’assessora allo Sport Roberta Frisoni “lo sport è una parte fondante delle comunità emiliano-romagnole. Non a caso i dati illustrati oggi ci restituiscono una regione che è ai primi posti per la partecipazione all’attività sportiva. Abbiamo la consapevolezza che lo sport nei nostri territori tocca tanti aspetti della qualità della vita: dalla salute all’educazione, all’inclusione, alla socialità per citarne i principali, rappresentando anche un volano di sviluppo socioeconomico grazie all’attrattività che la nostra regione ha rispetto agli eventi sportivi. Per questo il nuovo piano triennale che ci si appresta a definire e di cui oggi è stata presentata la road map dovrà necessariamente avere un approccio molto traversale e partecipativo per affrontare al meglio tutte le diverse prospettive”.

I rappresentanti delle associazioni sportive

Maurizio Mancini dell’Associazione Italiana Cultura Sport (AICS): “Lavoriamo sulla cultura e lo sport e contiamo 210mila soci in Emilia-Romagna sport. Bisogna continuare nella direzione tracciata a livello regionale perché anche il numero dei praticanti è aumentato a partire dal periodo post covid ed è un incentivo a realizzare nuovi progetti. Sappiamo che il 45% degli impianti sportivi sono nati negli anni ‘70/’80 quindi c’è attenzione a questa problematica. Talvolta si rischia che la qualità dell’offerta sia appannaggio di pochi e non di tutti, per questo dobbiamo puntare sempre sull’inclusione sportiva e sull’effettiva accessibilità. Sarebbe interessante mettere in relazione le realtà che si occupano di trasporti con quelle dell’accesso alle strutture”.

Raffale Candini del Centro Sportivo Italiano (CSI): “Contiamo 2mila società sportive e 270mila tesserati nello scorso anno. Lo sport rispecchia i problemi del nostro paese e il Piano triennale può aiutare a livello di progetti, eventi, impianti. Impianti che sono aumentati negli ultimi anni ma che presentano nuove emergenze e priorità: rappresentano, ad esempio, elementi ideali per l’indipendenza energetica con impianti fotovoltaici. Educare attraverso lo sport è la nostra mission, i ragazzi oggi sono sempre meno e hanno modelli negativi a livello musicale o sui social, di cui abusano e che li portano a problemi di isolamento. Uno dei pochi momenti in cui possono staccarsi dai dispositivi digitali è lo sport. Anche il rapporto con la sanità può migliorare per puntare sulla prevenzione e la burocrazia rappresenta un altro nodo da sciogliere”.

Per Enrica Balestra dell’Unione Italiana Sport Per Tutti (UISP) “le politiche pubbliche sono essenziali e vengono ancora prima delle risorse. Uno dei primi problemi è declinare la parola ‘sport’ al singolare, mentre trovare il modo di farlo al plurale aiuterebbe, perché ci sono tanti tipi di sport con specificità diverse. Il secondo problema riguarda la governance dello sport italiano. Come realtà siamo attenti allo sport al femminile e a non creare disparità tra i territori e sicuramente la questione demografica è il problema principale che insieme dobbiamo affrontare. L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare ad agevolare i processi”. 

Roberto Gianaroli del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI): “Da parte nostra c’è la completa apertura dell’ente verso le istituzioni e in particolare verso la Regione Emilia-Romagna, che ha sempre investito tanto nello sport. Abbiamo pensato che la scuola regionale non dovesse essere solo un ente formativo asettico ma qualcosa capace di generare valore e ci siamo aperti a una collaborazione anche con la Repubblica di San Marino. Puntiamo sulla formazione di servizio che diamo alle federazioni, sulla formazione generalista sul territorio e vogliamo alleggerire la burocrazia. L’abbandono sportivo è una forma di disagio che va affrontato e possiamo costruire insieme il futuro dello sport emiliano-romagnolo”.

Roberto Cristofori delegato provinciale di Bologna del Comitato Italiano Paralimpico (CIP): “Nel 2017 siamo diventati un comitato autonomo che punta sulla preparazione degli atleti per arrivare alle Olimpiadi e far sì che il maggior numero di persone facciano attività motoria. Cosa si può fare per valorizzare la cultura dello sport? Occorre contaminare i territori arrivando anche dove non ci conoscono. Le discipline paralimpiche sono 29 ma le strutture sportive si basano principalmente sulle caratteristiche degli impianti sportivi di base quindi partiamo dal sistemarli tutte. Mi soffermerei sui termini che ci riguardano e che nel tempo sono cambiati ma spesso non è cambiato lo sguardo sulle disabilità. Due parole su cui dobbiamo puntare sono normalità e inclusione”.

Il dibattito

Fabrizio Castellari (Pd): “Collaboreremo con entusiasmo alla stesura del Piano triennale dello sport anche grazie a questi significativi momenti di confronto. La nostra regione si posiziona tra le prime per la pratica sportiva e la sinergia fra le associazioni rappresenta un valore aggiunto per l’Emilia-Romagna. Facciamo attenzione al tema dell’accesso alle strutture e alla burocrazia”.

Alberto Ferrero (FdI) ha sottolineato quanto “per Fratelli d’Italia lo sport sia una priorità, come volano di inclusione sociale e punto di riferimento delle nostre vite e anche il Governo ha questa linea. Lo sport può essere collegato anche al turismo con i grandi eventi, ma è quello di base che riguarda il coinvolgimento della società a cui dobbiamo porre attenzione”.

Ludovica Carla Ferrari (Pd): “Il Piano ci porta a parlare di sport in maniera nuova. Per migliorare l’impiantistica occorrono fondi anche a livello nazionale per rendere le nostre strutture accoglienti e adeguate alle esigenze di oggi. Il problema della demografia lo stiamo affrontando in Emilia-Romagna e anche lo sport rientra nelle politiche che possono aiutare in questo senso”.

Simona Lembi (Pd): “Penso che sappiamo bene cosa significhi avere sul territorio un impianto sportivo, la relazione con un’associazione sportiva e poter contare su una rete di associazioni sportive. L’Emilia-Romagna si conferma come regione che crede nello sport non solo dal punto di vista della competizione ma soprattutto per l’aggregazione”.

Elena Carletti (Pd): “Sport sostantivo plurale. Oggi ne abbiamo conosciuto le complessità e abbiamo compreso tutto quello che stiamo facendo sui temi dell’inclusione sociale con particolare attenzione alla sfera della disabilità e dell’integrazione nella società. Il tema dell’impiantistica l’ho vissuto come amministratrice sul territorio, ma occorre chiedere sempre di più attraverso la Conferenza Stato-Regioni”.

Per Vincenzo Paldino (Civici) “queste testimonianze confermano quanto lo sport rappresenti un tema fondamentale per le nostre comunità. Non parliamo solo di attività fisica, ma di inclusione sociale, rispetto delle regole, costruzione di relazioni. Lo sport rappresenta inoltre uno degli strumenti più efficaci per accompagnare la crescita delle nuove generazioni”.

(Irene Gulminelli)

Ultimo aggiornamento: 25-06-2026, 13:55