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Chiarire quale sia lo stato di attuazione e di aggiornamento dei piani di zona per la salute e il benessere sociale 2018-2020 dei distretti di San Lazzaro di Savena, di Pianura Ovest (Unione Terre d’Acqua) e di quello “Città di Bologna”, attivandosi per risolvere le criticità del sistema integrato dei servizi.

A chiederlo, con tre distinte interrogazioni alla giunta, sono i consiglieri di Forza Italia Pietro Vignali (primo firmatario) e Valentina Castaldini.

I piani di zona, rilevano i consiglieri, rappresentano ancora lo strumento fondamentale di programmazione per il sistema integrato di interventi e servizi sociali e sanitari del territorio. Per ogni distretto, i consiglieri evidenziano diverse problematiche.

Nel distretto di San Lazzaro sono ricompresi i Comuni di San Lazzaro, Loiano, Monghidoro, Monterenzio, Ozzano dell’Emilia e Pianoro. Il relativo piano di zona “poneva al centro del modello assistenziale le Case della Salute, oggi Case della Comunità, in particolare quelle di San Lazzaro e Loiano, quali perni per garantire equità di accesso ai servizi in un territorio caratterizzato da una complessa orografia - spiegano da Forza Italia -. Nonostante la scadenza del piano al 2020, il percorso di integrazione dei servizi non risulta aggiornato: la Casa della Comunità di San Lazzaro presenta storicamente limiti strutturali e di spazio che rischiano di pregiudicare lo sviluppo delle attività sanitarie e sociali integrate. Serve un aggiornamento con urgenza delle politiche di welfare per evitare disparità tra Comuni di montagna e di pianura e per scongiurare il rischio di marginalizzazione delle popolazioni residenti nelle aree più distanti dai centri erogatori”. Situazioni di cui si chiede conto all’esecutivo regionale, in relazione alla gestione associata dei servizi e agli investimenti programmati.

Il distretto Pianura Ovest comprende, invece, i Comuni di Anzola dell'Emilia, Calderara di Reno, Crevalcore, San Giovanni in Persiceto, Sant'Agata Bolognese e Sala Bolognese. In questo caso, il piano di zona prevedeva una forte spinta verso l’integrazione socio-sanitaria per la gestione della cronicità e il potenziamento delle Case della salute, poi diventate Case della comunità. Alla giunta si chiede di sapere a che punto sia il percorso di gestione associata dei servizi e se l’Asp Seneca abbia assunto il ruolo di gestore unico o coordinato per tutti i comuni dell'Unione Terre d’Acqua e quale sia l’attuale copertura dei servizi di prossimità nelle Case della comunità e se gli obiettivi prefissati siano stati raggiunti.

Per il distretto Città di Bologna, Vignali e Castaldini evidenziano come il piano di zona prevedesse l’utilizzo strategico delle “mappe della fragilità” per identificare con precisione le aree territoriali a maggior rischio di esclusione sociale e vulnerabilità sanitaria. “L’analisi epidemiologica contenuta nel Piano evidenzia marcate diseguaglianze di salute tra i diversi quartieri della città – spiegano i consiglieri -, con una correlazione diretta tra condizioni socio-economiche e indicatori di mortalità e morbilità. Tra le priorità dichiarate figurano il potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare e il supporto concreto alla figura del caregiver familiare”. Su tali questioni si chiede conto dei risultati raggiunti per ridurre le disuguaglianze tra i vari quartieri e quante e quali Case della comunità siano pienamente operative e se i servizi sociali territoriali risultino effettivamente integrati al loro interno.

(Brigida Miranda)

Ultimo aggiornamento: 02-09-2026, 17:12