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L’ordine pubblico è di competenza del Governo, in particolare del ministro dell’Interno. Questa, in sintesi, la motivazione con cui Pd, Avs, Civici e M5s hanno respinto la richiesta di FdI di istituire una commissione d'inchiesta regionale per verificare e monitorare i centri culturali islamici, accusati di operare come moschee irregolari, e affrontare il tema della radicalizzazione in Emilia-Romagna. Contro la proposta di istituire una commissione di inchiesta hanno votato Pd, Avs, Civici e M5s, mentre hanno votato a favore i consiglieri di FdI e Lega. Assenti al momento del voto i rappresentanti di Forza Italia. 

Il voto è arrivato dopo un lungo dibattito durante il quale Pd, Avs, Civici e M5s hanno sottolineato come i compiti previsti dalla proposta di FdI siano di stretta competenza del Governo e del ministero degli Interni e che, quindi, la proposta suoni come una sfiducia verso il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Per il centrosinistra la richiesta di FdI non sarebbe altro che una battaglia tutta interna alla destra, con FdI e Lega intenti a rincorrere Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, movimento rispetto al quale queste forze politiche avrebbero paura di perdere voti.  

Una presa di posizione ritenuta inaccettabile da FdI che, nel corso del dibattito, ha affermato come il diniego venuto dai banchi del centrosinistra dimostri come non ci sia alcun controllo del territorio da parte della Regione: per FdI chi sostiene la proposta di commissione di inchiesta sostiene principi di trasparenza e legalità nonché di emancipazione delle donne, mentre chi ha votato contro vorrebbe mantenere una situazione di opacità. 

Il dibattito 

A presentare la proposta di legge di legge è stato Ferdinando Pulitanò (FdI) per il quale “le radicalizzazioni islamiche in Emilia-Romagna sono un’emergenza: non c’entrano solo gli ultimi, tragici fatti di Modena, ma c’è una lunga serie di episodi che ci ha spinto a chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta per fare luce sui luoghi di culto abusivi, moschee non autorizzate e luoghi di aggregazione potenzialmente pericolosi per contrastare eventuali derive verso la jihad. Non bastano più comunicati stampa di solidarietà e manifestazioni dopo gli attentanti: serve una presa di coscienza. Serve un’assunzione di responsabilità da parte della Regione che dovrebbe svolgere i controlli sugli immobili in questione. Bisogna scegliere da che parte stare: chi voterà a favore sceglierà la trasparenza, la legalità e la difesa dei nostri valori democratici, chi voterà contro, dicendo che è tutto compito del Governo, sceglierà di mantenere una situazione di opacità. Noi parliamo di ordine pubblico e di rispetto delle regole, lo diciamo subito: non c’è né razzismo né discriminazione, ma solo richiesta di tutelare la sicurezza dei cittadini. Questa proposta è anche un impegno per la laicità dello Stato e il contrasto alla discriminazione delle donne”. 

“Come Lega sosteniamo la proposta di FdI perché negli ultimi mesi in regione ci sono stati fenomeni di radicalizzazione, come a Reggio Emilia con un recente arresto. Servono – rimarca Tommaso Fiazza (Lega) – strumenti di controllo adeguati, anche sui luoghi di culto non dichiarati. Le regole devono essere rispettate e la sicurezza dei cittadini non dovrebbe essere terreno di scontro ideologico”. 

Anche per Priamo Bocchi (FdI) “l’islamizzazione, anche rispetto quanto accaduto a Modena e a Reggio, è sempre più marcata anche nelle nostre città. In Emilia-Romagna c’è una realtà che ci deve preoccupare, in quanto la nostra regione è la seconda in Italia per numero di cittadini stranieri, con la minaccia di fenomeni di radicalizzazione, a partire dalle moschee. C’è poi l’aspetto di finanziamenti ambigui diretti a questi centri di culto. Pertanto, serve una commissione d’inchiesta per il rispetto della legalità”. 

Per Alberto Ferrero (FdI) “sono in aumento in tutto il mondo gli atti terroristici di matrice islamica, a partire dall’Europa. Anche in Italia c’è preoccupazione. È indicativo quello che è accaduto a Modena, ma anche a Ravenna abbiamo registrato le partenze di islamisti (almeno nove) che si sono uniti alla jihad in territori di guerra. La Regione Emilia-Romagna deve fare la sua parte, poiché c’è un pericolo che deve essere contrastato”. 

Sulla stessa linea Alessandro Aragona (FdI) per cui “la sinistra, su queste tematiche, è in imbarazzo. I sindaci autorizzano l’apertura di luoghi in cui le donne vengono isolate, forse per ottenere qualche voto. Da sinistra non si è capito nulla dei mutamenti sociali, economici e culturali del paese. Il conto sta arrivando. Per quanto ci riguarda, invece, continueremo a difendere il nostro modello di civiltà”. 

“La gestione dell’ordine pubblico e del contrasto del terrorismo è compito del Governo e del ministro dell’Interno: FdI e Lega siedono nella cabina di regia di quel ministero. La verità è che, ascoltando il repertorio dei colleghi della Lega e di FdI, su questo dibattito si allunga l’ombra del generale Vannacci: la destra al Governo nazionale lo sta rincorrendo e il dibattito di oggi lo conferma. C’è una battaglia tutta interna alla destra: fate queste proposte perché avete paura di Vannacci. La destra è al Governo da quattro anni e chiede alla Regione di istituire una commissione di inchiesta su un tema che è di competenza del Governo”, sottolinea Elena Carletti (Pd) che, forte della sua esperienza decennale di sindaca, sottolinea come “il rapporto con le comunità religiose si basa sul dialogo e non sulla propaganda: come sindaco ho guidato una comunità di 13mila abitanti con numerosi gruppi religiosi, ho sempre lavorato per accrescere il dialogo con queste comunità, anche per favorire la coesione sociale, questo dovrebbe essere l’obiettivo anche del governo nazionale. Quando si è parlato di questi temi avevo come interlocutori le Prefetture, ovvero i rappresentanti del Governo sul territorio, e non certo la Regione. Nel 2015 il Governo istituì un “consiglio per l’Islam”, ma il Governo Meloni l’ha affossata. Il dialogo con le religioni è un fatto di responsabilità e non uno slogan”. 

Netta la posizione di Paolo Trande (AVS): "Il consigliere Pulitanò ci ha provato: ha tentato di ammantare questa proposta con altre motivazioni, di tipo urbanistico e più generali, sulle quali potrebbe esserci anche una competenza da parte della Regione. Poi, però, una serie di interventi dell’opposizione hanno svelato il vero intento di questa proposta: un intento islamofobo, animato da sentimenti di sentore razzista. Non ci sono altre definizioni. Si tratta di una proposta infarcita di accuse, costruite in particolare sui fatti di Modena. Un tribunale speciale interno a Fratelli d'Italia ha già accertato che quanto accaduto a Modena abbia una radice di tipo islamista. Noi facciamo affidamento sulla Procura e sul Ministero dell'Interno. Il ministro Piantedosi ha escluso la matrice terroristica; la DDA e la Digos confermano che, al momento, non ci sono elementi per inquadrare i fatti di Modena all'interno di una matrice terroristica. Questa corsa interna alla destra, a chi è più islamofobo, produrrà disastri”.  

Fausto Gianella (FdI) ha rimarcato: "Fuori da questo palazzo c'è una reale preoccupazione: la gente è davvero preoccupata, c'è paura. Questa proposta dimostra che noi ci siamo, dimostra che la politica è presente ed è vicina a quelle persone che hanno paura. A Cento, una piccola cittadina in provincia di Ferrara, qualche settimana fa è stato creato un centro islamico. All'inaugurazione è venuto persino il presidente del consiglio nazionale dei centri islamici europei. Eppure, il sindaco non è stato nemmeno invitato. Il centro è stato aperto nonostante le misure di sicurezza fossero un po' ‘campate in aria’, con persone ammassate e senza avvisare il primo cittadino. Permettete, quindi, che possa esserci un problema e che una commissione di inchiesta debba andare a individuare proprio queste situazioni? Dobbiamo dimostrare ai cittadini che vogliamo dare risposte. Ma, a quanto pare, voi queste risposte non le volete dare”.  

Simona Lembi (Pd) ha evidenziato: “Bene che sia stato affermato che l'Emilia-Romagna è terra di diritti e di emancipazione ed è proprio per questo che non voteremo questa proposta, che riteniamo del tutto irricevibile. L'ordine pubblico è una competenza esclusiva del governo. Sarò telegrafica: con questa proposta i consiglieri di FdI dimostrano di non fidarsi nemmeno del proprio Ministro dell'Interno, tanto da chiedere alla Regione di affiancare il Viminale nei compiti di sicurezza. Noi non ci faremo trascinare in questa discussione, che è chiaramente una resa dei conti interna alla destra. Una destra che sceglie di farsi trascinare da Vannacci in una propaganda antiimmigrati sempre più aggressiva. C'è un evidente tentativo di spostare sugli individui, sull'etnia e sulla religione questioni che, sia a Modena sia a Reggio Emilia, hanno a che fare unicamente con la salute mentale. Non voteremo questa proposta perché la questione è prettamente politica: è il tentativo di appaltare alla Regione ciò che dovrebbe rimanere una questione nazionale”.  

Per Annalisa Arletti (FdI) "esistono due modi diametralmente diversi di fare politica. Da un lato c'è chi sceglie di affrontare problemi e situazioni che, politicamente, sono comunque scomodi per tutti e non solo per la sinistra, come invece qualcuno vorrebbe farci credere. Dall'altro, c'è una sinistra che non ritiene questa misura uno strumento utile, semplicemente perché i problemi non li vuole vedere; una sinistra che racconta sui territori che in questa regione va tutto bene. È chiaro che un tema scomodo, come la radicalizzazione islamica, non viene affrontato e viene liquidato e tacciato come un mero tema politico della destra. Poi però c'è la gente comune che si lamenta dei problemi di sicurezza, certificando il fallimento del modello di integrazione applicato in questa regione dalla sinistra. È questo ciò che viviamo nelle nostre città: i cittadini vivono la paura, l'insicurezza e un vero e proprio razzismo al contrario. Chi paga le tasse e ha fatto crescere la nostra società viene penalizzato, trovandosi a vivere nella violenza e nel degrado. Magari l'autore di quell'episodio non era radicalizzato, ma è certificato che avesse scritto 'bastardi cristiani' a chi non gli aveva trovato un lavoro. Su questo non vi interrogate? Non vi fanno paura queste situazioni? Bisognerebbe collaborare in nome di quel patto repubblicano che tanto sbandierate”.  

Luca Pestelli (FdI) ha ribadito: "Fratelli d'Italia risponde sempre del proprio operato ai cittadini e a nessun altro. Vorrei segnalare che, all'ordine del giorno della seduta odierna, c'è una risoluzione firmata da Marta Evangelisti, nostro capogruppo, che impegna la Giunta a un monitoraggio sistematico sui luoghi di culto, depositata il 7 gennaio scorso, quindi ben precedente ai fatti recenti. Fratelli d'Italia non ha mai avuto bisogno della spinta di nessun altro, se non di quella dei cittadini. La nostra è una politica che chiede sicurezza, legalità e gestione del territorio. Qui non si parla di libertà religiosa, che è ampiamente garantita dalla Costituzione, ma del rispetto di norme urbanistiche, sanitarie, di sicurezza. Il rispetto della destinazione d'uso di un immobile è una questione di incolumità pubblica, e su questo chiediamo alla Regione di intervenire. Si parla di garantire uniformità sul territorio nella valutazione di determinate situazioni; come istituzioni, siamo tenuti a sostenere e monitorare la legalità. A Forlì, ad esempio, è pervenuta una richiesta di ampliamento per una moschea: l'amministrazione ha ribadito l'indisponibilità a concedere deroghe per motivi di sicurezza e per via della questione idrogeologica, dato che la moschea si trova a ridosso di un fiume. Ci sono tante tematiche di questo tipo su cui la commissione d'inchiesta potrebbe e dovrebbe lavorare”.  

Per Giancarlo Tagliaferri (FdI) “la commissione che noi proponiamo serve per avere risposte a domande, non si fanno le commissioni di inchiesta quando si ha il quadro della situazione chiaro, ma quando si cercano le informazioni di cui abbiamo bisogno. Faccio l’esempio del caso di un immobile di Piacenza su cui abbiamo chiesto spiegazioni, ma la Regione ci ha detto che le competenze sul tema urbanistico è dei Comuni, ma allo stesso tempo la Regione ha risposto a un mio atto ispettivo dicendo che non ha un quadro aggiornato dei luoghi di culto non riconosciuti. Dicendo no alla nostra proposta di commissione di inchiesta, quindi, la Regione rinuncia a conoscere quello che accade sul nostro territorio”. 

“Abbiamo proposto una commissione di inchiesta per fare chiarezza, ma constatiamo che, come in altri casi come il Covid, l’alluvione, la sanità, che questa Regione non vuole fare chiarezza”, spiega Marta Evangelisti (FdI) che ricorda come “quando chiediamo chiarezza su un problema, la Regione ci dice sempre che va tutto bene, salvo poi nei fatti cambiare idea. Nel caso di questa commissione di inchiesta la nostra proposta nasce dalla volontà di intervenire su un problema per tempo. Non mettiamo in dubbio la libertà religiosa, ci mancherebbe altro, quello che noi chiediamo è che tutti rispettino le leggi”. 

“Siamo contro a questa proposta perché i problemi si affrontano diversamente: penso che sia quello che ha detto la consigliera Carletti, vale a dire un tentativo di cercare di tenere insieme le diverse comunità, le diverse religioni”, sottolinea Giovanni Gordini (Civici)

“Di fronte a problemi complessi non ci possono essere risposte come quelle che arrivano dal Governo e da FdI. In questi ultimi quattro anni dal Governo non sono arrivate risposte ai problemi dei cittadini e questa proposta di FdI si inserisce in questa linea. Dopo quattro anni di governo Meloni, Salvini e Piantedosi il Paese si sente più insicuro. Dunque, serve un cambio di passo sulla sicurezza e sull' immigrazione. Non sono parole di Paolo Calvano, non sono parole del Partito democratico, non sono parole di Avs, non sono parole del Movimento 5 Stelle, sono parole dell'uomo più di destra d' Italia: il generale Roberto Vannacci”, spiega Paolo Calvano (Pd) che ricorda come “la collega Carletti ha ben spiegato i motivi per cui voteremo contro la proposta di FdI”.

Lorenzo Casadei (Pd) ha ribadito che “la sicurezza delle nostre città è competenza del ministero dell’Interno. In quattro anni il Governo non ha dato alcuna risposta sulla sicurezza”. 

Simona Larghetti (Avs) ha aggiunto: “Queste richieste esprimono scarso senso delle istituzioni e della democrazia”. 

(Brigida Miranda, Lucia Paci, Cristian Casali e Luca Molinari) 

Ultimo aggiornamento: 07-07-2026, 20:31