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Lo squilibrio generazionale sarà una delle sfide maggiori da affrontare, nei prossimi anni, sul fronte dell’occupazione. È uno dei temi che emerge dal Piano di attività dell'Agenzia Regionale per il Lavoro per l'anno 2026 illustrato oggi nel corso della Commissione Giovani e Lavoro, presieduta da Maria Costi, sul quale la stessa commissione ha espresso parere favorevole.

Proprio nel Piano si evidenzia (dati al 1° gennaio 2025) come l’indice di vecchiaia indichi la presenza di 212 anziani, di 65 anni o più, ogni 100 giovani con meno di 15 anni: in altre parole, l’incidenza degli anziani sulla popolazione complessiva (24,9%) è doppia rispetto a quella dei giovani 0-14 anni (11,8%). Una situazione che riduce i lavoratori giovani in entrata rispetto a quelli maturi in uscita, con la fascia 40-49 anni in forte contrazione.

I cittadini stranieri rappresentano il 12,9% dei residenti totali: la loro popolazione è molto più giovane (età media di 37,1 anni contro i 47,1 degli italiani) e la quota di stranieri sotto i 50 anni è pari al 74,3%, diventando una risorsa fondamentale per il ricambio della forza lavoro. Permane il “gender gap”: il tasso di occupazione maschile (84,3%) supera ancora nettamente quello femminile (69,6%), evidenziando un divario di genere di 14,7 punti percentuali su cui le politiche attive devono intervenire.

Da queste premesse prendono le mosse le azioni della Giunta che si svilupperanno su più fronti. Fra le linee di intervento, figura il potenziamento dei Centri per l’impiego. Per il 2026 si prevede la ristrutturazione delle sedi territoriali, con spazi più accoglienti e accessibili. Continua il forte presidio sugli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza attraverso il programma Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori (GOL). L'Emilia-Romagna ha già ampiamente superato l'obiettivo di prese in carico (oltre 230mila persone contro le 173mila previste dall’obiettivo PNRR) e punta a completare gli step del Piano entro il 30 giugno 2026. L’approccio scelto è quello dell’ “Agenzia di comunità”: l’agenzia per il lavoro promuove una risposta integrata, non solo accompagnando la persona nel percorso di inserimento lavorativo, ma anche attivando relazioni stabili con il territorio, attraverso il raccordo tra dimensione sociale, economica e lavorativa.

A intervenire è stato l’assessore al Lavoro, Giovanni Paglia. "Avere l'opportunità di discutere congiuntamente l'andamento del 2025 e le linee del Piano 2026 rappresenta un momento importante, utile anche all'Agenzia regionale per il lavoro per illustrare la complessità delle sue attività - ha affermato -.  Queste due annualità sono strettamente intrecciate da una chiara continuità operativa e da precisi indirizzi strategici. Assistiamo a un rafforzamento importante dell'ente, che si traduce in un maggiore radicamento territoriale, in pratiche di rinnovamento e in una solida collaborazione tra pubblico e privato”.

Parere favorevole della Commissione anche alla Relazione annuale 2025 dell’attività dell'Agenzia regionale per il lavoro. La presenza pubblica sul territorio si è stabilizzata su una rete di 38 Centri per l'Impiego, 7 sedi decentrate e 9 Uffici per il Collocamento mirato. L'organico ha raggiunto la quota prevista di 791 unità complessive grazie al completamento del piano di assunzioni dell'anno. Nel corso del 2025, i Centri per l'Impiego hanno gestito contatti con 150.490 persone: uno sforzo operativo che si riflette nella firma di 194.474 Patti di servizio tra sottoscrizioni e aggiornamenti, un incremento netto rispetto ai 125mila dell'anno precedente. Nel 2025, inoltre, sono state 8.190 le persone con disabilità iscritte al collocamento mirato per le quali sono stati attivati complessivamente 7.302 programmi finanziati con il Fondo regionale per l'occupazione delle persone con disabilità. Si sono registrati 4.588 avviamenti al lavoro e 2.360 tirocini che hanno coinvolto persone con disabilità. Sempre nel 2025, l'Agenzia ha avviato anche un percorso strutturato di collaborazione con il sistema universitario regionale, sottoscrivendo un protocollo con cinque atenei dell'Emilia-Romagna per proporre agli studenti con disabilità interventi utili alla costruzione del proprio progetto professionale.

Il dibattito

La presidente Maria Costi, in apertura di dibattito, ha esordito: "In occasione della IV Conferenza sul lavoro per l'inclusione lavorativa delle persone con disabilità, esprimo i miei più vivi complimenti per l'eccellente attività svolta. Confermiamo fin da ora il nostro massimo impegno a sostenere con determinazione percorsi e strumenti capaci di fare la differenza. Questa importante sede di confronto ha fatto emergere dati che richiedono una riflessione attenta e un confronto approfondito, in particolare sul ruolo delle convenzioni con le cooperative sociali e sull'aumento del numero di studenti con disabilità all'interno dei percorsi formativi. Ci troviamo ad affrontare un passaggio fondamentale: l'approvazione di questo atto, oggi, ci permetterà di portare avanti politiche attive incisive, mirate a incrementare un'occupazione che sia prima di tutto di qualità, in perfetta coerenza con gli obiettivi dell'ambizioso Piano 2026”.

Per Alberto Ferrero (FdI) "è necessario fare chiarezza sui dati occupazionali reali legati alle persone prese in carico”. “Fino a oggi si è parlato esclusivamente del numero di aderenti - ha affermato -, ma l’adesione non può essere l’unico criterio di valutazione. Lavorare per pochi giorni, infatti, non equivale a ottenere un contratto a tempo determinato o indeterminato. Chiediamo quindi quante persone abbiano effettivamente trovato un'occupazione e in quale percentuale rispetto al totale dei presi in carico. È fondamentale specificare la tipologia di impiego e analizzare con precisione le tempistiche tra il primo contatto con l'agenzia per il lavoro fino all'effettivo inserimento lavorativo. Solo attraverso questi dati completi potremo avere una reale contezza dell'efficacia dell'attività svolta”.

Eleonora Proni (Pd) ha evidenziato: "L'efficace definizione di 'agenzia di comunità' non descrive soltanto ciò che stiamo facendo, ma definisce il modo in cui intendiamo farlo. Questo percorso si alimenta del contributo dal basso del territorio e delle relazioni che siamo in grado di costruire al suo interno. L'obiettivo principale è armonizzare le progettualità dei singoli uffici, mettendo a frutto le buone prassi e le professionalità già esistenti, per restituire alle nostre comunità una capacità di risposta che sia il più possibile omogenea. Il patto sociale dei territori deve saper tenere insieme tutti questi aspetti, adattandosi a condizioni che cambiano a seconda delle specificità locali. In questo contesto, diventa fondamentale affrontare un tema cruciale: come collegare questo lavoro con il complessivo riordino territoriale che coinvolge Comuni, Unioni e Province. Infine, un'ulteriore riflessione va dedicata alla collaborazione pubblico-privato: un'esperienza virtuosa che ha dimostrato la sua efficacia e che dobbiamo continuare a confermare e sostenere”.

Nicola Marcello (FdI) ha chiesto chiarimenti sul fronte delle politiche per la disabilità e in merito al monitoraggio delle chiamate all'interno delle varie liste di collocamento. Altro tema evidenziato riguarda quello dei lavoratori frontalieri, che conta un bacino di 8-10mila persone. “Si tratta di una realtà che sconta ancora troppe criticità di natura fiscale e che necessita di una decisa messa a punto delle tutele previdenziali - va avanti Marcello -. Anche sul fronte delle malattie professionali si registra un sistema a 'due pesi e due misure'. L'uniformità di trattamento tra il lavoratore sammarinese e il frontaliero italiano deve diventare una priorità dell'azione politica".

Per Elena Ugolini (Rete civica) "le verifiche di impatto sono fondamentali per comprendere come migliorare il sistema delle politiche attive. Analizzando il rapporto tra Centri per l'Impiego (CPI) e soggetti accreditati, la relazione evidenzia che, nel 2025, ben 65.289 persone si sono rivolte ai privati accreditati, a fronte delle 16.661 che hanno scelto i Cpi. Questo significa che quattro persone su cinque scelgono liberamente di farsi seguire dalle strutture private. Davanti a questa netta maggioranza, è doveroso fare un'operazione di trasparenza sulle risorse pubbliche e occorre comprendere le ragioni di questa scelta e verificare come viene distribuita la spesa per ottimizzare i fondi pubblici. Infine, serve un cambio di passo nella conoscenza del target. Dietro le categorie generiche di 'inattivi' o 'Neet' si nascondono realtà profondamente diverse tra loro: ci sono uomini adulti che non lavorano e non cercano occupazione, ma anche i caregiver o chi ha una capacità lavorativa compromessa. La domanda che poniamo è chiara: l'Agenzia dispone oggi di una conoscenza sufficientemente precisa, indispensabile per far partire azioni davvero mirate ed efficaci?"

Luca Quintavalla (Pd) ha rimarcato: “L'Agenzia non rappresenta più soltanto l'ente incaricato di gestire i centri per l'impiego, ma si consolida come un attore protagonista attraverso il quale la Regione costruisce attivamente le proprie politiche di sviluppo, inclusione e competitività. Questi ambiti sono sempre più integrati con le politiche del lavoro e con il tessuto imprenditoriale, che oggi richiede soprattutto competenze e lavoratori qualificati, capaci di accompagnare le profonde trasformazioni del mercato. In questo scenario, diventa fondamentale dotarsi di indicatori capaci di misurare non solo l'efficienza amministrativa, ma anche l'efficacia reale degli interventi: dobbiamo sapere quante persone abbiano effettivamente trovato un'occupazione e quale sia il loro grado di soddisfazione. Siamo immersi in una sfida sempre più impegnativa, dettata dalle trasformazioni tecnologiche e dall'intelligenza artificiale, oltre che dai cambiamenti demografici e sociali. La strada intrapresa è quella giusta: un'integrazione sempre più profonda con le politiche economiche e industriali è la chiave fondamentale per il nostro futuro”.

Simona Lembi (Pd) ha sottolineato: "Non viviamo in un tempo qualsiasi, né all'interno di un'isola felice: le politiche occupazionali dell'Emilia-Romagna devono misurarsi con un contesto nazionale complesso. L'Italia sta attraversando una vera e propria emergenza occupazionale e contrattuale, caratterizzata dalla crescita del lavoro povero, dall'innalzamento dell'età media della forza lavoro e da una progressiva riduzione delle tutele. Di fronte alle insufficienze delle risposte politiche nazionali, le fatiche del mercato del lavoro si fanno sentire anche nella nostra regione, che pure viaggia a una velocità superiore rispetto ad altre realtà. A dimostrarlo ci sono i ben 60 tavoli di crisi attivi sul nostro territorio. In questo scenario, l'Emilia-Romagna risponde con basi solide: penso all'integrazione dei servizi, alla digitalizzazione, al lavoro strutturato sul potenziamento del collocamento mirato e alle attività di contrasto alla disoccupazione giovanile. Rimane invece aperta la questione del gender gap e della minore occupazione femminile. Esprimo grande apprezzamento per il lavoro svolto a supporto delle imprese e per il forte dialogo promosso tra settore pubblico e privato, che rappresenta la vera cifra stilistica della nostra azione regionale”.

Simona Larghetti (Avs) ha evidenziato il dato importante legato ai tirocini che, per il 60%, si traducono in un inserimento lavorativo entro i 12 mesi successivi. “Questo risultato conferma come lo strumento possa rappresentare un'importante opportunità di accesso al mercato e di stabilizzazione occupazionale. Tuttavia, accanto alle opportunità occorre monitorare anche le potenziali criticità, affinché il tirocinio non diventi una modalità per abbassare il costo del lavoro. Su questo specifico aspetto, chiediamo alla Regione di continuare a monitorare e dare elementi di rassicurazione”.

(Brigida Miranda)

Ultimo aggiornamento: 02-07-2026, 12:56