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Tutelare il settore ceramico alla luce delle nuove norme europee sugli standard sulle emissioni.
La richiesta arriva, con un’interpellanza alla giunta, da Fabrizio Castellari (Pd).
“Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione – si legge nel testo dell’atto – costituisce il principale strumento per la riduzione delle emissioni climalteranti nei settori industriali ad alta intensità energetica: fissa il tetto massimo complessivo alle emissioni consentite alle imprese, che possono acquistare o vendere sul mercato le quote pari alle proprie emissioni effettive”.
“A maggio – spiega il consigliere - la Commissione europea ha presentato la proposta di aggiornamento dei benchmark sulle emissioni (per il periodo 2026‑2030): nella proposta i nuovi standard risultano complessivamente più stringenti, determinando, in molti casi, una riduzione della quantità di quote gratuite assegnate”. Castellari entra nello specifico e ricorda come “le rappresentanze datoriali e sindacali dei settori industriali ad alta intensità energetica, e in particolare del settore ceramico, hanno recentemente ribadito che l’applicazione dei nuovi benchmark determinerebbe un incremento dei costi pari a circa 70 a 120 milioni di euro annui, senza corrispondenti benefici in termini di riduzione delle emissioni: “Valutazioni che non tengono minimamente conto dalla realtà industriale e dalle effettive possibilità tecnologiche disponibili in settori hard-to-abate come la ceramica, dove la produzione è fortemente dipendente da processi termici alimentati a gas, questo perché non esistono ancora alternative tecniche sufficientemente perfezionate”.
Per Castellari “c’è il rischio di un esito paradossale caratterizzato dall’indebolimento della manifattura europea, dalla perdita di occupazione qualificata e da un aumento complessivo delle emissioni a livello globale a causa della delocalizzazione produttiva”.
(Cristian Casali)
Ultimo aggiornamento: 21-07-2026, 15:15
