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Visto da destra evita strumentalizzazioni della richiesta del diritto d’asilo. Visto da sinistra lede i diritti delle persone più fragili, in particolar modo per quanto riguarda la salute. Posizione, quest’ultima, condivisa da giuristi, associazioni e sindacati, tanto che la Regione Emilia-Romagna ha avviato un’interlocuzione con il ministero dell’Interno sul tema dello screening sanitario per chi arriva. Nell’attuazione delle nuove procedure la Regione ha anticipato che metterà a disposizione il proprio sistema sanitario regionale.

Si chiama “Patto sulla migrazione e l’asilo” ed è la norma dell’Unione europea entrata in vigore nel giugno 2026 che istituisce un sistema unico e vincolante per la gestione delle frontiere e per le procedure di asilo, ridistribuendo, poi, le responsabilità tra i paesi membri. Una novità che è stata al centro dei lavori delle commissioni Sanità e Parità presiedute rispettivamente da Gian Carlo Muzzarelli ed Elena Carletti.

Il patto prevede procedure accelerate in frontiera: sono infatti previsti esami rapidi delle domande di asilo direttamente alle frontiere esterne dell’Ue. Viene superato, poi, il vecchio sistema di Dublino: la responsabilità sugli ingressi verrà ripartita su tutti i paesi Ue. Si prevedono forme di solidarietà, tramite il ricollocamento dei migranti o attraverso contributi finanziari e supporto logistico.

La commissione ha ascoltato docenti ed esperti di diritto e, dopo gli interventi dei consiglieri, esponenti di associazioni e sindacati (Cgil) molto critici con le decisioni dell’Ue.

Gli esperti

Andrea Nasciuti, responsabile Sviluppo e consulenza sulla legalità nei servizi per la cooperativa Dimora di Abramo, spiega che “con questo provvedimento è sì previsto uno screening sanitario per chi arriva, ma con la limitazione della libertà personale, anche per i minori, visto che la persona viene trattenuta”.

Ilaria Guberti di Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) spiega che “Ravenna, Bologna e Ferrara sono considerate zone di frontiera, con centri specifici. Le nuove procedure comportano spostamenti di chi arriva sui luoghi di frontiera: per questo motivo è necessario vigilare sui diritti collegati alla salute, servono strutture sanitarie idonee”.

Leonardo Mammana, membro del Simm (Società italiana di medicina delle migrazioni) e componente del Gris (Gruppo immigrazione e salute), rileva che “la salute di chi arriva nel nostro Paese è spesso compromessa, è complicato tutelare queste persone, l’impressione è che stiamo tornando indietro sulla difesa dei diritti, servono, invece, competenze specifiche”.

Andrea Caruso, Protezioni internazionali Asp di Bologna, evidenzia che “con le nuove procedure non si parla più di permesso di soggiorno. La situazione peggiora ulteriormente, ci sarà un aumento dell’immigrazione irregolare, con diritti che verranno meno anche sotto l’aspetto della salute. Auspico che alla Regione Emilia-Romagna venga affidato un ruolo di coordinamento sull’applicazione dei nuovi criteri”.

I consiglieri

Per Giovanni Gordini (Civici con de Pascale) “è chiaro che con le nuove procedure ci sarà una compressione dei diritti, sul tema della salute il problema è ancora più evidente, nella nostra regione diventa particolarmente rilevante l’attività nel porto di Ravenna. Centrale diventa il ruolo del sistema sanitario pubblico”.

Per Alice Parma (Pd) “è difficile comprendere se, sul tema dell’immigrazione, l’Europa stia intervenendo in modo appropriato, serve organizzazione, serve umanità tra le persone, diventa importante il ruolo del sistema sanitario pubblico. Il servizio sanitario deve essere presente in ogni luogo della regione”.

“Per noi i contenuti di questo patto – rimarca Tommaso Fiazza (Lega) – sono positivi, deve essere regolarizzato solo chi ne ha il diritto”.

Per Simona Larghetti (Avs) “con queste procedure le valutazioni, così veloci, non sono appropriate, stiamo gettando la maschera, non ci interessa che una persona venga realmente integrata, ci interessa che se ne vadano”.

Per Maria Costi (Pd) “l’applicazione del patto è chiara, servono maggiori tutele per chi arriva, serve difendere il diritto alla salute, come afferma la stessa Carta costituzionale”.

Per Luca Pestelli (FdI) “il diritto d’asilo non deve essere utilizzato in modo improprio, bisogna valutare le situazione in un modo più aderente alla realtà che vivono le nostre città”.

(Cristian Casali)

Ultimo aggiornamento: 16-07-2026, 17:04