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“I progetti volti a sostenere la parità promossi dagli enti pubblici dovrebbero puntare ad affermare un modello per il quale le donne mantengono autonomia economica, opportunità e pari condizioni di crescita. In un territorio oggetto di forte islamizzazione com’è la bassa reggiana non è sufficiente organizzare attività come ‘Tè con le amiche’ per raggiungere obiettivi di integrazione che consentano di scongiurare il ripetersi di tragedie come quella di Saman Abbas”. Ad affermarlo è Tommaso Fiazza (Lega) che interroga la Regione per sapere a quanto ammonti lo stanziamento economico complessivo che la Regione Emilia-Romagna destina annualmente per il contrasto alla violenza maschile e quale sia il costo specifico sostenuto dal contribuente per “Her - un progetto di donne per le donne”.
“Bisogna chiedersi - ha sottolineato il consigliere - se incontri di questo tipo siano funzionali all’integrazione delle donne straniere o se piuttosto non consegni a queste ultime il messaggio che le istituzioni italiane avallino la condizione di subalternità nella quale sono costrette a vivere in Italia, così come prima avveniva nei paesi di origine".
“Il progetto ‘Her - un progetto di donne per le donne’, presentato dall’Unione Bassa Reggiana e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna - ha aggiunto Fiazza - sembra esaltare stereotipi di genere che tendono a relegare la figura femminile all’interno della dimensione domestica, assistenziale o ricreativa. Tutto ciò è in contrasto con le moderne politiche di parità che le istituzioni pubbliche dovrebbero promuovere. Nella grafica stilizzata scelta per promuovere la programmazione del progetto Her compare esplicitamente una donna con l’Hijab, a dimostrazione del fatto che l’iniziativa si rivolge intenzionalmente alle comunità straniere e islamiche del territorio, ponendosi l’obiettivo di favorirne l’integrazione. In un territorio caratterizzato da una radicata presenza di comunità islamiche, in cui molte donne vivono purtroppo in condizioni di forte controllo familiare, isolamento linguistico e limitata autonomia personale, l’utilizzo dei denari pubblici richiederebbe una radicale inversione di priorità”.
Da qui l’atto ispettivo per sapere “con quali modalità vengano vagliati e scelti i progetti avanzati da Comuni o Unioni in ordine alle politiche di parità e come si sia arrivati a finanziare un’iniziativa che pare riproporre stereotipi relativi alla figura femminile”.
(Lucia Paci)
Ultimo aggiornamento: 29-06-2026, 11:15
