Salta al contenuto

Contenuto

“Sollecitare il Governo ad avviare un confronto con le Regioni sul recepimento delle direttive UE sugli organismi per la parità di genere”. A chiederlo, in un’interpellanza, Simona Lembi (Pd) che ricorda come “l’ordinamento italiano presenta ad oggi un quadro frammentato e non organicamente coordinato degli organismi di parità, caratterizzato da pluralità di soggetti con mandati parziali, risorse disomogenee e collocazioni istituzionali differenti, che indebolisce l’effettività della tutela antidiscriminatoria e rende problematica la piena attuazione degli standard europei. Inoltre, l’Italia non si è ancora dotata di una Autorità nazionale indipendente per i diritti umani conforme ai Principi di Parigi delle Nazioni Unite, nonostante i reiterati impegni assunti in sede internazionale e numerose raccomandazioni formulate a livello ONU ed europeo”.

In tale contesto il processo di recepimento delle direttive, da concludersi entro il 19 giugno 2026, secondo la consigliera, appare segnato da criticità di metodo e di contenuto che ben emergono dallo schema di decreto elaborato dal Governo, in particolare per l’assenza di una previa e sistematica valutazione dell’assetto esistente e per la limitata valorizzazione delle esperienze territoriali maturate nel tempo.

La risposta della Giunta è affidata all’assessora alle Pari Opportunità Gessica Allegni per la quale “lo schema richiamato nell'interpellanza è stato definitivamente approvato con il decreto legislativo del 7 maggio 2026 e il nuovo organismo per la parità sarà operativo dal primo gennaio 2027, ma il testo definitivo è significativamente diverso dalla prima versione. Le critiche che sono state avanzate dalle consigliere di parità, dalle Regioni, dalle esperte che sono state ascoltate dalla nostra commissione e dalle opposizioni parlamentari, hanno prodotto una correzione importante: non vengono più soppresse le consigliere e i consiglieri regionali metropolitani e di area vasta, la rete territoriale viene mantenuta, la loro nomina è attribuita direttamente alle Regioni e agli Enti territoriali viene richiesto espressamente il requisito dell'indipendenza”. Per l’assessora si tratta di una correzione sicuramente parziale “e che non possiamo considerare ancora sufficiente. Rimane, infatti, la scelta di concentrare funzioni molto diverse in un unico organismo nazionale con sede a Roma, le Regioni non partecipano alla sua governance. Soprattutto, il decreto stabilisce che il coordinamento con la rete territoriale e le attività della rete stessa siano svolti con le risorse già disponibili e senza maggiori oneri”. E questa secondo Allegni “è la contraddizione che riteniamo più evidente perché si afferma di voler garantire accessibilità, prossimità, presenza nelle aree rurali e montane remote, ma poi non si destinano risorse aggiuntive”.

“Ringrazio la giunta e manifesto il mio apprezzamento” risponde Lembi, che, invece, è meno soddisfatta del quadro nazionale. “Siamo dentro a un paradosso: sembra che la normativa europea sia accolta più da questa Regione che dal Governo nazionale. Le consigliere di parità svolgono un ruolo fondamentale. Stiamo parlando di strumenti importanti che hanno a che fare sul modo in cui sia sta nel mercato del lavoro”.

A sottoscrivere l’interpellanza sono state anche le consigliere e i consiglieri del Partito democratico Eleonora Proni, Marcella Zappaterra, Fabrizio Castellari, Maria Costi, Elena Carletti, Barbara Lori, Maria Laura Arduini, Anna Fornili, Paolo Calvano, Giovanni Gordini, Lodovico Albasi, Niccolò Bosi, Alice Parma, Luca Sabattini.

(Giorgia Tisselli)

Ultimo aggiornamento: 09-06-2026, 16:01