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Sanità, trasporto pubblico, montagna, casa, cura del territorio e sostegno alle imprese. Con il voto favorevole di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle e contrario di FdI, Forza Italia, Rete civica Lega, l’Assemblea legislativa ha approvato l’assestamento di Bilancio 2026, una manovra da oltre 230 milioni di euro proposta dalla Giunta che si inserisce nella cornice descritta dal Defr, il Documento di programmazione economica e finanziaria regionale approvato insieme all’assestamento.  

Il voto favorevole dell’Assemblea legislativa è arrivato dopo un lungo confronto in cui sono emerse le posizioni dei gruppi consigliari: per il centrosinistra la manovra proposta dalla Regione va incontro ai bisogni di imprese, cittadini e territori perché sa coniugare sviluppo economico e coesione sociale, confermando soprattutto l’impegno per sanità, casa e imprese in un momento in cui le risposte che arrivano dal Governo su questi temi sono ritenute insufficienti. 

Diametralmente opposta la posizione del centrodestra per cui la Regione si limiterebbe a politiche pubbliche conservative, non in grado di incidere sulla razionalizzazione della spesa sanitaria per affrontare temi come le liste d’attesa e il sostegno alle famiglie, mentre il Governo Meloni ha aumentato le risorse statali per la sanità più di tutti i governi del recente passato. Per i gruppi di opposizione, poi, le risorse aggiuntive previste dalla Regione non sarebbero altre che il frutto dell’aumento della pressione fiscale regionale. 

Il dibattito 

Per Priamo Bocchi (FdI) “nel Defr ci sono dati che devono far riflettere: assistiamo al calo del Pil in due settori trainanti come l’agricoltura e le costruzioni, oltre alla riduzione del numero di imprese nei comparti di agricoltura, industria e commercio: non possiamo inoltre nascondere le pressioni che l'alta percentuale di residenti stranieri provoca sulla tenuta dei servizi sociali nelle nostre città. Ci troviamo di fronte a una Giunta preoccupata solo di conservare gli equilibri esistenti, ma che fa molta fatica a governare la direzione del proprio futuro. Il documento si limita a generiche dichiarazioni sulla sicurezza del territorio e a continui richiami al 'catechismo woke'. Infine, viene annunciato un piano energetico finora solo promesso ed eccessivamente contaminato dall’ideologia green”.  

Alessandro Aragona (FdI) è critico: "La vera domanda da farci è: quale Emilia-Romagna vogliamo costruire? Purtroppo continuiamo a non capire quale modello di regione la Giunta abbia in mente. Sul fronte della transizione energetica, da qualche mese riscontriamo profonde divisioni nella maggioranza che impediscono di declinare questo tema in modo visibile e coerente. Sui trasporti, non esiste ancora il Piano regionale integrato. La Giunta dice che non ci sono opere bloccate: vorremmo però sapere quali siano davvero le infrastrutture strategiche per la Regione. Come possiamo discutere di strategie senza il PRIT, come possiamo farlo senza il Patto per il lavoro e per il clima? Da un anno e mezzo la situazione è totalmente cristallizzata”.  

Maria Costi (Pd) rimarca: “L'Emilia-Romagna si posiziona, di fronte ai grandi cambiamenti globali, con la sua forza di comunità democratica. Riaffermiamo con forza i nostri valori attraverso stanziamenti decisivi su sanità, welfare, istruzione e coesione sociale, e lo facciamo resistendo ai continui tagli da parte dello Stato. Il nostro obiettivo strategico è raggiungere il 3% di investimenti in ricerca e sviluppo: abbiamo già superato la quota del 2% e continuiamo a spingere sull'innovazione, con investimenti su Big Data e intelligenza artificiale e irrobustendo la rete con le università. Sosteniamo convintamente le piccole e medie imprese siamo impegnati contro la dispersione scolastica. Mentre a livello nazionale vediamo solo tagli, noi facciamo tutto ciò che è di nostra competenza per aumentare le risorse”.  

Luca Pestelli (FdI) ha affermato: “Oggi l’equilibrio del bilancio sanitario regionale si fonda sullo stanziamento di una sorta di "fondo deficit". Di fatto, la Regione istituzionalizza il disavanzo, ripianando preventivamente le perdite delle Ausl senza mai correggere gli errori di gestione, e facendo gravare tutto sulle tasche dei contribuenti attraverso l’aumento della pressione fiscale regionale. Parliamo di 200 milioni di euro che non vengono investiti nel miglioramento dei servizi o per abbattere i tempi delle liste d’attesa, ma servono unicamente a coprire le inefficienze amministrative. Per questo ho presentato un ordine del giorno con il quale si vuole lanciare un segnale chiaro: è necessario vincolare i premi di risultato a una gestione economica decisamente più oculata”.  

Giancarlo Tagliaferri (FdI) ha evidenziato come “il DEFR sia il principale strumento con cui la Regione definisce le proprie priorità e consente all’Assemblea legislativa di verificare gli obiettivi”. “Il quadro regionale odierno presenta sicuramente elementi positivi, che meritano però una lettura equilibrata – ha proseguito -. La situazione ci impone di concentrare le risorse disponibili esclusivamente su interventi concreti. Il documento descrive una Regione ancora forte, ma non priva di fragilità. Il vero compito della Regione, oggi, è dimostrare nei fatti di saper trasformare questa programmazione in risultati tangibili”.  

Per Gian Carlo Muzzarelli (Pd) “con questo documento stiamo tracciando la rotta per i prossimi anni. Siamo tra le regioni più esposte alle crisi internazionali visto il nostro tessuto produttivo e dobbiamo essere attrezzati, investire in tecnologia e sostenere le imprese. Per noi le priorità sono sanità e welfare. Il finanziamento sanitario dovrebbe diventare la prima voce della spesa pubblica anche a livello nazionale raggiungendo il 7,5% del Pil. Investiamo di più anche sulla non-autosufficienza e trovo positivo che il Defr ponga questi capitoli al centro del nostro sistema”.  

Marco Mastacchi (Rete Civica) pur trovando positivo lo stanziamento di 90 milioni destinati alle aree interne e alla montagna sostiene “l’urgenza di investire maggiormente in prevenzione, anche alla luce dai danni causati delle ultime ondate di maltempo. Molte strade hanno riportato danni significativi che gravano su imprese, cittadini e istituzioni locali. Non possiamo limitarci agli interventi emergenziali ma serve una visione più ampia investendo in manutenzione programmata. Accanto agli investimenti annunciati serve un investimento straordinario per la tutela del territorio”. 

Eleonora Proni (Pd) ha posto attenzione al porto di Ravenna, illustrando un ordine del giorno che chiede di aprire un confronto al governo affinché il disegno di legge sul sistema portuale venga rivisto: mentre l’Emilia-Romagna investe sul porto di Ravenna abbiamo il dovere di verificare che ogni riforma nazionale sia coerente con questo percorso di crescita. Il porto di Ravenna è uno dei cardini dello sviluppo economico dell’Emilia-Romagna e dell’intero Paese. Sul ddl nazionale sono emerse molte perplessità per cui è necessario che il valore costruito in questi anni non venga indebolito da una riforma che non tiene conto delle specificità territoriali”. 

Simona Lembi (Pd) ha evidenziato come “questo assestamento tiene insieme tutti gli aspetti di una società: abbiamo investito in sanità, welfare, politiche per la casa, imprese ed economia urbana. Sulla questione sicurezza, dopo quattro decreti del Governo le cose non sono cambiate e anche in questa sede sarebbe stato opportuno un confronto diverso. La nostra è una manovra coraggiosa che conferma il buon governo della sinistra e di fallimento delle politiche nazionali”. 

Daniele Valbonesi (Pd) ha sottolineato: «in un contesto macroeconomico debole, l’Emilia-Romagna si conferma un’ancora di tenuta fondamentale all'interno del sistema italiano. In questo scenario, la transizione verso le rinnovabili non è più una semplice scelta, ma un percorso ormai tracciato: l'energia pulita è la chiave per renderci più autonomi. Sul fronte del territorio, rispondiamo ai tagli statali stanziando importanti risorse per le strade provinciali, garantendo così ricadute concrete sulle nostre comunità. Grandi novità riguardano anche le aree interne e montane, grazie a 18 milioni di euro destinati alle strategie territoriali, oltre ai fondi per scorrere la graduatoria e finanziare i progetti dei Comuni per gli impianti sportivi. Dal progetto delle 'scuole aperte' fino alle risorse per i tecnopoli, questo è un pacchetto di interventi di grande rilievo che coglie le giuste priorità”.  

Per Vincenzo Paldino (Civici) “siamo davanti a una manovra coraggiosa, che interviene con determinazione anche su materie complesse ma vitali per la nostra comunità”. “Sul fronte della sanità, guardando al contesto nazionale e senza voler fare polemiche strumentali, è evidente che gli stanziamenti statali non sono sufficienti: questo è un dato oggettivo che dovrebbe essere riconosciuto da tutti” ha affermato. “Da parte nostra, stiamo portando avanti un lavoro importante sulla gestione della media e bassa complessità, sia attraverso le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) sia nel rapporto con il privato accreditato, dove il ruolo del pubblico deve rimanere saldamente quello di indirizzare la programmazione. Ci stiamo concentrando con forza sul tema dell'accesso alle cure primarie e alle visite specialistiche: la Regione sta agendo su più canali, puntando sull'appropriatezza delle cure. Infine, dobbiamo occuparci delle infrastrutture strategiche, come la bretella Campogalliano-Sassuolo, e del trasporto pubblico locale. Su quest'ultimo punto serve una strategia comune. Dire che a livello statale mancano le risorse non è corretto: esiste uno squilibrio evidente tra i fondi destinati al trasporto pubblico e quelli per le grandi opere stradali che invogliano all'uso dell'auto. È arrivato il momento di fare una scelta politica chiara”.  

Luca Sabattini (Pd) apre una riflessione: “Se pensiamo che solo da qui si possano determinare costi energetici diversi e salvare da soli la manifattura, rischiamo di rimanere delusi: l’aspettativa che il solo piano energetico regionale, per esempio, risolva l’approvvigionamento delle nostre filiere è irrealistica. Tuttavia, con la stessa onestà intellettuale, di fronte a tante incertezze globali, non si può certo dire che a questa Regione manchi una direzione chiara. Guardiamo alla sanità, che assorbe l'80% del nostro bilancio: parliamo di costi di struttura, farmaci e personale e di una popolazione che invecchia. Davvero qualcuno può immaginare che la risposta ai bisogni sanitari sia solo un aumento di prestazioni che strizza l'occhio alle strutture private o alle assicurazioni? Non è sano fare discussioni generiche senza approfondire il merito: la nostra direzione è chiara, ed è quella di usare ogni risorsa disponibile per ricucire le disuguaglianze”. 

Ludovica Carla Ferrari (Pd) ha ricordato che “l’Emilia-Romagna continua a crescere, ma deve farlo in un contesto internazionale sempre più complicato, segnato dal rallentamento economico e dall'aumento dei costi dell’energia. Di fronte a questo scenario, il Defr si dimostra coraggioso: garantisce i pilastri della tenuta socioeconomica della nostra regione, difende il welfare e la coesione sociale, e conferma i livelli di benessere mettendo al centro l'attenzione verso le fasce più fragili della popolazione”. Ferrari ha sottolineato l’importanza dell’Intergruppo Demografia, volto all'analisi della transizione demografica in atto, un fenomeno che sta trasforma la società emiliano-romagnola. “C'è un bisogno fortissimo di monitorare e leggere i report sociali: la speranza di vita cresce, ma continuiamo a registrare un tasso di fecondità troppo basso. Questa è la vera sfida che ci attende. Per questo motivo, con un ordine del giorno odierno, chiediamo che entro il 31 dicembre 2026 si arrivi a definire una legge per il contrasto alla denatalità e il sostegno alla genitorialità”. 

Paolo Burani (Avs) ha evidenziato come “in Emilia-Romagna la popolazione cresca grazie ai flussi migratori, le nascite continuano a diminuire mentre aumentano gli anziani. Il saldo naturale della regione è negativo e se la popolazione non diminuisce è grazie al saldo migratorio positivo. Oggi in Emilia-Romagna vivono oltre 500mila stranieri e rappresentano una componente decisiva che lavora e produce. Non dobbiamo considerare l’immigrazione un fenomeno transitorio ma garantire il diritto alla cittadinanza”. 

Valentina Castaldini (FI) ritiene che “occorra un’amministrazione più trasparente e orientata ai risultati misurando ciò che ottiene e valutando se ha raggiunto gli effetti desiderati. Una programmazione è tanto più credibile quanto più accetta di essere valutata. Il successo di una politica pubblica deve essere misurato in relazione ai risultati raggiunti. Il sistema sanitario sta attraversando una fase complessa e occorre chiedersi se gli strumenti adottati sono efficaci a partire dalla gestione delle liste d’attesa”. 

Per Lorenzo Casadei (M5s) “il Defr ci consegna una regione solida pur in un contesto internazionale instabile e il sottofinanziamento nazionale di settori fondamentali. Serve rafforzare la rete dei trasporti regionali guardando al futuro. La scelta di una mobilità condivisa è realizzabile solo se il sistema pubblico garantisce sistemi efficienti. Ottimi gli stanziamenti per il contrasto alla povertà ma vanno rafforzati gli strumenti preventivi lavorando sul welfare territoriale. Bisogna portare avanti la battaglia sul salario minimo”. 

Tommaso Fiazza (Lega) ha sottolineato: “Dalla relazione della Corte dei conti sul sistema delle autonomie locali emerge un quadro severo: le Unioni non sempre producono le economie di scala che erano state promesse e non ci sono risparmi concreti sulla gestione. Inoltre, c’è sovrapposizione di competenze con le Province. Su questo serve una riflessione politica. Bisogna prendere atto del fatto che un ente intermedio tra Regione e Comune c’è già ed è la Provincia. Occorre restituire maggiore rappresentatività ai territori, soprattutto a quelli medio-piccoli. È arrivato anche il momento di verificare se è opportuna la partecipazione della Regione nelle fondazioni”. 

Paolo Trande (Avs) “la Regione agisce in un quadro macroeconomico nazionale e internazionale molto complesso, ma ha deciso di impegnarsi per la sanità, la sicurezza del territorio, la casa, il trasporto pubblico locale e lo sviluppo. Voglio sottolineare come la situazione economica che Paese è molto preoccupante anche perché bisogna fare i conti con la fine del Pnrr che ha sostenuto la nostra crescita in questi anni. Ricordo che i fondi del Pnrr sono arrivati in Italia grazie agli accordi fatti dal tanto vituperato Giuseppe Conte quando era Presidente del Consiglio dei ministri. Il Pnrr poteva essere una grande occasione di crescita per il Paese, ma le scelte del Governo hanno impedito che ciò avvenisse”. 

Giovanni Gordini (Civici) ha sottolineato che “la Regione con questo assestamento investe risorse sia per il welfare, sia per la crescita economica. Il nostro obiettivo è garantire diritti e sviluppo avendo ben presente la situazione in cui agiamo. È molto importante avere deciso di continuare a investire sul Tecnopolo di Bologna”. 

Elena Ugolini (Rete civica) ha chiesto che venga realizzato “un piano pluriennale per contrastare il grande caldo che c'è nelle nostre scuole: bisogna utilizzare risorse regionali, statali ed europee per dotare tutte le scuole di condizionatori”. 

Per Ferdinando Pulitanò (FdI) “siamo di fronte ad un esercizio di autocelebrazione: manca la volontà di governare i processi che le sfide del mondo moderno ci mettono davanti. Abbiamo problemi con le liste di attesa, a trovare un medico di base o un pediatra, ci sono criticità croniche nel servizio di emergenza-urgenza e poi bisogna registrate il fallimento dei Cau che sono stati messi da parte”. 

Per Paolo Calvano (Pd) “L’Emilia-Romagna si distingue perché dà costantemente un contributo alla crescita del Paese nonostante la mancanza di politiche nazionali adeguate. Il dato sanitario sul Pil continua a porre il nostro Paese lontano dalla media europea sugli investimenti in sanità e tutto ciò si ripercuote inevitabilmente sulle Regioni. Confidiamo che il governo si renda conto che dopo i grandi investimenti realizzati col Pnrr senza un finanziamento nazionale dedicato alle strutture sanitarie queste rischiano di rimanere delle cattedrali nel deserto”.  

(Lucia Paci e Brigida Miranda) 

 

 

Ultimo aggiornamento: 22-07-2026, 20:31