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“Quando è freddo metti la coperta ai buoi”, diceva Tonino Guerra. Le coperte tipiche della cultura romagnola avevano impressa l’immagine di Sant’Antonio Abate, accompagnata da foglie e tralci di viti e fregi cardinalizi. Raffigurato con il frugale saio da frate, con mitria e pastorale da vescovo. Sempre accompagnato dall’immancabile maiale, conferma del legame tra il santo nato in Egitto nel 251 d.C. e il mondo animale di cui è patrono.
Proprio queste antiche stampe sono protagoniste de “Le coperte da buoi. Una tradizione romagnola”, mostra che sarà inaugurata alle ore 11 del 15 settembre nei locali dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna per celebrare i primi 200 anni di vita della Stamperia Pascucci, storica azienda di Gambettola, in provincia di Forlì-Cesena. Al taglio del nastro saranno presenti il presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna Maurizio Fabbri, i rappresentanti della famiglia Pascucci, la consigliera Francesca Lucchi e l’assessora alla Cultura Gessica Allegni.
Molte di queste “coperte da buoi” sono uscite dalla Stamperia Pascucci, antica azienda romagnola di Gambettola, provincia di Ravenna, in cui hanno lavorato e lavorano 7 generazioni di persone della stessa famiglia e sui cui scaffali, nel corso di due secoli di vita, si sono accumulati oltre 6mila stampi in legno di pero intagliato a mano che riproducono i motivi tradizionali delle stampe romagnole.
La mostra è un tributo a un pezzo di Romagna che non è solo storia, ma anche attualità visto che negli ultimi decenni sono tanti i personaggi del calibro di Lucio Dalla, Dario Fo, Luca Goldoni che hanno arredato le proprie cucine o sale da pranzo con le tele Pascucci, o, come nel caso di Tonino Guerra e dell’autore di tante trasmissioni Rai per i ragazzi Tinin Mantegazza, hanno collaborato con loro ideando nuovi disegni.
La mostra sarà visitabile fino al primo ottobre dalle ore 9 alle ore 18 dal lunedì al venerdì.
Le dichiarazioni
“Generazione dopo generazione, la famiglia Pascucci ha conservato un sapere artigianale unico, fatto di matrici intagliate a mano, colori preparati secondo antiche ricette di bottega, tele naturali e gesti sapienti tramandati nel tempo. Un patrimonio materiale e immateriale che continua a vivere non nei musei, ma nella quotidianità di una bottega ancora operosa e vitale”, spiega il presidente dell’Assemblea legislativa Maurizio Fabbri che ricorda come “le tele stampate rappresentano molto più di un prodotto artigianale. Raccontano la civiltà contadina della Romagna, i suoi simboli, i suoi riti e la sua memoria collettiva. La storia della Stamperia Pascucci è, in fondo, la storia di una comunità. È il racconto di come la cultura popolare possa trasformarsi in patrimonio condiviso, di come l’artigianato artistico possa diventare strumento di identità e di coesione sociale”.
“Celebrare il bicentenario della Stamperia Pascucci significa rendere omaggio a un presidio straordinario di cultura e identità, capace di attraversare due secoli mantenendo intatta la propria forza espressiva”, sottolinea l’assessora alla Cultura Gessica Allegni per la quale “la ricchezza di questa bottega risiede non solo nella custodia rigorosa di un’arte antica, ma nella generosità con cui ha saputo dialogare nel tempo con artisti, istituzioni e molteplici realtà del nostro territorio, dimostrando come le radici popolari possano farsi linguaggio culturale universale e contemporaneo. Salvaguardare simili tradizioni è investimento vivo sulla creatività, sulle comunità e sulle future generazioni dell'Emilia-Romagna”.
“Dai primi dell’Ottocento fino alla metà del Novecento questi drappi eseguiti a mano erano diffusissimi nelle tante botteghe artigiane del territorio: in questa mostra vogliamo illustrare le tante effigi di Sant’Antonio Abate appartenute a varie botteghe storiche, inoltre si aggiungono quelle di artisti contemporanei donati alla Stamperia Pascucci”, spiega Riccardo Pascucci che ricorda come “questi drappi di canapone, stampati a mano, nelle tante botteghe romagnole venivano decorati con svariate immagini di frutti, di fiori e di animali da cortile. Sulle coperte, oltre ai bordi ornamentali e le “frange cardinalizie”, non mancava mai l’immagine di Sant’Antonio Abate che secondo la tradizione popolare, proteggeva i buoi da sventure e malattie. Questa mostra ha lo scopo di evidenziare l’importanza dei “disegni e dei motivi romagnoli”.
(Luca Molinari)
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Ultimo aggiornamento: 11-09-2026, 16:49
