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Nessuno può fermarmi

Il romanzo sulla tragedia dell'Arandora Star tra i 4 vincitori del Festival di Cuneo
Nessuno può fermarmi

Bartolomeo, stralunato e gentile studente di filosofia, trova sul fondo di un cassetto una lettera indirizzata a sua nonna Lina: poche righe – “Disperso, presunto annegato” – che smentiscono la storia famigliare di nonno Bart morto al fronte. Nessuno è in grado di dirgli di più, su quel nonno del quale porta il nome ma che non ha mai conosciuto. Non la nonna, che si è spenta da poco; non suo padre, che nulla sa né sembra interessato a sapere.
Le tracce che affiorano lo guidano a casa di Florence, una magnifica vecchia signora inglese che frequentava i suoi nonni a Little Italy, il quartiere degli immigrati italiani di Londra. Lei sembra sapere molte cose, anche se per qualche motivo non vuole parlare.
Mentre Bartolomeo inizia la sua ricerca della verità, Florence riprende per lui i fili del passato. Riaffiorano l’amore per Michele e l’amicizia con Lina e Bart, e la vita di Clerkenwell, l’allegria operosa dei caffè, i canti e la musica, la folla della processione della Madonna del Carmelo, le serate danzanti.
Finché Bartolomeo e Florence partono per un viaggio che li condurrà a illuminare un episodio caduto nell’oblio: il naufragio dell’Arandora Star, carica di internati italiani e silurata dai tedeschi. Nella tragedia del 2 luglio 1940 annegano in 446, civili deportati dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini all’Inghilterra, vittime innocenti del sospetto e della xenofobia.
Bartolomeo e Florence sottraggono al silenzio le storie di quelle vite spezzate, e avanzano stretti l’uno all’altra – un ragazzo che si fa uomo e una vecchia che ritrova la tenacia della giovinezza – verso l’ultima incredibile rivelazione.
Una grande storia, che Caterina Soffici racconta con la potenza di un romanzo popolare civile. Un romanzo sull’amore e l’amicizia, sull’emigrazione e la paura dell’altro, la sopravvivenza e il passato che ritorna.

Dalla prua, un’ultima pioggia di corpi fu scaraventata in mare prima che la nave sparisse con un rumore terrificante, inghiottita dall’oceano, alzando una colonna d’acqua gigantesca e un’onda formidabile che risucchiò tutto quanto era a portata.
Poi ci fu silenzio.

Guarda l'intervista a Caterina Soffici

 

Musicare: che cosa sarà questo spazio?

Non mi sarebbe più adatto un altro verbo che potesse servire come nome a questa mia rubrica. Musicare ha l'intento di condividere con voi una delle mie passioni: la musica.
Musicare: che cosa sarà questo spazio?

Dico una delle mie passioni perché non sono il tipo che si innamora de un'unica espressione artistica  e quindi mi considero 'infedele' nell'ambito delle arti. Infatti quando ne parliamo, una delle cose che più mi affascina è la possibilità di trovare un senso che coinvolga filosoficamente la letteratura, le arti visive e la musica. 

Una volta mi ricordo che una persona mi ha chiesto quale sarebbe l'espressione artistica più importante per lo spirito e vi confesso che non le ho saputo rispondere perché secondo me ognuna ha la sua innata importanza; ma tra la letteratura, le arti visive e la musica, sicuramente non posso immaginare l'esistenza umana senza quest'ultima.

Beethoven disse che è la maniera come Dio ci parla e forse aveva ragione. Molto spesso non riusciamo a spiegare il perché del pianto quando sentiamo una sinfonia di Tchaikovsky, un movimento di Vivaldi oppure un'aria di Verdi. Secondo me la musica è capace di toccare la nostra anima e far brillare una scintilla del divino che abbiamo dentro di noi. 

Quando parlo di musica, non mi limito solo alla musica classica, anzi, mi piace molto anche la musica popolare, quella che cantiamo quando siamo innamorati di qualcuno, quando vogliamo festeggiare insieme agli amici o quando siamo semplicemente tristi. Qui in Brasile la musica popolare italiana è davvero molto amata  e perciò ho deciso di specializzarmi nell'ambito e insieme ad altri musicisti ho creato la "Fantazzini" una band che suona sopratutto le classiche canzoni italiane. 

Adesso che la consulta mi ha permesso di partecipare di questo blog, cercherò di condividere l'amore che abbiamo per questo lavoro, raccontando parte del nostro percorso. 

 

Sull'autore: Silas Denzin Massini

Senza tortellini non è Natale

Che cosa vuol dire essere una rezdora in giro per il mondo? Ce lo raccontano Caterina da Berlino e Bianca da Shanghai!
Senza tortellini non è Natale

Si potrebbe dire che il Natale in Emilia-Romagna ha solo un sinonimo: tortellini. Nonne, zie, mamme, a cui ultimamente si è unita anche una nuova generazione di fieri rezdori, non li fanno mai mancare dalla tavola natalizia. I resoconti post pranzo tra amici, coi numeri di bis ostentati quasi fossero un bene per il colesterolo, sono un classico in Emilia e ancora oggi si finisce a discutere pur di affermare la superiorità della propria ricetta.

Sarà perché ormai è parte del nostro DNA, ma del resto anche a Buenos Aires, con 40 gradi all'ombra, con le gocce di sudore sulla fronte, ogni anno il 25 dicembre la nonna rezdora originaria di Zocca tira fuori dal freezer i sacchetti di tortellini preparati nei mesi precedenti e li fa cuocere in brodo. E tutta la famiglia, riunita nel caldo soffocante della piena estate argentina, si gusta i tortellini nel brodo fumante. E che male c'è, dopotutto anche sull'Appennino c'è chi mangia i tortellini in brodo a Ferragosto.

Lo stesso accade a Tokyo, dall’altra parte del globo: la rezdora originaria di Formigine, non potendo tornare in Emilia perché prossima al parto, ha dato istruzioni precise su preparazione e cottura ad amiche italiane e giapponesi. Certo, ogni tortellino ha una forma diversa e alcuni sono anche un po’ sghembi, ma il ripieno, che è quello della tradizione di famiglia, sa proprio di casa. L’esperienza le ha insegnato che se cotti da congelati bisogna stare molto attenti alla temperatura del brodo: non si vuole finire come quella volta che diventò tutto un unico pastone e un commensale di Bologna propose di farci delle Crespelle al tartufo!

Nel frattempo alcune rezdore expat di prima generazione siedono al gate dell'aeroporto di Parigi, di Toronto, di Shanghai, tutte con l'acquolina in bocca, pensando al panino alla Mortadella che mangeranno al bar dell'aeroporto di Bologna appena atterrate, al profumo della magica fetta di salume nel pane comune, che mette subito allegria, e soprattutto agli interminabili pranzi, cene e aperitivi di auguri che le aspettano con la famiglia e la balotta di amici che hanno lasciato a casa.

Casa... un attimo... quale casa? La rezdora si disorienta, casa ormai è alle Azzorre, a Sidney, a Berlino... certo quella nebbiolina dell'Emilia paranoica che ci aspetta e ci coccola con i suoi salumi, le sue crescente, i suoi formaggi, la sua pasta fresca, le sue zuppe inglesi è unica ma insomma, come si fa a non sentirsi a casa ovunque, quando si è davanti a un piatto di tortellini in brodo?

Per chi resta a casa, per chi torna a casa, per tutte le rezdore del mondo, un augurio di buon Natale e buon 2018, che sia confortevole e rinvigorente come un piatto di tortellini!

E in regalo per voi, la nostra ricetta completa:

per tirare la sfoglia,

https://rezdorareloaded.blogspot.de/2013/06/tagliatelle-per-negati.html

per comporre il ripieno,

https://rezdorareloaded.blogspot.de/2013/05/tortellini.html

e infine per fare un signor brodo.

http://rezdorareloaded.blogspot.it/2013/11/il-brodo.html

Auguri!

By Rezdora Expat

Visita il loro Blog! --> http://rezdorareloaded.blogspot.it/p/rezdora-expat.html)

PS. E mi raccomando, geolocalizza il tuo piatto di tortellini su Instagram con l’hashtag #tortelliniforever!

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