Verso la notte dei cristalli

Dopo Norimberga
Germania, 10 novembre 1938. Vetrine in frantumi, dopo la Kristallnacht.Le Leggi di Norimberga, per la prima volta, investirono non singoli individui o particolari categorie (i funzionari pubblici, i medici, gli avvocati...), ma l'intero complesso degli ebrei del Reich. Pertanto, il problema della definizione precisa di chi dovesse essere considerato ebreo si pose con particolare urgenza. Su tale delicata questione, l'orientamento del Ministero dell'Interno era tutt'altro che in sintonia con quello del Partito. Gli attivisti della NSDAP avrebbero voluto continuare ad utilizzare un concetto molto lato di ebreo, considerando pericoloso chiunque avesse una minima porzione di sangue non ariano nelle proprie vene. Al contrario, in data 14 novembre 1935, il Ministero pubblicò una complessa casistica secondo cui vennero catalogate come ebrei solo quelle persone che avevano almeno tre nonni ebrei.  Nel caso i cui i nonni ebrei fossero solamente due, fu la confessione religiosa del singolo a giocare il ruolo decisivo, visto che un soggetto era considerato come ebreo se, alla data del 15 settembre 1935, era iscritto alla Comunità religiosa israelitica. Analogamente, veniva considerato ebreo chi, avendo due soli nonni ebrei, avesse sposato (o stesse per sposarsi) con un'ebrea/o.

In altre parole, il regolamento del 14 novembre 1935 finì per dividere i nonariani in due categorie: gli ebrei e i mezzi-ebrei (Mischlinge); quest'ultimo gruppo comprendeva due categorie. Coloro che avevano due nonni ebrei, ma non praticavano la religione giudaica, né si erano sposati con una persona ebraica, furono denominati Mischlingedi primo grado. Coloro che, invece, avevano un solo nonno ebreo erano definiti Mischlingedi secondo grado.

E' evidente il carattere, in ultima analisi, arbitrario di tutte queste distinzioni, in quanto elementi di ordine biologico-razziale (o reputati come tali dalla scienza nazista) si mescolavano con altri di tipo confessionale.

L'espulsione degli ebrei polacchi dalla Germania

La celebrazione dei giochi olimpici a Berlino, nel 1936, spinse il regime alla moderazione. Nel 1937, invece, Hitler scatenò una nuova imponente offensiva ideologica, dai toni sempre più duri e decisi. Le minacce di morte e di annientamento si fecero più frequenti; tuttavia, l’obiettivo prioritario del regime nazista, a quell’epoca, non era lo sterminio, ma l’emigrazione del maggior numero possibile di ebrei. Questa politica fu proseguita in modo particolarmente intenso ed efficace dopo l’occupazione dell’Austria (12 marzo 1938): dei 190 000 ebrei presenti sul territorio austriaco al momento dell’arrivo dei nazisti, circa 100 000 emigrarono entro il maggio 1939.

Nel 1938, l’antisemitismo divenne sempre più diffuso in tutta l’Europa. Il governo polacco, ad esempio, avviò seri negoziati con la Francia, per sondare la possibilità di trasferire in Madagascar gran parte degli ebrei presenti in Polonia. Il governo di Varsavia, inoltre, nell’ottobre del 1938 emanò un decreto che, di fatto, privò della cittadinanza polacca circa 16 000 ebrei che da tempo risiedevano in Germania. Il 27-28 ottobre, le autorità naziste espulsero questi nuovi apolidi, che però non furono accolti dalle guardie di frontiera polacche e quindi vagarono per diversi giorni, senza cibo e riparo, prima d’essere internati in un campo di concentramento polacco vicino alla cittadina di Zbaszyn.

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