Saharawi, sperando nel vento dell'Unione europea

09.03.2017

Saharawi, sperando nel vento dell'Unione europea

RABOUNI- “L’intervento della regione Emilia-Romagna nei campi profughi Saharawi e, soprattutto nei territori liberati come Tifariti, è fondamentale per noi perché rappresenta anche un sostegno politico alla nostra causa”. Il primo ministro della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd), Abdelkader Taleb Omar, ha accolto con queste parole, nel palazzo del ministero di Rabouni, la delegazione emiliano-romagnola in visita al popolo del deserto che da 40 anni vive da rifugiato nei campi in Algeria, lontano dalla propria terra. Nonostante la rabbia di molti, soprattutto giovani, che vorrebbero al più presto vedere riconosciuta la loro indipendenza e identità con un referendum, il primo ministro nutre fiducia nell’Unione europea, “un simbolo di legalità e rispetto per i diritti umani”. Il riferimento è alla sentenza della Corte europea di Strasburgo di dicembre 2016 che ha escluso il Sahara occidentale dall’accordo di liberalizzazione reciproca per la pesca tra Unione europea e Marocco, riconoscendo così il suo status separato e distinto. Nel frattempo l’area è oggetto di un crescente sfruttamento di risorse da parte di alcune ditte marocchine che “molte organizzazioni stanno già denunciando,” come afferma il primo ministro.

ministro cooperazioneLa stessa speranza arriva anche dal Ministro della Cooperazione della Rasd, Bulhai Mohamed Fadel, a cui la delegazione ha fatto visita a Smara. Il ministro ha chiesto continuità ai progetti che verranno realizzati con il contributo della Regione Emilia-Romagna e, Barbara Lori e Yuri Torri, rappresentanti dell’intergruppo di amicizia con il popolo Saharawi, hanno confermato l’impegno politico dell’Assemblea e quello sociale delle associazioni, attive in molti ambiti, da quello scolastico a quello sanitario.

ministro educazioneDi scuola e formazione si è discusso, sempre a Smara, con il ministro dell’Educazione, Mohammed Moulud. “Io sono uno di quei ragazzi che ha avuto la possibilità di studiare all’estero- spiega -molti come me sono tornati e ora fanno parte del corpo insegnanti. L’80% sono donne”. La formazione degli insegnanti è uno dei punti cardine del programma di educazione della Rasd, portato avanti anche grazie alla collaborazione con Cisp Emilia-Romagna. La scuola per i Saharawi è libera, gratuita e rivolta a ragazzi e ragazze. “Stiamo costruendo nuove scuole che siano anche sicure, visto che prima erano fatte di sabbia e con l’alluvione del 2015 si sono sciolte come gelati” racconta il ministro. Lo scorso anno la Regione Emilia-Romagna ha stanziato un fondo per costruire una scuola anche a Tifariti, nell’area liberata, che garantisca ai bambini un’educazione attenta e consapevole, oltre che un pasto e il trasporto.  Il tasso di scolarizzazione è sempre in crescita e, infatti, come svela il ministro, “il prossimo obiettivo è quello di avviare a Tifariti anche un’università”.

(Corrispondenza Francesca Mezzadri)

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