Rompere il muro del silenzio

13.03.2017

Rompere il muro del silenzio

RABOUNI- “Siamo vittime di due muri: quello marocchino e quello del silenzio”. Buhubeyni Yahya, presidente della Mezza Luna Rossa Saharawi descrive così la situazione del popolo rifugiato alla delegazione regionale in visita nel Sahara occidentale. Il primo muro di cui il presidente parla, è quello del 1989, anno in cui fu abbattuto quello di Berlino, ma eretto dal Marocco questo di 2.700 chilometri che divide longitudinalmente in due parti il Sahara occidentale. Da una parte, lungo la costa, il Marocco, dall’altra, nel deserto, si sta tentando la ricostruzione. E poi ci sono i campi. “Il nostro popolo dopo il 1976 è stato costretto ad abbandonare la sua terra, il deserto, e a vivere nei campi profughi algerini. Quando siamo arrivati, sono stati anni terribili, molti bambini morivano ogni giorno. Ora sono passati più di 40 anni ma continuiamo ad essere rifugiati, e non a causa di calamità naturali o per mancanza di cibo, ma perché molti paesi non conoscono ancora la nostra storia di resistenza pacifica”.

imgLa Mezza Luna Rossa funziona come la nostra Croce rossa nei campi profughi Saharawi; si occupa di distribuire acqua e generi alimentari in arrivo dalle associazioni umanitarie alla popolazione. La sede della Mezza luna a Rabouni è circondata da container -alcuni portano la scritta Humanitad, Universalidad, Indipendencia, che è quello che il popolo del deserto chiede ormai dal 1992, anno del presunto referendum per la autodeterminazione – e da magazzini con sacchi di lenticchie e generi alimentari di prima necessità. Cibi freschi e confezionati arrivano direttamente dai container delle organizzazioni umanitarie, raccolti qui dai 235 dipendenti e inviati alle 5 wilaye dove più di 3.000 volontari si occupano di distribuirli alla popolazione secondo un preciso calendario settimanale. “Gli aiuti umanitari sono importanti ma non la soluzione ai nostri problemi” spiega il presidente. La situazione in questi 40 anni è peggiorata, i rifugiati sono nei campi ormai da 40 anni e ricevono cibi per le emergenze: più della metà delle donne in gravidanza e dei bambini soffre di anemia, sono emersi problemi di celiachia e diabete e, oltretutto, le organizzazioni internazionali hanno diminuito da quest’anno del 20% gli aiuti alimentari.

uomoBuhubeyni Yahya ha ringraziato la delegazione regionale composta dai consiglieri Barbara Lori e Yuri Torri e dalle associazioni emiliano-romagnole che in questi anni con progetti e iniziative sono riuscite a dare una mano al popolo del deserto. “La solidarietà tra persone è fondamentale perché produce pace sociale, la stessa che si crea nei campi e che aiuta il popolo a resistere” dichiara il presidente. “Ma gli aiuti sono come calmanti, a noi servono antibiotici per curare la malattia. Ora dobbiamo ricostruire il nostro paese”. E lancia un appello “Aiutateci a rompere il muro del silenzio”.

Francesca Mezzadri, Rabouni

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