Garante per l'infanzia e l'adolescenza

Tutore volontario, al via nuovi corsi

10.04.2015

Tutore volontario, al via nuovi corsi

Un “supporto concreto per i minori stranieri accolti sul territorio nei loro percorsi di protezione, inserimento scolastico e sociale”. E’ quello che possono offrire i tutori volontari, cioè persone della società civile formate ai temi della tutela e della cura delle persone di minore età che, a seguito della nomina da parte del Giudice Tutelare, assumono le funzioni di tutela di un minore, affiancando così i servizi territoriali nel percorso di accompagnamento di ragazze e ragazzi in stato di necessità.

 

A dirlo è Luigi Fadiga, Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, poco prima dell’avvio di due importanti progetti volti a formare gruppi di persone disponibili ad accompagnare la crescita di ragazzi privi di riferimento sul territorio, assumendone contestualmente la tutela. Sabato 11 aprile un seminario di approfondimento inaugurerà il percorso formativo per aspiranti tutori volontari promosso dal Comune di Ferrara e Agire Sociale - CSV, in collaborazione con il Comune di Bologna; un’iniziativa similare avrà avvio il giorno 14 nel Comune capoluogo.

 

Nel 2013 era stato del resto lo stesso Ufficio del Garante per l’infanzia e l’adolescenza a promuovere un percorso di sensibilizzazione e formazione di queste figure. Venticinque i soggetti così formati, sei ad oggi le nomine effettuate da parte dei Giudici Tutelari di Bologna e Modena. Nel corso dell’anno 2014, continua Fadiga, la Giunta regionale, anche su proposta di questo Garante, ha deliberato l’istituzione dell’elenco regionale di aspiranti tutori volontari, prevedendo inoltre in loro favore un modesto ma significativo rimborso delle spese, “un passo in avanti verso il loro riconoscimento”.

 

Una esperienza che “ha messo in luce sia aspetti positivi che criticità di questa esperienza- sottolinea il Garante-, in primis il numero dei soggetti formati che è certamente insufficiente per far fronte alle richieste”. L'incremento numerico dei tutori volontari è un obiettivo da perseguire e quindi “è da vedersi come estremamente positivo l’avvio di nuovi percorsi sul territorio, senza però alterare la caratteristica fondamentale di questa figura, che è di essere espressione del mondo del volontariato”.

 

Un altro problema, continua Fadiga, è dato dall’età dei minori che, nella maggior parte dei casi, hanno 17 anni o più. “Questo fa sì che, complice una certa qual lentezza della macchina amministrativa, in alcuni casi la tutela si concluda dopo pochi mesi dalla presa in carico per il raggiungimento della maggiore età- lamenta il Garante-. O c’è una prospettiva in termini di continuità del rapporto e, quindi, la disponibilità a continuare anche dopo il compimento della maggiore età e senza poteri, o la cosa non ha senso”. Anche per questo, continua Fadiga, “più che di tutori volontari sarebbe forse meglio parlare di volontario tutore in quanto il rapporto col minore nasce e si sviluppa ancora prima dell’abbinamento formale, che deve necessariamente tenere conto delle caratteristiche personali sia del minore sia del tutore, e quindi basarsi su una buona conoscenza reciproca e su una corretta relazione di fiducia, e continua anche dopo”. E ancora “l’iniziativa non dovrebbe riguardare solo i minori stranieri non accompagnati ma anche tutti quei bambini e quei ragazzi interessati da procedimenti di adottabilità- prosegue Fadiga-, anche qui il tutore potrebbe fare molte cose in termini di ascolto e sostegno”. E' auspicabile infine, conclude Fadiga, che “il legislatore nazionale riconosca espressamente ai Garanti per l'infanzia e l'adolescenza il ruolo e le funzioni di tutori pubblici dei minorenni, con facoltà del giudice di deferire a loro la tutela: ciò consentirebbe di evitare le tutele deferite al Comune o al Sindaco, criticate da più parti anche per il conflitto di interessi che può insorgere tra amministrazione comunale e minorenne in tutela”.

 

 

 

 

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