Le leggi di Norimberga

La strategia di Hitler
Germania, 1935. Vignetta satirica pubblicata su Der Stürmer. Le leggi di Norimberga (Nürnberger Gesetze, sull’elsa, sotto la svastica) sono presentate come una spada, che protegge il luminoso e perfetto mondo degli ariani, dall’aggressione degli ebrei, raffigurati come esseri mostruosi e deformi.Fino all’inizio della guerra mondiale, Hitler associò al proprio fanatismo ideologico una notevole dose di pragmatismo tattico. Pertanto, a fronte dell’antisemitismo volgare e selvaggio dei nazisti più estremi (Goebbels e Streicher) seppe opporre la cautela e la moderazione, ogni volta che un’azione poteva comportare reazioni negative presso l’opinione pubblica, i conservatori tedeschi o i dirigenti dell’economia del Terzo Reich.

Il 21 maggio 1935, il servizio militare venne ufficialmente vietato agli ebrei, dopo che la Germania di Hitler aveva annunciato alle altre potenze europee che non avrebbe più rispettato il trattato di Versailles. Questo provvedimento amministrativo venne accolto con favore dagli estremisti, che in varie zone del Reich diedero vita ad una nuova campagna di violenze, diretta soprattutto  contro i negozi di proprietà ebraica. Inoltre, in alcune città tedesche, nell’estate del 1935 i sindaci vietarono agli ebrei l’accesso alle piscine pubbliche, oppure introdussero di propria iniziativa (senz’alcuna direttiva da Berlino) norme antisemite e divieti d’ogni genere. A Erlagen, ad esempio, le tramvie presero ad esporre scritte del tipo: Gli ebrei non sono graditi.

Hitler si rese conto della necessità di riprendere l’iniziativa della campagna antisemita, se voleva evitare di essere scavalcato dagli estremisti e dalle iniziative periferiche. Le Leggi di Norimberga maturarono in questo clima.
L’approvazione delle leggi

Il 15 settembre 1935, mentre stava concludendosi l’imponente congresso della NSDAP, il Reichstag si riunì nella sala dell’Associazione culturale di Norimberga. In quella sede, Hitler presentò all’approvazione (o meglio, all’acclamazione) dei delegati alcune leggi che avrebbero segnato in modo profondissimo la vita degli ebrei tedeschi. Il primo provvedimento, denominato Legge sulla cittadinanza, riservava la pienezza dei diritti ai cittadini di sangue tedesco o affine.

La Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco, invece, vietava severamente i matrimoni (e più in generale ogni relazione sessuale) tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affine. Inoltre era vietato agli ebrei esporre la bandiera tedesca ed impiegare a servizio donne di età inferiore ai 45 anni. Quest’ultima proibizione esprime una delle ossessioni di Hitler: l’incubo secondo cui gli ebrei, dopo aver accolto in casa come domestica una ragazza tedesca bisognosa, abusano di lei, cancellandone per sempre la purezza razziale.

Il 17 settembre 1935, il quotidiano della NSDAP Völkischer Beobachter ammonì che il Führer, al congresso del partito, aveva rinnovato <<l’ordine di continuare ad astenersi dall’intraprendere azioni autonome contro gli ebrei>>. Gli estremisti avevano ottenuto quanto chiedevano: un’offensiva antiebraica più energica e decisa. L’azione contro gli ebrei, però, doveva proseguire – questo il messaggio del Führer agli attivisti più determinati – solo all’interno dei canali della legge e della procedura amministrativa.

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