Gli inizi della persecuzione

Antisemitismo volgare e selvaggio
Germania, 1935. Cartello antisemita all’ingresso di una città. La scritta recita: Gli ebrei entrano in questo villaggio a loro rischio e pericolo.Secondo lo storico americano Raul Hilberg, la persecuzione antisemita nazista fu radicalmente diversa rispetto ai precedenti episodi di violenza messi in atto contro gli ebrei. Nel passato (si pensi alle crociate e ai pogrom russi di fine Ottocento), i tumulti erano condotti dalla gente comune: masse di esagitati, che in preda a fiammate emotive più o meno intense agivano di persona.

Il processo di distruzione messo in atto dai nazisti, secondo Hilberg, si caratterizzò invece  per il fatto di essere condotto da un numero relativamente ristretto di funzionari, che agirono per via amministrativa. Proprio per questo, i burocrati dello sterminio poterono condurre la propria operazione persecutoria in modo razionale, pianificato e, quindi, molto più radicale rispetto a qualsiasi tumulto antisemita del passato.

L'antisemitismo nazista, però, non ha battuto sempre, o meglio non fin dall'inizio, la via amministrativa. All’interno del Partito, Julius Streicher (direttore della rivista Der Stürmer) e Joseph Goebbels (ministro della propaganda) erano favorevoli ad azioni clamorose e selvagge, che spaventassero gli ebrei tedeschi e li spingessero a fuggire in massa dalla Germania. Nel maggio 1934, Streicher dedicò un numero speciale di Der Stürmer alla tradizionale calunnia dell’omicidio rituale, secondo la quale gli ebrei utilizzavano sangue cristiano per il rito della Pasqua. In copertina, a fianco di una vignetta in cui due ebrei muniti di coltello e bacile raccoglievano il sangue zampillante dai corpi dei bambini cristiani uccisi, un titolo scandalistico annunciava a caratteri cubitali: Scoperto piano omicida degli ebrei contro l’umanità non ebraica. Sotto, in evidenza, il solito slogan: Gli ebrei sono la nostra disgrazia.
Il boicottaggio dei negozi

Nel mese di marzo del 1933, mentre il regime si consolidava e la dittatura andava costruendosi e rafforzandosi, le SA compirono numerosi atti di violenza, a danno di singoli individui ebrei: aggressioni per strada o in luoghi pubblici, irruzioni in casa, distruzione di beni privati... La propaganda cercò di minimizzare questi episodi, affermando che elementi comunisti si erano mascherati da SA, per attribuire ai nazisti la responsabilità delle violenze. La stampa estera (soprattutto negli Stati Uniti) diede ampio spazio alle vicende e ciò offrì a Goebbels il pretesto per un gesto clamoroso: il boicottaggio di tutti i negozi ebraici.

La misura (approvata da Hitler) venne messa in atto il 1° aprile 1933. Gruppi di SA si piazzarono dinanzi agli ingressi degli esercizi commerciali di proprietà ebraica; in altri casi, un cartello lanciava un minaccioso avvertimento: Chiunque fa acquisti qui verrà fotografato.

Tutto sommato, il boicottaggio si risolse in un fallimento. La popolazione tedesca non mostrò alcun entusiasmo nei confronti del provvedimento, mentre i dirigenti che si affannavano a rimettere in sesto l’economia ebbero paura della disdetta delle commesse o di altre misure di rappresaglia, da parte delle aziende estere, che importavano prodotti tedeschi. La società Bosch, ad esempio, perse tutti i suoi contratti in America Latina. Pertanto, i radicali che avevano lanciato le prime campagne di antisemitismo selvaggio furono temporaneamente messi a tacere.

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