L’antisemitismo radicale di Theodor Fritsch

Non è facile individuare le fonti precise del pensiero di Hitler. Egli stesso, tuttavia, nel 1930 ammise di aver ammirato la figura di Theodor Fritsch, uno degli intellettuali antisemiti tedeschi più attivi negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento. Molto probabilmente, Hitler lesse l’opera di maggior successo di Fritsch, Antisemiten-Katechismus, uscita nel 1887 ma poi ripubblicata nel 1907 col titolo di Manuale della questione ebraica. Il passo che riportiamo è tratto da una lettera scritta l’ 8 maggio 1884 a Marr (il giornalista tedesco che inventò il nuovo termine antisemitismo, per distinguere la nuova ostilità, di matrice razzista, dal tradizionale antigiudaismo, di matrice religiosa).

Per come oggi è la mia immagine dell’autentico carattere ebraico, non posso accettare l’ebreo come uomo, perché non ci trovo nulla di autenticamente umano. Mi ispiro un po’ alla concezione del mondo teleologica. Dio ha creato gli animali nocivi affinché costituiscano uno stimolo. Dove si accumula lo sporco si moltiplicano gli insetti; per liberarci dai parassiti che ci molestano, dobbiamo cercare di tenere lontano lo sporco. Così insetti costituiscono un incitamento alla pulizia e con ciò la spinta a tutti gli sviluppi ed affinamenti della civiltà. Il distorto intelletto ebraico trarrebbe la conseguenza che occorre onorare e curare gli animali nocivi in quanto portatori di civiltà . Il giusto intelletto dell’uomo trae altre conclusioni. La civiltà non nasce coltivando i parassiti, ma nasce e consiste [= si sviluppa n.d.r. ] lottando contro di essi. Qui c’è tutta la mia professione di fede: la missione degli ebrei è di tormentare gli uomini, la missione degli uomini è di schiacciare gli ebrei.

(M. Ferrari Zumbini, Le radici del male. L’antisemitismo in Germania da Bismarck a Hitler, Bologna, Il Mulino, 2001, pp. 424)

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