Le conseguenze della crisi

Il New Deal di Roosevelt
Germania, 1930. Manifestazione comunista.Alle elezioni del 1932, il democratico Franklin Delano Roosevelt venne eletto presidente degli Stati Uniti. Roosevelt si rese immediatamente conto del fatto che, per affrontare la crisi in tutta la sua gravità, bisognava percorrere strade radicalmente diverse da quelle tradizionali.  Denominata New Deal (Nuovo Corso), la sua politica ammetteva che lo Stato dovesse intervenire nella dinamica economica, per fornire lavoro ai cittadini. In questo modo, un numero crescente di individui avrebbe di nuovo avuto a propria disposizione delle risorse, del denaro da spendere in beni consumo o in derrate alimentari. A quel punto, perciò, l'intero meccanismo avrebbe ripreso a funzionare, perché sia le fabbriche che gli agricoltori avrebbero avuto un mercato sul quale collocare quanto producevano.

A tal fine, l'amministrazione Roosevelt intraprese una grande campagna di lavori pubblici, all'interno della quale il posto preminente fu assunto dalla costruzione delle grandi dighe che permisero lo sfruttamento idroelettrico del fiume Tennessee. All' inizio del 1934, lo Stato era riuscito a trovare un impiego a più di 4 milioni di disoccupati; negli anni seguenti, in media, fu invece possibile creare due milioni di posti di lavoro all'anno. Tra il 1930 e il 1936, il debito nazionale passò da 16 a 36 miliardi di dollari; malgrado ciò (e questo dà un'ulteriore conferma della eccezionale gravità della crisi), nel 1939 il paese contava ancora 9 milioni e mezzo di disoccupati. In pratica, dunque, solo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale pose fine alla grande depressione, rilanciando la produzione e riportando ordine nel complesso meccanismo dell'economia statunitense.

La crisi in Germania

L'economia tedesca si riprese dal collasso del 1923 solo grazie al massiccio intervento di capitali statunitensi. Proprio per questo motivo, però, quando si fecero sentire a livello mondiale gli effetti della grande crisi esplosa negli USA nell'ottobre del 1929, la Germania fu il paese europeo maggiormente colpito da essi. La produzione industriale subì un calo del 46,7 % rispetto alla situazione precedente la crisi, mentre i disoccupati passarono da 1 320 000 (nel 1929) a circa 3 milioni  (nel 1930), per giungere infine a 6 milioni circa nel 1932. Per la seconda volta in meno di dieci anni - così presero a pensare milioni di tedeschi - la repubblica democratica non aveva saputo garantire la sopravvivenza fisica ai suoi cittadini!

Alle elezioni del 1930, i comunisti ottennero circa 4 milioni di voti. L’incremento maggiore, tuttavia, fu registrato dalla NSDAP, i cui voti crebbero in modo direttamente proporzionale al numero dei disoccupati tedeschi:

 

Anni

Voti NSDAP

Percentuale

Seggi

1928

800 000

2,6 %

12

1930

6 000 000

18,3 %

107

1932

13 700 000

37,2 %

230

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