Il campo delle donne

Lo sterminio delle madri
Auschwitz, 2006. Il settore femminile del campo di Birkenau.Inizialmente, Auschwitz era un campo esclusivamente maschile. Dalla primavera del 1942, però, fu aperta anche una sezione femminile, che infine fu collocata in un settore di Birkenau denominato B I. Le prime detenute furono trasferite dal campo di Ravensbrück il 26 marzo 1942: si trattava di 999 criminali e asociali tedesche, che avrebbero assunto e ricoperto incarichi di responsabilità (Kapos). Il 25 giugno 1942 venne aperta a Budy (distante circa sette chilometri dal campo principale) una Compagnia disciplinare femminile; il 5 ottobre le Kapos criminali tedesche uccisero a calci e coi manganelli circa 90 ebree francesi, accusate di aver tentato una rivolta. Nelle sue memorie, il comandante Höss ricordò questo episodio come il bagno di sangue di Budy.

Con l’inizio della deportazione in massa degli ebrei, crebbe anche il numero delle donne internate, in genere obbligate a lavorare nelle industrie che, in quantità crescente, vennero aperte nei pressi di Auschwitz (si pensi, in primo luogo, alla fabbrica di munizioni Union). Dalle fotografie scattate dai nazisti agli ebrei ungheresi nell’estate del 1944, emerge però che le donne, durante la selezione sulla rampa ferroviaria, furono penalizzate in maniera molto più forte dei maschi. Questo valeva soprattutto per le donne giovani e forti che, pur essendo abili al lavoro, erano delle madri, con uno o più bambini al seguito.

I nazisti non si fidavano a strappare quei bimbi dalla loro mamma: temevano che scoppiassero delle scenate e che queste potessero provocare caos e disordine sulla rampa ferroviaria. Di qui la decisione di inviare tutti in gas, i figli e le madri; il che ci spinge a riflettere per l’ennesima volta su alcuni caratteri specifici della deportazione razziale nazista, cioè a sottolineare che la soluzione finale fu condotta all’insegna dello spreco e che l’obiettivo dell’eliminazione totale della razza ebraica in Europa fu sempre anteposto ad ogni considerazione di razionale sfruttamento economico della manodopera.
Sperimentazioni ginecologiche

Nei lager di Auschwitz, le cosiddette detenute per scopi sperimentali erano prigioniere scelte per sperimentare i metodi di sterilizzazione di massa che i nazisti pensavano di poter applicare su larga scala, a guerra finita, nei confronti dei popoli slavi. Dopo un’apposita conferenza al vertice tenutasi il 7-8 luglio 1942, Himmler affidò l’incarico di trovare il sistema ottimale al dottor Carl Clauberg, primario del reparto di Malattie femminili presso l’ospedale di Chorzow.

Clauberg iniziò il suo lavoro ad Auschwitz alla fine del 1942, nella baracca numero 30 del campo femminile di Birkenau. Nell’aprile dell’anno seguente, il comandante Höss gli mise a disposizione una parte del blocco 10 del campo di Auschwitz I, dove vennero alloggiate, di volta in volta, dalle 100 alle 400 deportate ebree di varie nazionalità.

Clauberg non fu l’unico a ricercare ad Auschwitz il metodo più spiccio ed efficace per sterilizzare il maggior numero possibile di donne delle cosiddette razze inferiori. Un programma parallelo fu portato avanti dal dottor Horst Schumann, che operò nella medesima baracca 30 del campo femminile di Birkenau, ma si servì delle radiazioni dei raggi X, utilizzando materiale fornito dalla ditta Siemens. I dati relativi al numero delle persone sottoposte agli esperimenti di Clauberg e Schumann (che, però, operò anche su soggetti maschi) è discusso: alcune centinaia, secondo alcuni ricercatori, più di mille secondo altri.

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