La rivoluzione di Spartaco

Il movimento socialista tedesco
Berlino, gennaio 1919. Combattimenti durante l’insurrezione spartachistaAll’inizio del XX secolo, il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) era la forza politica marxista più forte e meglio organizzata di tutta l’Europa. Nel momento in cui esplose la prima guerra mondiale, tuttavia, la maggioranza del partito scelse di appoggiare il governo e di non boicottare in alcun modo la mobilitazione militare e lo sforzo bellico.

Per molto tempo, il piccolo gruppo di militanti ostili alla guerra (fra i quali spiccavano Rosa Luxenburg e Karl Liebknecht) non riuscì in alcun modo a incidere davvero sulla dinamica politica tedesca.

Solo nel 1918, svanite definitivamente tutte le speranze tedesche di vincere il conflitto, la nuova formazione politica dissidente – che nel 1915 aveva assunto il nome di Lega di Spartaco (Spartakusbund) -  acquistò un ruolo importante, divenendo una delle forze decisive che misero in moto la rivoluzione che, in novembre, provocò l’abdicazione del Kaiser e, infine, l’armistizio. Nello stesso tempo, però, il giudizio sulla rivoluzione comunista in Russia aveva diviso ulteriormente il movimento operaio tedesco, in quanto dal Partito Socialdemocratico (moderato, riformista e critico nei confronti di Lenin) si era staccato il Partito Socialista Indipendente (USPD), una parte del quale era decisamente più radicale e disponibile a guardare con interesse all’esperimento leninista.

L’insurrezione spartachista

Gli spartachisti premevano sugli indipendenti, affinché non partecipassero al nuovo governo della Repubblica con i socialdemocratici; anzi, proprio per obbligarli a scegliere da che parte stare, il 31 dicembre 1918 la Lega di Spartaco convocò il proprio congresso nazionale e prese diverse decisioni importanti. In primo luogo, gli spartachisti decisero di trasformarsi in Partito Comunista di Germania (KPD); in secondo luogo (contro l’opinione della Luxemburg) si scelse di non partecipare alle elezioni per l’Assemblea Nazionale e di tentare la conquista del potere per via rivoluzionaria, seguendo l’esempio russo.

L’insurrezione ebbe inizio il 5 gennaio 1919, con l’occupazione delle sedi dei più importanti quotidiani berlinesi; il giorno seguente, mentre veniva conquistata anche la Tipografia di Stato, che stampava la cartamoneta, furono distribuite le prime armi e si tentò l’assalto al Ministero della Guerra. La situazione cominciò a mettersi male per i comunisti già nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, allorché le forze controrivoluzionarie attaccarono la redazione del giornale Rote Fahne, nella Wilhelmstrasse; due giorni dopo, venne demolita la sede del Partito Comunista, mentre gli operai armati erano costretti ad arrendersi in tutti i quartieri di Berlino.

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