L'imperialismo fascista

Gli obiettivi del fascismo
Italia, 9 maggio 1936. I quotidiani annunciano la fondazione dell’impero.Sotto il profilo ideologico, Mussolini riprese molte concezioni dei nazionalisti: intellettuali che, fin dall’inizio del XX secolo, avevano esaltato la necessità di trasformare l'Italia in grande potenza. Come condizione per l'espansione imperiale, però, secondo i nazionalisti era indispensabile combattere il socialismo, accusato di corrodere l'unità nazionale, con la sua insistenza sullo scontro tra borghesia e proletariato.

Il movimento nazionalista era stato fondato da Enrico Corradini nel 1903 e aveva avuto nella rivista Il Regno il primo significativo mezzo di diffusione delle proprie idee. Sul piano teorico, l'intuizione più originale di Corradini era stata quella di adottare una terminologia di tipo marxista, strumentalizzandola per i propri fini.

Secondo il suo giudizio, i veri soggetti motori della Storia non erano le classi sociali, bensì le nazioni, costantemente in lotta tra loro per la sopravvivenza e la supremazia. Nel mondo moderno, Corradini vedeva però due tipi di nazioni: quelle che egli chiamava nazioni borghesi e le cosiddette nazioni proletarie. Le prime, da tempo, avevano costruito propri imperi e si erano arricchite, mentre le seconde (Italia compresa) erano ancora alla ricerca di un'affermazione politico-militare e di un impero coloniale. Tra questi due gruppi non poteva esserci pace e collaborazione, in quanto le nazioni più ricche di fatto soffocavano l'espansione delle proletarie, più povere, certo, ma piene di vita e di energia, giovani, e quindi destinate ad emergere e a prendere il posto delle ormai declinanti potenze borghesi.

La riconquista della Libia

I nazionalisti accolsero con entusiasmo la guerra di Libia, intrapresa dal Regno d’Italia nel 1911-1912. L’azione militare italiana poggiò fin dall’inizio su un clamoroso equivoco, cioè sulla convinzione che la popolazione locale (formata in prevalenza da arabi) avrebbe accolto i nostri soldati come liberatori, per il fatto che cancellavano l’odiata dominazione turca. In realtà, arabi e turchi, legati dalla comune fede musulmana, si unirono contro l’invasore.

La pace con l’impero turco venne ufficialmente firmata il 18 ottobre 1912. La guerriglia araba nell’interno, tuttavia, continuò ad essere attiva, anche se le truppe italiane utilizzarono la forca con sempre maggiore frequenza, ai fini di stroncare la resistenza del nemico.

Il 28 novembre 1914, ebbe inizio la grande rivolta araba, che obbligò tutti gli italiani a ritirarsi dall’interno del paese, con gravissime perdite (circa 5000 uomini, tra morti, dispersi e prigionieri). Cosa ancora più grave, i ribelli si impadronirono di moltissime armi (tra cui 37 cannoni, 20 mitragliatrici e 9000 fucili) e munizioni. Sconfitto e demoralizzato, l’esercito italiano si rifugiò nelle città della costa.

Il primo obiettivo del fascismo fu dunque la riconquista della Libia: una campagna condotta all’inizio degli anni Trenta, con estrema brutalità. L’episodio più grave fu l’allestimento in Cirenaica (Libia orientale), di numerosi campi di concentramento, di dimensioni diverse, in cui vennero internate circa 100 000 persone. A causa delle pessime condizioni di vita in cui furono costretti a vivere, morirono circa 40 000 libici.

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