Le fotografie clandestine dell'estate 1944

Nei pressi del Crematorio V
Auschwitz, estate 1944. Fotografia scattata clandestinamente da un membro del Sonderkommando del Crematorio VNell’estate 1944, con l’arrivo in massa degli ebrei ungheresi, l’attività di messa a morte ad Auschwitz II-Birkenau divenne frenetica. Poiché i quattro grandi crematori entrati in funzione nel 1943 non erano sufficienti ad eliminare tutti coloro che erano stati destinati al gas e a distruggerne i cadaveri, fu necessario ricorrere a due procedure supplementari. Dietro l’edificio della immatricolazione (denominato Zentral Sauna) venne messa di nuovo in funzione come camera a gas la casa colonica che era stata denominata Bunker 2; i cadaveri uccisi in questa piccola costruzione venivano bruciati a cielo aperto, nei pressi della casa stessa. Una procedura simile venne impiegata anche nei dintorni del Crematorio V, con grandi roghi e pire, per integrare il lavoro dei forni, che secondo alcune testimonianze erano difettosi (mentre, secondo altre, semplicemente non erano sufficienti per bruciare l’enorme numero di cadaveri che andava accumulandosi).

Proprio in questa fase parossistica dello sterminio, furono scattate nei pressi del Crematorio V alcune fotografie clandestine di straordinario valore documentario. Per canali che non sono del tutto noti (forse grazie ad un lavoratore civile polacco di nome Mordarski, oppure ricevendola dal Kanada) i membri del Sonderkommando riuscirono ad entrare in possesso di una macchina fotografica; un detenuto (David Szmulewski) si collocò sul tetto, che in precedenza era stato apposta danneggiato, per poter simulare la riparazione. Dall’alto, Szmulewski poté valutare il momento opportuno e passare l’apparecchio ad un detenuto greco di nome Alex (il cognome è sconosciuto), che scattò quatto fotografie.
Quattro scatti per documentare lo sterminio

Le prime due fotografie furono scattate dall’interno del Crematorio V, sicché il soggetto centrato (la pira, su cui un gruppo di uomini della squadra speciale getta nuovi cadaveri) è come incorniciato dal quadrato nero dell’apertura della porta della camera a gas.

Il terzo e il quarto scatto furono effettuati all’aperto; le precauzioni, pertanto, dovettero essere maggiori: Alex non poté più tenere la macchina correttamente, cioè stare in posizione eretta e centrare con precisione il soggetto che avrebbe voluto inquadrare. Forse, addirittura, la seconda coppia di immagini è stata scattata da un uomo in movimento, che teneva l’apparecchio all’altezza della propria pancia.

Malgrado ciò, un’immagine è relativamente nitida, almeno nell’ingrandimento: si vede molto bene un gruppo di donne che, dopo essersi spogliata all’aperto, sta per entrare nella camera a gas. L’altra fotografia, invece, coglie solo le cime delle betulle, mentre il resto dell’immagine è del tutto annerita dalla luce del sole. A quel punto, Alex lanciò di nuovo la macchina sul tetto: l’intera operazione durò circa 15 secondi, 20 al massimo.

Szmulewski nascose l’apparecchio in un secchio; la pellicola fu estratta al campo base (Auschwitz I) e fatta uscire dal lager da Helena Dantón (che era impiegata presso la mensa delle SS) in un tubetto da dentifricio. Il 4 settembre 1944, la resistenza polacca di Cracovia entrava in possesso delle prime prove visive dello sterminio degli ebrei ad Auschwitz.

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