Il dottor Josef Mengele

Un ricercatore nel lager
Auschwitz, estate 1944. Selezione sulla nuova rampa ferroviaria. Le persone in colonna che si vedono sullo sfondo sono già state selezionate e stanno dirigendosi verso i Crematori II o III. Dall’album Il trapianto degli ebrei di Ungheria, realizzato dai nazisti ad Auschwitz nell’estate 1944.Josef Mengele nacque nel 1911 a Günzburg (Svevia bavarese, tra Augusta e Stoccarda). In gioventù aderì a varie organizzazioni di estrema destra, prima di entrare a far parte delle SA, nel 1934. In quel medesimo anno, fu coinvolto nel gruppo di ricercatori che faceva capo all’Istituto di genetica e igiene razziale di Francoforte sul Meno, e in quel contesto iniziò ad occuparsi dei gemelli. Nel 1938, Mengele conseguì il dottorato e aderì alle SS. All’inizio della guerra prestò servizio come ufficiale medico nelle Waffen SS, dapprima in Francia e poi sul fronte orientale, ove fu ferito nel 1942. Tornato al lavoro di ricerca, entrò in stretto contatto con Otmar von Verschuer, che dirigeva l’Istituto di Antropologia di Berlino e si occupava dei gemelli di ceppo zingaro. La decisione di recarsi ad Auschwitz fu presa da Mengele in stretto contatto con von Verschuer (che, malgrado le sue responsabilità e la sua sincera adesione all’ideologia nazista, avrebbe concluso la sua carriera universitaria nel 1968, con il titolo di professore emerito): fu la scelta di un convinto razzista, che cercava materiale per le sue ricerche e andava a condurle sul luogo in cui erano presenti in maggior numero i soggetti che stava studiando. Dopo la guerra, Mengele riuscì a sfuggire alla giustizia e a rifugiarsi in Paraguay. Morì il 7 febbraio 1979, in Brasile.
Selezioni ed esperimenti

Mengele arrivò ad Auschwitz il 30 maggio 1943. Aveva 32 anni e poteva vantare due decorazioni militari (Croce di ferro di prima e di seconda classe), nonché il grado di capitano delle SS (Hauptsturmführer). Uno dei principali compiti che subito si assunse fu quello delle selezioni sulla banchina ferroviaria (dapprima sulla Judenrampe, poi, dal maggio 1944, sulla nuova diramazione che entrava all’interno di Birkenau). Numerose testimonianze lo descrivono come elegante e disinvolto, mentre svolgeva questa funzione fondamentale, che decideva della vita o della morte dei deportati. Mengele fu presente molto spesso sulla banchina ferroviaria, anche quando non era il suo turno di servizio. La sua preoccupazione era quella di evitare che, per errore, fossero inviati alle camere a gas dei gemelli, che il medico riservava a sé, per le proprie ricerche. Tali studi erano condotti nell’ospedale di Birkenau, che occupava un settore denominato B IIf. I gemelli, per lo più bambini (circa 250, solo tra gli ebrei ungheresi, nell’estate 1944) erano studiati seguendo procedure estremamente meticolose. Ogni parte del loro corpo era misurata in modo preciso e puntuale; al termine di queste minuziose osservazioni, in genere erano uccisi assieme, e i loro cadaveri comparati con autopsie altrettanto precise e dettagliate.

Numerosi gemelli vennero prelevati anche dal campo degli zingari; i bambini gitani, inoltre, furono studiati pure per il fatto che presentavano frequentemente una rara malattia chiamata noma (una forma cancerosa delle guance, determinata dalle carenze alimentari) e fenomeni di eterocromia dell’iride (situazione in cui i due occhi della persona hanno colori diversi). Mengele studiò con attenzione anche i nani, che in genere erano inviati alle camera a gas dopo due settimane di rilievi.

L’ideologia nazista e la logica di Auschwitz trovarono in Mengele la loro manifestazione più evidente. Quello che maggiormente colpì i medici ebrei costretti a collaborare con lui fu il suo totale distacco emotivo, la sua assoluta mancanza di empatia e di immedesimazione con i soggetti delle sue ricerche, trattati sempre e solo come animali da laboratorio, mai da esseri umani.

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