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Fusione di Comuni

in Emilia-Romagna

Si sono svolti domenica 16 ottobre 2016 i referendum consultivi su 6 nuovi progetti di fusione in Emilia-Romagna. 16 i comuni interessati distribuiti in 5 province. Esito positivo a Ferrara, due bocciature a Piacenza, risultati non omogenei negli altri comuni rispettivamente nel bolognese, nel reggiano e nel riminese.

In provincia di Ferrara, dove era all’esame del voto la fusione tra Mirabello e Sant’Agostino, i cittadini hanno votato in maggioranza per il sì in entrambi i comuni. Si sono espressi a favore di un comune unico il 50,69 % dei votanti a Mirabello e il 59,49% a Sant’Agostino. Dal secondo quesito risulta “Terre del Reno” la denominazione più votata tra quelle proposte per il nuovo ente. 

Risultato netto per il no nelle due fusioni in provincia di Piacenza, quella tra Bettola, Farini e Ferriere da un lato e Ponte dell’Olio e Vigolzone dall'altro. In tutti e cinque i comuni coinvolti i cittadini hanno votato in maggioranza contro la prospettiva di fusione. I no hanno raggiunto valori del 75,2% a Ferriere, 67,45% a Bettola e 52,64% a Farini. Sull’altro versante a Ponte dell’Olio e Vigolzone la percentuale dei no si attesta attorno al 60%.

Dato non omogeneo in provincia di Bologna. Il progetto di fusione tra Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice ha riscontrato la maggioranza di voti contrari in due comuni su tre. I no hanno prevalso a Borgo Tossignano (57,12%) e a Fontanelice (59,5%). I sì hanno invece raggiunto il 53,34% a Casalfiumanese. Guardando al dato aggregato i no con 1606 voti hanno superato i sì che sono stati in tutto 1377. 

Analogo l’esito nel reggiano, dove la consultazione sulla fusione tra Campegine, Gattatico e Sant'Ilario d'Enza ha avuto esiti differenti nei tre comuni coinvolti, due per il no e uno per il sì. Anche la somma complessiva dei voti pende verso il no: 4594 i voti contrari, mentre sono 3705 i voti favorevoli. Nel dettaglio i no hanno vinto a Campegine (75,16%) e a Gattatico (64,08%). A Sant’Ilario d’Enza si è invece dichiarato favorevole alla fusione il 62,80% dei votanti. 

Situazione invertita in provincia di Rimini dove la fusione tra Mondaino, Saludecio e Montegridolfo ha registrato la vittoria dei sì in due comuni su tre. Maggioranza di favorevoli a Mondaino (sì 69,48%) e a Montegridolfo (sì 92,89%), mentre a Saludecio hanno vinto i no con il 58,23% dei voti.  Il dato aggregato va in favore della fusione, sommati i voti complessivi per il sì sono 1256 contro gli 854 contrari.

Trattandosi di referendum consultivi, dopo il pronunciamento della popolazione residente, la parola passa ora per la decisione definitiva all’Assemblea legislativa dove aspettano di essere votati o respinti i sei progetti di legge che riguardano le fusioni al centro della recente tornata referendaria.

 Dal 2014 sono 8 i processi di fusione che hanno determinato l'avvio di altrettanti Comuni unici al posto dei 22 preesistenti. Meno 14 dunque, ma il conteggio è solo provvisorio. Il numero complessivo dei comuni emiliano-romagnoli potrebbe diminuire proprio in seguito alle nuove fusioni sottoposte a referendum. Alla prima fusione con la quale è stato istituito il nuovo comune di Valsamoggia (nel bolognese) sono poi seguite altre nuove realtà: Fiscaglia nel ferrarese, Sissa Trecasali nel parmense, Poggio Torriana nel riminese. Ultime, in ordine di tempo, le fusioni che dal primo gennaio 2016 daranno vita ai comuni di Ventasso nell' Alto Appennino reggiano, Alto Reno Terme (Bo); Montescudo-Monte Colombo (Rm) e Polesine Zibello (Pr). Per altri comuni che avevano intrapreso il percorso il processo di unificazione si è fermato dopo il referendum consultivo. È il caso di Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino (Pc), Toano e Villa Minozzo (Re), Savignano sul Rubicone e San Mauro Pascoli (FC).

Esigenze di razionalizzazione della spesa, riorganizzazione delle funzioni, la possibilità di conseguire importanti contributi regionali (per 15 anni) e statali (per un decennio), unite alle quotidiane difficoltà di mantenere efficienti servizi sempre più costosi su piccola scala, hanno fatto sì che molti Comuni sul territorio, specie i piccoli, abbiano cominciato a discutere e a valutare un'opzione come quella della fusione. Una scelta sostenuta dallo Stato e dalla Regione Emilia-Romagna con incentivi ad hoc. Oltre al sostegno economico ai nuovi Comuni unici vengono infatti riconosciute: la sospensione del Patto di stabilità per 5 anni e una "corsia preferenziale" per i progetti regionali.

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