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Fusione di Comuni

in Emilia-Romagna

Sono 9 i processi di fusione di Comuni conclusi in Emilia-Romagna a partire dal 2014. Dalla prima che ha determinato l’istituzione del nuovo Comune di Valsamoggia(Bo)all’ultima in ordine di tempo che ha dato origine, dal primo gennaio 2017, al Comune di Terre del Reno(Fe), le fusioni realizzate in Regione hanno comportato la soppressione di 15 Comuni, portando così a 333 il numero complessivo di quelli presenti sul territorio emiliano-romagnolo.

Alla fusione iniziale in provincia di Bologna, sono poi seguite altre nuove realtà: Fiscaglia nel ferrarese, Sissa Trecasali nel parmense, Poggio Torriana nel riminese. Dal primo gennaio 2016 a seguito di fusione si sono poi costituiti i nuovi Comuni di Ventasso nell' Alto Appennino reggiano, Alto Reno Terme (Bo); Montescudo-Monte Colombo (Rm) e Polesine Zibello (Pr), fino ad arrivare alla più recente, la seconda fusione avvenuta nel ferrarese.

Per altri Comuni, che avevano intrapreso il percorso di fusione, l’iter si è fermato dopo il referendum consultivo delle popolazioni residenti. È il caso di Borgonovo Val Tidone e Ziano Piacentino (Pc), Toano e Villa Minozzo (Re), Savignano sul Rubicone e San Mauro Pascoli (FC). Recentemente, dopo la consultazione tenutosi il 16 ottobre 2016, sono decaduti anche i percorsi di fusione tra Bettola, Farini e Ferrieree tra Ponte dell’Olio e Vigolzone sempre nel piacentino, Campegine, Gattatico e Sant'Ilario d'Enza nel reggiano, tra Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelicenel bolognese e tra  Mondaino, Saludecio e Montegridolfonel riminese.

 Intanto altri Comuni hanno dato avvio ad un percorso di fusione: è il caso di Caminata, Nibbiano e Pecorara, in provincia di Piacenza, i cui Consigli comunali hanno richiesto alla Giunta regionale di attivare l’iter legislativo previsto per poter costituire un nuovo comune unico.

Esigenze di razionalizzazione della spesa, riorganizzazione delle funzioni, la possibilità di conseguire importanti contributi regionali (per 15 anni) e statali (per un decennio), unite alle quotidiane difficoltà di mantenere efficienti servizi sempre più costosi su piccola scala, hanno fatto sì che molti Comuni sul territorio, specie i piccoli, abbiano cominciato a discutere e a valutare un'opzione come quella della fusione. Una scelta sostenuta dallo Stato e dalla Regione Emilia-Romagna con incentivi ad hoc. Oltre al sostegno economico ai nuovi Comuni unici vengono infatti riconosciute: la sospensione del Patto di stabilità per 5 anni e una "corsia preferenziale" per i progetti regionali.

  • Per una geografia aggiornata delle fusioni in Emilia-Romagna, vai alla Mappa

 

Comuni prossimi al referendum per la fusione:
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