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Introduzione

L’Emilia-Romagna punta sulla giustizia riparativa tanto che a Reggio Emilia e a Bologna ci saranno i primi centri specifici per questa nuova modalità di gestione che vuole favorire il dialogo tra chi commette un reato e la sua vittima in modo da far comprendere al primo le conseguenze della sua azione, promuoverne l’assunzione di responsabilità e riparare il danno.

È quanto è emerso nella prima giornata de “Giustizia riparativa e programmi di reinserimento comunitario”, seminario di tre giorni in corso a Parma organizzato dal Garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri.

L'intervento del Garante Roberto Cavalieri

Roberto Cavalieri

A fare gli onori di casa è stato proprio Cavalieri, che ha ricordato: “C’è la necessità di elaborare modalità operative regionali strutturate, così come è sostanziale integrare in modo sistematico i valori della giustizia riparativa all’interno delle attività trattamentali svolte in ambito penitenziario. Senza una rigorosa valutazione del rischio, le mediazioni autore-vittima rischiano di trasformarsi in interventi simbolici e formali, quindi poco efficaci”. Cavalieri è entrato nel dettaglio dei numeri e della situazione in Emilia-Romagna e in Italia. “Il ministero della Giustizia ha attivato, come prevede la riforma Cartabia, trentasei centri per la giustizia riparativa (due in Emilia-Romagna, a Bologna e Reggio Emilia), distribuiti su tutto il territorio nazionale, investendo annualmente 9 milioni di euro. Si tratta di un percorso che coinvolge anche il sistema giudiziario della nostra regione”, ha spiegato il Garante, per il quale “l’obiettivo è quello, sulla base dell’adesione volontaria e consensuale della vittima e dell’autore del reato, di arrivare a un confronto promuovendo la ricomposizione dei legami spezzati. Serve, quindi, rafforzare i sistemi di monitoraggio e valutazione dei programmi per garantire la qualità dei servizi offerti, garantendo, contestualmente, formazione adeguata agli attori che guidano questi percorsi, così come è necessaria un’attività informativa in carcere sulle opportunità collegate alla giustizia riparativa”.

Il saluto della vicepresidente Barbara Lori

Il saluto dell’Assemblea legislativo è stato affidato alla vicepresidente dell’Assemblea Barbara Lori che ha sottolineato come “la pena non deve essere solo sanzione, ma la possibilità di reinserimento: in questo quadro la giustizia riparativa rappresenta una prospettiva preziosa. L’obiettivo è costruire legami attraverso percorsi autentici di responsabilizzazione.

Barbara Lori

Come Regione Emilia-Romagna abbiamo il dovere di sostenere questi percorsi, con l’obiettivo di rendere il sistema più giusto, umano ed efficace”. A conferma di quanto la giustizia riparativa sia efficace, Lori ha citato Agnese Moro, la figlia di Aldo Moro, lo statista democristiano assassinato dalle Brigate Rosse che “negli anni ha portato avanti un percorso di confronto costante con gli ex brigatisti”.

L'assessore del Comune di Parma Francesco De Vanna

La posizione del Comune di Parma è stata espressa dall’assessore alla Legalità della città ducale Francesco De Vanna per il quale “ospitare proprio a Parma un convegno dedicato alla giustizia riparativa e ai programmi di reinserimento comunitario significa promuovere una riflessione concreta su un tema centrale per la qualità della nostra convivenza civile. La giustizia riparativa rappresenta una prospettiva innovativa e complementare al sistema penale tradizionale, perché mette al centro le vittime, valorizza il dialogo e coinvolge l’intera comunità nei processi di ricostruzione delle relazioni sociali. Per questo il Comune di Parma sostiene con convinzione iniziative di approfondimento e confronto come questa che mettono in rete esperienze, competenze e buone pratiche provenienti da contesti diversi. Ringrazio il garante regionale per aver promosso questo importante appuntamento e tutti i relatori e le relatrici che contribuiranno ad arricchire il dibattito: sono occasioni preziose per rafforzare una cultura della legalità fondata sulla responsabilità, sull’inclusione e sulla capacità delle istituzioni e delle comunità di costruire percorsi di reinserimento efficaci e duraturi”.

Gli ospiti della giornata odierna

A tener banco durante la giornata inaugurale della tre giorni di Parma, sono state le testimonianze di esperti del settore. Alcune arrivate anche da Oltre oceano, come nel caso degli esperti statunitensi Carlos SaucedaMelanie RobledoMariam El-MenshawiMiguel QuezadaGuadalupe AnguloMelissa Shumsky e Joelle Kirtley che hanno illustrato il modello californiano di giustizia riparativa (restorative justice), attivo da oltre vent’anni. Un modello, hanno sottolineato i relatori, che negli anni ha garantito risultati tangibili. Si tratta di un approccio che si basa sulla guarigione emotiva e la responsabilizzazione attraverso l’incontro diretto (mediato) tra la vittima e l’autore del reato. Lo scopo non è lo sconto di pena o la mediazione finalizzata a un accordo ma l’elaborazione del trauma per la vittima e la responsabilizzazione per chi ha commesso il reato: con questi incontri, in spazi guidati, si vuole indurre la persona che ha commesso il reato ad affrontare l’impatto delle proprie azioni, attraverso l’aspetto della responsabilità individuale. L’obiettivo principale è quello di interrompere i cicli di violenza e massimizzare la riparazione morale del danno.

Aldo Scolozzi, direttore dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna per l'Emilia-Romagna e le Marche, è intervenuto sulla situazione in Emilia-Romagna: “A Reggio Emilia il centro è già attivo, mentre quello di Bologna sta per essere attivato. Altri comuni, come Parma, hanno manifestato la disponibilità ad aprirne uno. C’è bisogno di giustizia riparativa in Italia e in questa regione: parliamo di una giustizia diversa, parallela a quella ordinaria. In base a questo modello il reato rappresenta una frattura di un patto di cittadinanza: non si parla più di pena, in quanto al centro c’è l’aspetto del confronto, con l’intervento di mediatori, tra la vittima e il condannato”.

“La giustizia riparativa – ha evidenziato, poi, Silvia Mannone, fra gli organizzatori dell’evento odierno – è spesso percepita come lontana dalla vita della comunità, come un tema che sembra non riguardarla direttamente. Al contrario, il ruolo della comunità diventa centrale, in quanto la giustizia riparativa si sviluppa su diversi livelli: dalla dimensione comunitaria, che include il reinserimento e l’accoglienza nella società, alla dimensione della responsabilità, con percorsi trattamentali in carcere basati su valori riparativi e responsabilizzazione. C’è, poi, la dimensione del dialogo, che coinvolge vittime, famiglie delle persone detenute e altri attori della comunità. Solo in questo modo è possibile creare le condizioni per programmi di mediazione e dialogo sicuri e realmente inclusivi”.

“È importante – ha rimarcato Raffaella Sette, docente dell’Università di Bologna e responsabile scientifico del CIRViS (Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza), anche lei fra gli organizzatori dell’evento – valorizzare il ruolo della comunità nei percorsi di giustizia riparativa e assegnare la debita rilevanza al carcere come luogo in cui diverse forme di comunità possono interagire fra di loro. In questo senso, infatti, i percorsi riparativi in ambienti carcerari portano con sé molteplici significati simbolici, diventano momenti in cui i confini tra la comunità e la giustizia penale tradizionale non solo coesistono ma riescono a essere rinegoziati trasformando lo spazio carcerario in un setting per dialoghi e riflessioni collettive”.

Il programma dei prossimi giorni

“Giustizia riparativa e programmi di reinserimento comunitario”, proseguirà con una serie di incontri anche nei prossimi giorni, il 23 e il 24 giugno. Al centro ci sarà il tema dell’accoglienza dopo la detenzione e della giustizia riparativa comunitaria: interverranno Melanie RobledoMelissa ShumskyJoelle Kirtley. Previsto poi l’intervento di Franco Di Nucci della comunità Papa Giovanni XXIII, di Davide Nora, responsabile Ceis per il progetto “Carcere Nonostante”, di Tonino D’Angelo, referente dell’associazione Sostegno e Zucchero per il gruppo di mutuo aiuto dei familiari di pazienti psichiatrici detenuti,  di Marcella Reni, presidente di Prison fellowship Italia, di Arianna Turco e Laura Montanari della rete Dafne Italia, oltre ai contributi di Juri Nervio della fondazione Casa carità arti e mestieri. Spazio, infine, anche al tema delle pratiche di mediazione e del dialogo tra le parti, con particolare attenzione alla prevenzione dei rischi di vittimizzazione secondaria: ad approfondirlo saranno Miguel Quezada e Guadalupe Angulo di Mend Collaborative California.

Ultimo aggiornamento: 22-06-2026, 14:51