I diritti dentro le carceri

20.12.2012

I diritti dentro le carceri

I diritti portati dentro le carceri, nella Giornata della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. E’ quanto avvenuto il 10 dicembre in tutti gli istituti di pena dell’Emilia-Romagna dove la Dichiarazione (tradotta in più lingue) è stata distribuita ai detenuti dalla Conferenza regionale volontariato giustizia. L'iniziativa nata da un progetto della Conferenza e sostenuto dalla Garante delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, Desi Bruno ha avuto come obiettivo quello di celebrare il tema dei diritti umani nelle carceri per promuovere una crescita civile e culturale delle persone detenute insieme a tutto l’universo che ruota attorno al mondo dell’esecuzione penale.

Appare  infatti di vitale importanza che le persone ristrette da un lato coltivino la consapevolezza di essere portatrici di diritti di cittadinanza pur avendo perso la propria libertà, dall’altro che sappiano riconoscere e rispettare i diritti degli altri.

Le riflessioni sul contenuto della Dichiarazione hanno preso la forma di letture comuni, lezioni magistrali, drammatizzazioni, dibattiti che sono diventati  il modo per conoscere un pezzo di storia della nostra civiltà, per riflettere su valori, ideali, impegni che dovrebbero fare parte della nostra cultura, del nostro essere cittadini del mondo, così come furono per chi 63 anni fa scrisse quella Carta con un carico di speranze e attese per un mondo migliore.

In occasione della conferenza stampa che si è tenuta a Modena proprio il 10 dicembre la Garante ha poi ricordato come la recente sottoscrizione da parte dell’Italia del Protocollo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e i trattamenti degradanti sia un fatto molto positivo perché obbliga gli stati sottoscrittori a dotarsi di organismi indipendenti di controllo e ispezione sui luoghi di detenzione, in grado di verificare l’effettivo rispetto della Convenzione Onu. I Garanti regionali traggono da ciò una legittimazione ulteriore, ma si può sperare anche che si apra la strada alla nomina di una figura di garanzia a livello nazionale.

“Il Protocollo appena ratificato dall’Italia – ha precisato Desi Bruno - sancisce che per privazione della libertà s’intenda qualsiasi forma di detenzione o d’incarcerazione, sia il collocamento di una persona in uno stabilimento di sorveglianza pubblico o privato dal quale essa non è autorizzata a uscire liberamente, ordinato da un’autorità giudiziaria o amministrativa o da qualsiasi altra autorità pubblica. L’istituzione di un Garante nazionale, oltre all’assolvimento di obblighi di carattere internazionale, sarebbe il naturale coronamento del percorso intrapreso in via sperimentale con i Garanti locali”.

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