La proclamazione della Repubblica

Il 9 novembre 1918, vi furono a Berlino due gesti quasi contemporanei. Mentre Karl Liebknecht, da un balcone dello Stadtscloß (la residenza del Kaiser, nel centro della città), proclamava la nascita di una Libera Repubblica Socialista (prendendo come modello la Russia bolscevica), il socialdemocratico Philipp Scheidemann annunciò da un terrazzo del Reichstag (il Parlamento) che il nuovo Stato sarebbe sì stato repubblicano, ma parlamentare e rispettoso della proprietà. Il testo seguente è tratto dalle memorie di Scheidemann.

Il 9 novembre 1918, già nelle prime ore mattutine, il Reichstag sembrava un accampamento militare. Operai e soldati entravano e uscivano, molti di essi armati. Con Ebert, giunto in quel momento al Reichstag dalla Cancelleria del Reich e con altri amici, affamato, presi posto nella sala da pranzo. Vi era al solito una minestra di farina. In quel momento una massa di operai e di soldati irruppe nella sala e raggiunse il nostro tavolo.

Cinquanta persone gridavano a un tempo: <<Scheidemann, venga con noi!>> - Filippo, devi uscire e parlare!>>.

Io rifiutai. Insomma, quante volte avevo già dovuto parlare!

<<Devi farlo! Devi farlo se non vuoi che succeda un disastro!>>.

<<Fuori ci sono decine di migliaia di persone che chiedono che lei parli>>.

<<Certo, Scheidemann, vieni presto, Liebknecht sta parlando dalla terrazza del castello...!>>.

<<E quand’anche fosse?>>.

<<No, no, no, venga!>> - <<Devi parlare!>>.

Decine di persone finirono col persuadermi ed uscii con loro.

Il grande atrio presentava un quadro molto drammatico. Un gran numero di fucili vi era disposto a piramide. Dal corteo giungevano nitriti e scalpitii di cavalli. Migliaia di persone correvano di qua e di là parlando e gridando tutte contemporaneamente.

Raggiungemmo rapidamente la sala di lettura. Volevo rivolgermi alle masse da una delle finestre. A destra e a sinistra i miei accompagnatori cercavano di spiegarmi quello che succedeva nella strada. Tra il castello e il Reichstag, si agitavano grandi masse, così mi si assicurava.

<<Liebknecht vuole proclamare la repubblica dei soviet!>>.

Ora la situazione mi era chiara. Conoscevo il suo motto:

<<Tutto il potere ai Consigli degli operai e dei soldati!>>.

La Germania una provincia russa, una filiale dei Soviet? No, giammai! Non vi era nessun dubbio: chi per primo avesse mosso le masse a partire dal castello bolscevisticamente oppure che le avesse mosse a partire dal Reichstag verso il castello socialdemocraticamente, costui avrebbe vinto!

Vidi la follia russa davanti ai miei occhi, la sostituzione del dispotismo zarista con quello bolscevico. <<No! No! Tutto ma non questo in Germania!>>.

Ero già alla finestra. Migliaia di braccia si stendevano verso di me agitando cappelli e berretti. Gli appelli della massa rimbombavano violentemente nelle mie orecchie. A un tratto vi fu il silenzio. Dissi solo poche frasi, accolte da un frenetico applauso:

<<Lavoratori e soldati!

Quattro anni di guerra sono stati terribili. Il popolo ha dovuto sacrificare vite e beni. Questa guerra sventurata è ora alla fine. Il massacro è terminato. Le conseguenze della guerra, i bisogni e la miseria peseranno ancora a lungo sulle nostre spalle. La sconfitta che noi abbiamo voluto evitare a tutti i costi non ci è stata risparmiata, perché le nostre proposte di accordo sono state sabotate e noi stessi siamo stati derisi e ingannati.

I nemici dei lavoratori, veri nemici interni, cui la Germania deve la sconfitta, non si fanno più vedere. Erano i guerrafondai nostrani che hanno conservato fino a ieri le loro smanie di conquista, così come hanno condotto una lotta accanita contro ogni forma costituzionale, in particolare contro ogni riforma del vergognoso sistema elettorale prussiano. Speriamo che questi nemici del popolo siano stati liquidati una volta per tutte. L’imperatore ha abdicato. Egli e i suoi amici sono scomparsi. Il popolo ha avuto la meglio su tutti loro e ha vinto su tutta la linea!

Il principe Max von Baden ha rimesso la sua carica di Cancelliere dei Reich al deputato Ebert. Il nostro amico formerà un regime di lavoratori, al quale parteciperanno tutti i partiti socialisti. Il nuovo governo non deve essere intralciato nel suo lavoro per la pace e nei suoi sforzi per garantire pane e lavoro.

Operai e soldati! Siate coscienti del significato storico di questa giornata. L’impossibile si era verificato. Un grande incalcolabile compito ci sta di fronte.

Tutto per il popolo e tutto tramite il popolo! Niente deve accadere che possa disonorare il movimento operaio.

Siate uniti, fedeli e coscienti del vostro dovere!

Il vecchio e il marcio, la monarchia, sono crollati. Viva il nuovo! Viva la repubblica tedesca!>>.

Un tripudio quasi illimitato seguì le mie parole. Le masse si misero quindi in moto verso il castello. L’onda bolscevica che in questo giorno minacciava la nostra patria era stata debellata. La repubblica tedesca viveva nei cuori della massa.

(A. Gibelli, La prima guerra mondiale, Torino, Loescher, 1987, pp. 219-220)

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