L'invisibilità delle vittime

L’introduzione del gas
Auschwitz, 2006. Resti di un barattolo di Zyclon B, conservati nel Museo Stataledi Auschwitz-Birkenau.Nel momento in cui le persone selezionate sulla banchina ferroviaria entravano nell’area recintata del Crematorio II (o del Crematorio III, identico all’altro, costruito sulla base del medesimo progetto), spesso vedevano un’ambulanza ferma nei pressi della grande struttura dotata di ciminiera, di cui ignoravano la vera funzione. Si trattava di un altro inganno, come quello delle camere a gas mascherate da docce e degli attaccapanni dotati di numeri all’interno dello spogliatoio. L’ambulanza, infatti, portava le cassette dei barattoli di Zyclon B.

I nazisti incaricati di versare l’acido cianidrico non assistevano all’agonia delle loro vittime. Il Zyclon B, infatti, era versato dall’esterno della camera a gas; gli addetti salivano sul tetto quasi piatto della camera stessa, che si trovava praticamente al livello del terreno, visto che il locale era seminterrato e per entrare era necessario scendere alcuni gradini. Sul tetto, erano presenti alcune sporgenze, simili a corti comignoli coperti da blocchi di cemento. Queste coperture venivano temporaneamente rimosse e il Zyclon B veniva versato; a sua volta, esso finiva sul pavimento della camera, all’interno di contenitori dotati di griglia, da cui poi la sostanza tossica si diffondeva nell’ambiente, fino a saturarlo.

La tecnica omicida adottata ad Auschwitz era praticamente perfetta, per le finalità naziste. Le fucilazioni di massa, infatti, prevedevano un coinvolgimento emotivo troppo forte, e un legame fisico troppo stretto, tra assassino e vittima. Al termine di una giornata di violenza, tutti gli uomini che avevano partecipato all’esecuzione avevano i nervi a pezzi: il giorno seguente, sarebbero riusciti a proseguire nel loro lavoro solo in stato di ubriachezza e a rischio di trasformarsi in soggetti sadici e nevrotici, pericolosi persino per la sana comunità nazionale tedesca. Anche il monossido di carbonio aveva presentato non pochi difetti: i motori, a volte, non partivano immediatamente, mentre i tempi di eliminazione erano relativamente lenti.
Strategie per normalizzare il crimine

Il Zyclon B era molto più rapido (un quarto d’ora, venti minuti al massimo) e soprattutto era, per così dire, pulito, cioè permetteva all’assassino di non sporcarsi le mani. Anzi, la tecnica di costruzione dei Crematori II e III aveva permesso di rendere le vittime praticamente invisibili. Il nazista che introduceva il gas non assisteva alla terribile scena che si svolgeva sotto di lui. Protetto, per così dire, e isolato dalla spessa lastra di cemento che fungeva da tetto della camera, l’assassino era separato dalle vittime, distante: quindi poteva svolgere il proprio compito con precisione e freddezza, senza alcuna passione, fino a nuovo ordine o fino al compimento del compito assegnato.

Tra coloro che erano impegnati nel processo di sterminio, il sentimento più frequente non era di rimorso, ma di disgusto fisico, accompagnato da una profonda autocommiserazione e/o da un senso di orgoglio per il fatto di riuscire comunque a farle, quelle cose orribili. Il comandante di Auschwitz, Höss, era poi accompagnato dalla famiglia. La presenza della moglie serviva a garantire l’equilibrio del guerriero, ad alleviare il terribile peso psicologico che gravava su di lui. In secondo luogo, la vicinanza della famiglia permetteva al senso morale di non far valere le proprie istanze, di non insorgere: quella vicinanza (insieme alla convinzione ideologica e alla distanza che si cercava di tenere, rispetto alle vittime) contribuiva a trasformare le terribili azioni del carnefice in un lavoro normale. Certo, si trattava di operazioni sgradevoli, impegnative sotto il profilo emotivo: ma, ai loro occhi, non certo di attività immorali e tanto meno criminali.

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