Il numero delle vittime

Il rischio di esagerare
Auschwitz, 1943. Il Crematorio III, in via di costruzione.Quando il comandante Höss, dopo la guerra, stese le proprie memorie nel carcere di Cracovia (tra il settembre 1946 e il gennaio 1947), non espresse praticamente alcun sentimento di pentimento. Al posto del rimorso, incontriamo semmai una specie di malcelato orgoglio, per essere riuscito a svolgere il terribile compito che gli era stato affidato, superando tutte le difficoltà tecniche e i problemi psicologici.

Nei primi interrogatori che furono condotti in Germania, subito dopo il suo arresto, da funzionari militari inglesi, non senza fierezza Höss parlò di 2 500 000 vittime uccise col gas e di altre 500 000 persone morte a seguito del lavoro forzato, della fame e delle malattie. Più tardi (a Cracovia) dichiarò che quella cifra probabilmente era esagerata ed eccessiva; tuttavia, nella sua ultima deposizione (l’11 gennaio 1947) affermò di nuovo che, durante la sua attività, ad Auschwitz perirono “milioni di persone”, anche se poi ammise di non saper indicare alcuna cifra esatta. La Commissione d’Inchiesta per i crimini tedeschi in Polonia accolse questa versione, sicché Höss fu accusato di aver provocato il decesso di “300 000 persone internate nel campo come detenuti registrati, circa 4 000 000 persone, in prevalenza ebrei, deportati ad Auschwitz da diversi paesi d’Europa per esservi sterminati e perciò non inclusi nei registri del campo, circa 12 000 prigionieri di guerra sovietici internati nel campo contro la normativa internazionale sul trattamento dei prigionieri di guerra”.

L’approccio storiografico

Per decenni, la cifra di 3-4 milioni di vittime rimase canonica e non venne messa in discussione, soprattutto in Polonia e nel resto dell’Europa comunista. Nel 1993, la questione fu riaperta da un ricercatore del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, Franciszek Piper, il quale individuò – sulla base degli archivi del campo – 400 207 internamenti registrati.

In totale, secondo Piper, gli ebrei che sbarcarono ad Auschwitz furono circa 1 100 000 (dato che si ricava dall’analisi dei trasporti, o meglio dei numeri dichiarati alle ferrovie, dai responsabili dei vari convogli, prima delle partenze); circa 200 000 vennero registrati (e quindi vanno conteggiati nei 400 207 sopra citati), mentre altri 900 000 circa furono subito uccisi col gas, senza alcuna registrazione. Secondo Piper, dunque, ad Auschwitz arrivarono circa 1 300 000 deportati (dato che si ottiene sommando i 900 000 individui inviati subito ai crematori, senza alcuna registrazione, con le 400 207 immatricolazioni note). Tra i soggetti registrati, Piper documenta 83 000 decessi, attestati da appositi certificati di morte redatti dall’amministrazione; sicuramente, di numerose morti tra gli internati non fu presa alcuna nota: comunque, secondo Piper, i decessi complessivi furono circa un milione (900 000 col gas, 100 000 tra i prigionieri).

Jean-Claude Pressac ha abbassato ulteriormente questa stima, sostenendo che i 438 000 ebrei deportati dall’Ungheria tra il maggio e il luglio 1944 non approdarono tutti ad Auschwitz. Secondo Pressac, ad Auschwitz giunsero solo 53 convogli (di 3000 deportati ciascuno), il che abbasserebbe a 470-550 000 le esecuzioni col gas ad Auschwitz. Calcolando anche i detenuti (ebrei e non ebrei) deceduti all’interno del lager, gli zingari e i prigionieri di guerra sovietici, secondo Pressac le morti furono complessivamente da 631 000 a 711 000.

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