Introduzione
Interrogazione a risposta immediata in aula targata Simona Larghetti (Avs) per sapere dall’esecutivo regionale “quali siano le prossime fasi dell’iter progettuale dell’opera scolmatrice del Ravone e quali siano le competenze messe in campo”.

“A seguito delle esondazioni del torrente tra il 2023 e il 2024 – spiega la consigliera in aula – si è individuato nel cosiddetto ‘tubone’ l’opera per garantire la messa in sicurezza idraulica definitiva del bacino: il ‘tubone’ è una galleria lunga circa 2,5 chilometri sotto la fascia collinare sudoccidentale della città per intercettare le piene del torrente Ravone e del rio Meloncello per deviarle nel fiume Reno”. L’esponente Avs entra nello specifico, evidenziando che “l'ipotesi progettuale è stata presentata il 21 maggio scorso durante una seduta della commissione speciale sulla ‘Gestione dei rischi idraulici e idrogeologici della città di Bologna’ e il costo stimato dell’opera oscilla tra gli 80 e i 100 milioni di euro (cifra che potrebbe assorbire circa il 10% dei fondi previsti nel piano nazionale degli interventi post alluvione)”. In merito ai fondi governativi, rileva che “il 30 ottobre è fissato il termine per l’erogazione dei primi 470 milioni di euro del miliardo stanziato dal governo nazionale per la cosiddetta fase due dei lavori per la messa in sicurezza e la ricostruzione post alluvione”.
La giunta: "La sicurezza è una priorità"
“Non esistono piani B, mettere i sicurezza la città di Bologna per noi è una priorità”. Cita il presidente de Pascale la sottosegretaria alla Presidenza, Manuela Rontini, nella sua risposta in merito agli interventi per la messa a sicurezza idraulica del capoluogo. La sottosegretaria ha esordito ricordando Simone Farinelli, vittima degli eventi tragici di due anni fa, rivolgendo un affettuoso saluto ai suoi familiari.
Rontini ha spiegato come l’autorità di bacino distrettuale del fiume Po svolga l’attività di pianificazione del territorio e pianificazione di settore. Da diversi mesi è impegnata nel complesso lavoro di aggiornamento del Piano per l’assetto geologico con il progetto di variante adottato dalla conferenza istituzionale permanente lo scorso 18 dicembre 2025.
Nel farlo si è occupata del reticolo idrografico principale, costituito da 1500 chilometri di fiumi e torrenti nel territorio, dalla montagna di pianura. “Questo – evidenzia Rontini - dà anche la dimensione, la mole del lavoro di aggiornamento che è tuttora in corso, a seguito del deposito di un migliaio di osservazioni”.
“Per quanto riguarda il comune di Bologna, l’Autorità si è occupata di alcuni tratti del Reno, del Lavino, del Savena, nella piena collaborazione istituzionale con la Regione, con l'obiettivo di aggiornare i PAI esistenti e di omogeneizzarli a quello del Po in termini di metodologia, di delimitazione delle fasce, di norme di uso del suolo e di direttive di piano”.
La sottosegretaria ha poi ricordato la lettera di intenti che il presidente de Pascale e il sindaco metropolitano hanno siglato insieme a gennaio 2025, anche a seguito della quale la Regione ha finanziato un accordo di collaborazione di con l'Università di Bologna, per “lo svolgimento di attività di interesse comune per urgenti attività tecnico scientifiche finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio idraulico nei territori colpiti dall'evento alluvionale, mediante lo sviluppo di uno studio idrologico idraulico del torrente Ravone”.
“Come è stato detto anche in sede di commissione speciale in Comune a Bologna, quanto abbiamo fatto sul torrente Ravone siamo disponibili a farlo anche sugli altri torrenti. Penso all'Aposa, al Meloncello, proprio per andare a coprire, dal punto di vista della conoscenza e della pianificazione di settore, tutto il territorio bolognese” ha aggiunto Rontini. Spiegando che da quella commissione sono emerse due ipotesi. Una, legata a possibili aree di accumulo che incontrano però difficoltà legate alla natura del territorio e che portano a riduzioni della portata di pochi metri cubi al secondo per gli eventi a più alto tempo di ritorno, l’altra legata alla realizzazione di un diversivo: una galleria che collega il tratto collinare prima dell’inizio del tratto tombinato al fiume Reno.
Nella piena collaborazione istituzionale, con tutti i livelli e quindi anche con il governo, la Regione si è orientata sulla scelta della galleria scolmatrice.
“Con l’ingegnere Curcio durante il 2025 abbiamo aggiornato la cornice normativa che regola il post alluvione 2023 e le alluvioni del 2024. Il Governo ha messo a disposizione delle tre regioni colpite un miliardo di euro per opere di prevenzione, di cui 919 milioni per l’Emilia-Romagna. Con decreto del Presidente è stato costituito un gruppo di lavoro tecnico, con l’obiettivo di individuare criteri tecnici oggettivi per destinare prioritariamente quelle risorse. Il dialogo con la viceministra Gava è continuo, nei giorni scorsi presso il ministero c'è stato un incontro tra i tecnici di regione e i tecnici del ministero, anche alla presenza dell'Autorità di bacino. È stato consolidato un verbale dell’incontro che restituisce il senso di un comune lavoro. Noi abbiamo la responsabilità di consegnare alla presidente Meloni una proposta entro il 30 ottobre, stiamo anche ragionando insieme di misure amministrative che possano semplificare la realizzazione concreta delle opere”.
Nel frattempo, è già in essere la redazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP), fase che si colloca a valle degli approfondimenti tecnico-scientifici sviluppati nei mesi scorsi nell’ambito della collaborazione con l’Università di Bologna.
La sottosegretaria ha poi concluso ribadendo che il frutto della collaborazione istituzionale – che vede lavorare insieme Governo, Autorità di bacino, Regione e Comuni – e la relazione con i Comitati dei cittadini alluvionati, sta portando, giorno dopo giorno, a fare passi avanti per la cantierizzazione delle opere.
La replica di Larghetti: “Ci sono buone notizie, a partire dal lavoro del gruppo tecnico, che vede coinvolti tutti gli attori interessati alla sicurezza del Ravone, così come l’attività preliminare prima dell’apertura dei cantieri”.
Ultimo aggiornamento: 20-10-2026, 14:23
