Introduzione

Includere i castagneti da frutto nella definizione di bosco, per semplificarne il ripristino. Al via in commissione Territorio presieduta da Paolo Burani il percorso per l’adeguamento del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (PTPR) al Codice dei beni culturali e del paesaggio. A 30 anni dalla sua prima approvazione, il Piano verrà aggiornato nelle parti che riguardano l’adeguamento cartografico, il dissesto idrogeologico e la tutela delle acque. Inoltre, il piano verrà esteso ai territori di Montecopiolo e Sassofeltrio, i Comuni ex marchigiani dal 2021 passati a far parte della Regione Emilia-Romagna.
“Stiamo avviando un passaggio importante per la corretta rappresentazione del territorio”, spiega Burani.

“L’aggiornamento diventa strumento per la Regione e gli Enti locale di applicazione, perché coerente con le norme nazionali, – ha sottolineato l’assessora all’Ambiente, Irene Priolo. È stato un lavoro complesso e che fa chiarezza fatto di pari passo con il Mic. Il paesaggio non deve essere vissuto solo come un vincolo, ma una ricchezza per il nostro territorio. È una carta che racconta quanto è prezioso il territorio e quanto lo dobbiamo tutelare, è valorizzazione sociale economica. Avere una carta puntuale e precisa è un ottimo strumento, dove tutti possono lavorare meglio nella gestione del territorio. Inoltre, ho chiesto personalmente di inserire il tema dei siti Unesco assumendoli come elemento conoscitivo rilevante per la pianificazione e gestione”.
Il primo punto del piano, che riguarda l’adeguamento cartografico del PTPR al Codice, in linea generale non introduce nuovi vincoli, ma dà formale riconoscimento alla corretta individuazione di tutele paesaggistiche che sono già operanti, per dare pieno valore e legittimità al lavoro di co-pianificazione svolto con il Mic, assicurare la tutela paesaggistica e fornire riferimenti certi per l’elaborazione delle Tavole dei Vincoli dei nuovi PUG. “È una carta pensata affinché possa essere aggiornata nel tempo, sono elementi vivi che lo richiedono”, sottolineano dalla Giunta ricordando che “un dettaglio rilevante è dedicato al bosco: andiamo ad estendere la definizione di bosco includendo i castagneti da frutto in attualità di coltura, in modo da semplificare i procedimenti di ripristino che sono operati da categorie economiche spesso non strutturate”.

Un argomento che ha trovato interesse durante il dibattito in commissione con Priamo Bocchi (FdI) che ha chiesto se la modifica apporterà dei vincoli gestionali dei castagneti.

Marco Mastacchi (Rete civica) in merito alla fonte dei dati per l’inserimento dei castagneti e sulla gestione dei seminativi abbandonati “con le regole attuali diventano vincolati. È una zona grigia, dobbiamo tenere conto di doverli gestire e consentirne il recupero”.
La Giunta ha risposto che inserendo il castagneto da frutto dentro la definizione non c’è più bisogno dell’autorizzazione paesaggistica per il ripristino e che i dati sono quelli derivanti della carta forestale. Mentre sugli ex seminativi è stato detto che con l’adeguamento cartografico è prevista la possibilità di ripristino di aree invase da neoformazioni boschive.
Ultimo aggiornamento: 15-07-2026, 14:26
