Dipendenze patologiche nelle carceri, webinar con il Garante dei detenuti

01.02.2022

Dipendenze patologiche nelle carceri, webinar con il Garante dei detenuti

“Quasi il 27% dei detenuti presenti negli Istituti della nostra regione ha almeno una diagnosi per dipendenza, un dato che si è mantenuto costante nel triennio 2017/2018/2019”. Con questa parole il Garante regionale Marcello Marighelli ha aperto i lavori del webinar Percorsi di cura e socioriabilitativi per le dipendenze patologiche in ambito di esecuzione penale che si è tenuto lo scorso 27 gennaio online.

All'incontro hanno partecipato anche la Magistratura di Sorveglianza, il Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria, UIEPE e Sanità regionale. Istituzioni e operatori si sono confrontati sulla ricerca sociologica, quantitativa e qualitativa realizzata dall’Istituto per la Ricerca sociale sul tema delle dipendenze nelle persone adulte e di minori d’età detenute in Emilia-Romagna negli anni dal 2017 al 2019 con l’obiettivo di delineare un quadro conoscitivo della realtà emiliano-romagnola.

“Questa ricerca – spiega Marighelli - nasce da due sollecitazioni che ho ricevuto come Garante: l’alto numero di persone detenute con diagnosi di dipendenza patologica e le richieste dirette che proprio le persone detenute mi hanno rivolto, anche in sede di colloquio, per un interessamento ai percorsi di misure alternative alla detenzione previsti per i soggetti con dipendenze.” 

Nonostante i dati dei diversi Istituti regionali non siano omogeni tra di loro, le misure alternative sono aumentate del 50%, anche grazie alla sospensione dei procedimenti penali con messa alla prova per i reati minori; ma anche le misure per l’affidamento in prova in percorsi terapeutici per i tossicodipendenti hanno avuto un significativo incremento: dati confortanti che dimostrano il costante impegno di tutti gli operatori.

“Rimane invece un problema fondamentale nell’esecuzione penale in carcere – ha concluso il Garante – che è la territorialità: il diritto delle persone detenute ad essere assegnate ad un Istituto penitenziario sul proprio territorio. È un tema su cui abbiamo lavorato molto, ma che merita ancora confronto tra tutti gli attori coinvolti per poter dare efficacia e concretezza alla finalità risocializzante della pena”.

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