Carcere, il garante dell’Emilia-Romagna: “Serve più lavoro per i detenuti”

16.05.2024

Carcere, il garante dell’Emilia-Romagna: “Serve più lavoro per i detenuti”

Casi di suicido, di autolesionismo, danneggiamenti alle strutture, abuso di farmaci, mancato o ritardato rientro da un beneficio, manifestazioni di protesta, un tentativo di evasione, ritrovamento di oggetti non consentiti, radicalizzazioni e violazione delle norme penali.

Il garante regionale dei detenuti ha illustrato in commissione per la Parità e per i diritti delle persone le criticità riscontrate nelle carceri della nostra regione. Una situazione che descrive lo stato di difficoltà dei detenuti e conseguentemente di tutte quelle persone che, a vario titolo, operano in questo tipo di strutture. Su un punto il garante è perentorio: la situazione penitenziaria in Emilia-Romagna impone una ridefinizione delle priorità a partire dal tema del lavoro per i detenuti, che, insieme alla formazione, devono diventare l’aspetto centrale nel percorso rieducativo anche attraverso un maggiore coinvolgimento degli enti territoriali attivi sulle politiche sociali e sulle politiche del lavoro così come sulle politiche abitative.

Le richieste di intervento rivolte al garante, come indicato nella relazione presentata in commissione sull’attività dell’ufficio nel corso del 2023, arrivano a 450. Segnalazioni che riguardano, per fare solo alcuni esempi, i servizi sanitari in carcere, la condizione detentiva, l’accesso alle misure alternative, i trasferimenti, i servizi sociali, il lavoro e il rapporto con la magistratura di sorveglianza.

Il garante riferisce di una capienza regolamentare media nelle carceri della regione pari a 2.981 posti, cifra che contrasta con il dato delle presenze effettive di detenuti che, invece, arrivano in media a 3.466, di cui 158 donne (il 4,55% della popolazione detenuta). Gli stranieri presenti sono in media 1.672 (48,2% sul totale). Da non sottovalutare, poi, il dato sui detenuti semiliberi, in media 68 (di cui 21 stranieri), solo l’1,9% del totale. La questione sovraffollamento – rimarca il garante – porta con sé molti altri problemi, come, ad esempio, garantire a tutti i detenuti percorsi adeguati.

Sempre relativamente all’anno 2023, le carceri emiliano-romagnole sono popolate per lo più da detenuti con condanna in via definitiva (77,6% sul totale), di cui il 73,5% stranieri. I condannati con condanna non definitiva (appellanti, ricorrenti e con posizione mista) arrivano al 9,2%, mentre quelli in attesa di primo giudizio sono l’11,8%. Fra questi in molti hanno un residuo pena ridotto, che consentirebbe l’accesso ai benefici, che in molti casi non viene attivato. Da rilevare, poi, che i detenuti che usufruiscono delle attività formative rappresentano una decisa minoranza. Gli ergastolani, invece, arrivano in media a 173, il 66% a Parma, istituto con presenza di circuiti di alta sicurezza (a partire dai casi di 41bis).

Il garante rileva anche l’aumento di casi di violenza in carcere, con protagonisti i detenuti. Inoltre, segnala eccessi, in casi seppur isolati, da parte della polizia penitenziaria, ricordando il caso di un detenuto di Reggio Emilia aggredito da personale della polizia penitenziaria. Riguardo al problema dei detenuti con disabilità, rimarca come in diversi istituti di pena a questi detenuti non venga garantita sufficiente attenzione.

Particolare, poi l’attenzione al sistema del volontariato carcerario: nel 2023 è stato avviato un percorso (ancora in corso) di incontri che toccherà tutti gli istituti penitenziari della regione, al fine di far conoscere e condividere le buone pratiche attivate.

In commissione è intervenuta anche Mariachiara Gentile di Antigone, associazione che opera a tutela dei detenuti. Anche per Antigone uno degli aspetti centrali del trattamento rieducativo del detenuto è rappresentato dal lavoro. I numeri in Emilia-Romagna sul lavoro in carcere – sottolinea Antigone – non sono buoni, dato che i detenuti attivi arrivano a circa il 30%, di cui circa il 6% alle dipendenze di datori esterni. Il dato è basso anche sulla formazione, tanto che coinvolge solo il 9% circa dei detenuti.

Dalla giunta regionale, infine, è stato confermato un impegno a intervenire per il reinserimento sociale dei detenuti. Si tratta di un impegno diretto, con l’approvazione di diversi programmi, per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, che passa anche dall’accesso alle misure alternative. Nello specifico, percorsi di inclusione sociale, abitativa e inserimento lavorativo per le persone in esecuzione penale esterna, interventi all’interno degli istituti penitenziari, sviluppo di servizi pubblici per il sostegno alla giustizia riparativa e mediazione penale, oltre a progetti sperimentali per sostenere l’inserimento sociale. Sarà attivato anche un progetto per contrastare la permanenza di minori al seguito dei genitori detenuti all’interno degli istituti penitenziari.

Per il Partito democratico serve istituire, in tutte le città della regione con istituti penitenziari, la figura del garante provinciale dei detenuti. Servono garanzie sia per le persone trattenute sia per chi lavora in carcere. Dal Pd, poi, si sollecita un impegno a migliorare la situazione detentiva carcerari, incentivando anche un maggiore utilizzo delle misure alternative.

Da Europa verde particolare attenzione alle differenze sui percorsi di trattamento in carcere tra detenuti uomini e detenute donne, a partire dal tema della formazione. Si chiede, quindi, una maggiore parità, anche in carcere, tra i generi.

(Cristian Casali)

La comunicazione istituzionale del Servizio informazione dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna dal 12 aprile 2024 è soggetta alle disposizioni in materia di “par condicio” (legge 28/2000)

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