Stati generali dell'esecuzione penale

Inaugurati a metà maggio 2015 e conclusisi nell'aprile di quest'anno, gli Stati generali sull'esecuzione penale sono stati un lungo percorso di riflessione e proposta.

Operatori penitenzari, magistrati, avvocati, docenti, esperti, rappresentanti della cultura e dell'associazionismo civile sono stati coinvolti in 18 tavoli di lavoro tematici, ognuno dei quali ha trattato un aspetto e messo a confronto punti di vista, anche diversi tra loro. Lo scopo: il Ministro Orlando ha voluto avviare questo percorso per arrivare a definire un nuovo modello di esecuzione penale e una migliore fisionomia del carcere, più dignitosa per chi vi lavora e per chi vi è ristretto.

Nonostante infatti negli ultimi due anni la situazione penitenziaria italiana sia tutto sommato migliorata, molto rimane ancora da fare affinchè l'esecuzione penale nel nostro Paese sia come Costituzione e Convenzione europea dei diritti dell'uomo la delinano. "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato": così recita l'art. 27 della Costituzione e questa è la direzione verso la quale sono andati i lavori degli Stati generali - una riforma dell'ordinamento penitenziario che dia maggiore slancio alla finalità rieducativa della pena, un ricorso sempre maggiore alle misure alternative alla detenzione. 

6 mesi di dibattiti e consultazioni, due giornate conclusive hanno prodotto un documento finale che si tradurrà concretamente, sia a livello normativo che organizzativo, nelle nuove regole con cui si riformerà il sistema italiano dell’esecuzione penale.

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