Un manuale per difendersi dalle discriminazioni sul luogo di lavoro

23.11.2020

Un manuale per difendersi dalle discriminazioni sul luogo di lavoro

Una guida, un manuale con esempi pratici che possa essere d’aiuto a tutte quelle donne che subiscono molestie e discriminazioni sul luogo di lavoro. Lo hanno elaborato la rete delle Consigliere di parità regionali con l’ispettorato del lavoro del nord-est per tutelare, ad esempio, chi è stata licenziata per ingiusta causa, o perché è andata in maternità o per chi è stata discriminata dalla sua azienda o datore di lavoro.

“La violenza sulle donne non è solo quella fisica, ne esistono altre forme anche nell’ambito lavorativo, ora accentuate dall’emergenza Covid. Parliamo di discriminazioni nell’avanzamento di carriera, nel gender pay gap e nel periodo della maternità – ha spiegato la consigliera di parità dell’Assemblea legislativa, Sonia Alvisi -. Queste sono linee guida facili e accessibili per essere vicini alle donne che subiscono discriminazioni: perché i dati Istat a livello nazionale ci dicono che solo l’1 per cento delle donne denuncia su 1 milione che subisce violenza”.

L’obiettivo del documento è quello di trovare un accordo tra la dipendente e l’azienda o datore di lavoro attraverso attività di intermediazione. In caso non si riesca, viene assicurato supporto per un’azione legale.

“I comportamenti discriminatori sul lavoro sono spesso frutto di una mancata conoscenza dei diritti e dei doveri nelle diverse fasi di un rapporto di lavoro: dall’inizio, allo svolgimento fino al suo termine – ha spiegato Stefano Marconi, direttore dell’ispettorato del lavoro area nord-est -. Le informazioni su molestie e discriminazioni ci possono arrivare tramite gli Uffici relazioni col pubblico (Urp) o gli appositi sportelli digitali o telefonici. Le azioni di contrasto che svolgiamo non sono solo preventive, ma anche conciliative, durante il momento di conflitto tra il datore di lavoro e il lavoratore, e repressive in caso di richiesta di intervento o su segnalazioni da parte delle organizzazioni sindacali o delle consigliere di parità”.

“L’ultimo caso che ho seguito – ha riportato Alvisi come esempio – riguarda una madre lavoratrice sola che aveva condiviso con l’azienda un orario di lavoro, ma che una settimana prima del rientro dalla maternità si è vista annunciare dall’azienda che quell’orario non era possibile. La donna allora si è rivolta all’avvocato e successivamente alla Consigliera di parità. Abbiamo avviato una procedura di conciliazione con l’azienda e concordato il rientro della lavoratrice in modalità smart working. Continuerò a seguirla perché la sua maternità diventi un’opportunità e non un problema, sia per l’azienda che, soprattutto, per la lavoratrice”.

Linee guida su discriminazioni in ambito lavorativo (pdf, 4.3 MB)

  • pdf, 4.3 MB

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