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Prendersi cura di persone a domicilio, di persone non più autosufficienti dal punto di vista psicofisico, contribuendo a sostenerne e a promuoverne l’autonomia e il benessere. In una società sempre più anziana e dove aumenta il bisogno di welfare famigliare, la Regione Emilia-Romagna scommette sull’assistenza domiciliare, rafforzando la rete già esistente attraverso l’introdurre della figura dell’assistente familiare, nuova qualifica professionale approvata all’unanimità dalla commissione Giovani presieduta da Maria Costi.

La nuova figura professionale è frutto del decreto legislativo del 2024 che aveva l’impegno di definire standard formativi del personale che si occupa delle persone non autosufficienti. In questo caso non viene regolamentato l’accesso alla professione (di competenza nazionale), ma si sollecita l’offerta formativa alle persone che le desiderano acquisire, in modo da avere un bagaglio di competenze che permetta di lavorare in sicurezza.

Se sulla figura dell’assistente famigliare c’è stato ampio consenso, così non è stato sull’introduzione della figura professionale dell’operatore nella gestione delle risorse idriche la cui istituzione, infatti, è stata approvata con i soli voti della maggioranza. L’operatore nella gestione delle risorse idriche e del risanamento ambientale interverrà nelle attività di tutela e gestione delle risorse idriche e idrogeologiche, svolgendo operazioni di risanamento ambientale nel rispetto delle indicazioni ricevute e delle specifiche procedure previste dalla normativa sulla sicurezza e tutela ambientale.

Il dibattito in commissione

"Siamo contenti di inserire nuove figure professionali: credo sia un obiettivo importante nel quadro di un impegno sulla non autosufficienza che sappiamo essere una montagna da scalare", spiega la presidente Costi.

Elena Ugolini (Rete civica) ha così motivato il voto contrario sulla qualifica di operatore ambientale e quello favorevole sulla figura legata all’assistenza famigliare: "Con questo atto si conferma che i percorsi triennali si potranno fare solo all'interno degli istituti di Stato in sussidiarietà. Se proseguiamo in questa direzione continueremo ad avere una legge regionale che confligge con quello nazionale. Impediamo alla formazione professionale regionale di fare dall'inizio alla fine i percorsi triennali. La legge nazionale gerarchicamente è superiore a quella nazionale. Per questo problema, non ci sarà il mio voto favorevole. Invece, avere uno standard formativo di assistente familiare permette di riconoscere l’esperienza fatta e avere un arricchimento di competenze, che in prospettiva può andare verso un percorso professionalizzante come quello degli OSS. Voto favorevole". Sulla stessa linea Alberto Ferrero (FdI): "Condivido quanto detto da Ugolini relativamente sul percorso triennale. Mentre chiedo se una volta ottenuto il titolo è valido in altre Regioni". 

Elena Carletti (Pd): "La trasformazione demografica va verso l’invecchiamento della popolazione: è importante la formazione delle persone. Il percorso di assistente familiare può coinvolgere tutta la popolazione specialmente femminile che per la maggior parte svolge il ruolo di cura".

Valentina Ancarani (Pd): "L'assistente familiare è un passaggio molto importante, la delibera introduce una serie di elementi di chiarezza, con una verifica finale strutturata. Anche io voglio sapere se ha valenza nazionale. Già da settembre sarà disponibile il percorso, vorrei capire se ci sarà un monitoraggio affinché venga attivato su tutta la Regione".

Simona Lembi (Pd): "Dal punto di vista storico assistiamo ad una cosa importante. Il monte ore non retribuito sostiene il mondo del lavoro retribuito. Molto bene che si vada a riconoscere la professionalità di assistenza famigliare con un percorso formativo importante".

(Giorgia Tisselli)

Ultimo aggiornamento: 09-07-2026, 13:53