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A giugno di quest’anno l’Ente nazionale sordi dell’Emilia-Romagna ha comunicato all’Università di Parma la decisione di interrompere, a partire dal prossimo anno accademico, la propria collaborazione nell’ambito del Corso di laurea sperimentale ad orientamento professionale per interprete di Lingua dei segni italiana (LIS) e Lingua dei segni italiana tattile (LIST); una decisione assunta a seguito di alcune rilevanti modifiche apportate al piano di studi.

Sulla vicenda, il consigliere di Fratelli d'Italia, Priamo Bocchi, ha depositato un’interrogazione rivolta alla giunta regionale, richiamando le risorse nazionali, di oltre 1,2 milioni, messe a disposizione dell’Università di Parma per l’attivazione del corso e quelle regionali, di 185mila euro.

“L’intervento regionale prevedeva, tra le azioni finalizzate al rafforzamento dei percorsi, l’attivazione di una posizione triennale di ricercatore a tempo determinato per ciascun corso”, spiega Bocchi che chiede, nel suo atto ispettivo, se sia prevista la stabilizzazione del ricercatore in questione.

In merito alla modifica del piano di studi, Bocchi evidenzia come “rilevanti perplessità siano state formalmente rappresentate anche da sei docenti impegnati nel corso, alcuni dei quali direttamente coinvolti nell’insegnamento della LIS, della LIS tattile e di altre discipline specialistiche”. “Nella comunicazione trasmessa all’Ateneo, i docenti riferiscono che, dopo l’insediamento delle nuove figure di riferimento, non vi sarebbe stata occasione di un incontro collegiale di confronto tra la presidenza del corso e il corpo docente – va avanti il consigliere -. I docenti, inoltre, dichiarano di essere stati messi a conoscenza del nuovo assetto del corso soltanto il 15 aprile 2026, a ridosso degli Open Day del 16, 17 e 18 aprile, senza essere stati precedentemente informati o interpellati in merito all’offerta didattica in corso di definizione”.

Criticità anche sul fronte dei crediti formativi riconosciuti. “Secondo il confronto effettuato dai docenti – prosegue Bocchi -, gli approfondimenti linguistici e interpretativi specifici delle lingue segnate passerebbero da circa 20-23 crediti a circa 6-12 crediti, con una riduzione indicata come superiore al 50%. Risulterebbero poi eliminati, ridimensionati o trasformati in attività opzionali, diversi insegnamenti specificamente orientati alla preparazione professionale dell’interprete”.

Risulterebbero modificate anche le modalità di selezione degli aspiranti studenti, prima previste a distanza: a partire dal 2026/2027, invece, i colloqui di ammissione saranno solo in presenza: nell’interrogazione si evidenzia come questa scelta possa rappresentare un elemento disincentivante, soprattutto perché il corso di Parma è uno dei soli tre percorsi presenti in Italia, insieme a quelli di Milano e Roma.

Tutte situazioni sulle quali Bocchi interroga la giunta regionale, chiamata ad esprimersi sulla vicenda e ad avviare un confronto con l’Università di Parma per comprendere le motivazioni di tali scelte, verificando le prospettive future del corso.

(Brigida Miranda)

Ultimo aggiornamento: 26-08-2026, 12:39