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Modificare la legge regionale 11 per eliminare la disparità di trattamento fra Rom e Sinti e la popolazione regionale rimuovendo la ‘sperimentalità’ che consente a queste comunità di vedersi riattribuire in locazione dai Comuni il godimento di beni frutto di abuso edilizio da essi stessi commessi. Con un’interrogazione Tommaso Fiazza (Lega) chiede alla Regione di precisare quante sono, e in quali territori si trovano, le aree acquisite al patrimonio pubblico in quanto gravate da abusi edilizi, oltre a quale vigilanza è esercitata sulla “sperimentalità” che consente ai nuclei Rom e Sinti di derogare le previsioni dettate dalle leggi urbanistiche ed edilizie.
“La legge regionale 11 per l'inclusione sociale di Rom e Sinti - ha ricordato il consigliere - prevede una speciale disciplina, in deroga alle vigenti normative in materia edilizia e urbanistica, introducendo la possibilità di riassegnazione in locazione dell’area oggetto di abuso, acquisita al patrimonio pubblico, al medesimo soggetto che l’abuso ha commesso. L’ultima clausola valutativa ha individuato 18 aree acquisite al patrimonio pubblico o in via di acquisizione in quanto gravate da abusi edilizi rispetto alle 124 microaree familiari complessive, evidenziando come queste si siano moltiplicate nel corso degli anni”.
“A titolo meramente esemplificativo - ha aggiunto Fiazza - la norma consente agli stessi nuclei familiari Rom e Sinti che commettono un abuso edilizio, di vedersi riattribuire l’oggetto dell’abuso, previo pagamento di un canone al Comune, anziché vederne disporre la demolizione. Da notizie provenienti da alcuni dei Comuni interessati, non risulterebbero mai essere stati versati i canoni di locazione previsti”. Da qui l’atto ispettivo per chiedere la modifica della normativa.
(Lucia Paci)
Ultimo aggiornamento: 10-09-2026, 12:33
