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La giunta faccia il punto sullo sforamento del tetto di spesa dei dispositivi medici nelle Aziende sanitarie, e spieghi per quali ragioni i sistemi di controllo interni non sono stati in grado di arginare e programmare correttamente tali flussi finanziari. Le recenti richieste di pagamento e riscossione di credito alle imprese fornitrici da parte della Regione sono oggetto di un’interrogazione di Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) che giudica “scorretto attribuire l’origine della crisi del payback all'attuale governo nazionale, quando è storicamente e normativamente dimostrato che lo strumento è stato introdotto e strutturato dai governi di centrosinistra sostenuti dalle medesime forze politiche che governano questa Regione”.

“Il meccanismo del cosiddetto payback applicato ai dispositivi medici, che impone alle aziende fornitrici del Servizio sanitario nazionale (Ssn) il ripianamento del 50% dello sforamento dei tetti di spesa regionali, rappresenta uno strumento fortemente penalizzante e distorsivo per il tessuto economico” ha chiarito la capogruppo sottolineando come il governo Meloni, sin dal suo insediamento, “abbia dovuto farsi carico di questa complessa e gravosa eredità normativa lasciata dalle precedenti legislature. Consapevole dell’impatto devastante che l’applicazione immediata e integrale del payback avrebbe avuto sul comparto industriale, l’esecutivo nazionale è intervenuto a più riprese con provvedimenti d’urgenza stanziando fondi statali straordinari per oltre un miliardo di euro per ridurre la quota a carico delle imprese e scongiurare il collasso delle piccole e medie imprese del settore”.

“La pressione finanziaria derivante dalle richieste di payback regionale rischia di innescare una crisi a catena - ha proseguito Evangelisti -. Molte imprese del comparto biomedicale e della distribuzione di tecnologie mediche potrebbero trovarsi nell’impossibilità di partecipare alle future gare d’appalto pubbliche, con il conseguente rischio di carenza di dispositivi salvavita negli ospedali regionali o di un drastico calo della qualità tecnologica delle cure offerte ai cittadini. Scaricare interamente sulle aziende private le inefficienze della programmazione sanitaria regionale non solo mette a rischio migliaia di posti di lavoro sul territorio, ma configura un paradosso in cui le imprese vengono penalizzate per aver regolarmente fornito i beni richiesti dalle stesse strutture pubbliche per garantire il diritto alla salute”.

(Lucia Paci)

Ultimo aggiornamento: 10-09-2026, 09:46