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L’ampliamento della cava Spalletti a Montecchio Emilia (Reggio Emilia) è inconciliabile con gli obiettivi di azzeramento e contenimento del consumo di suolo perseguiti dalla Regione Emilia-Romagna: il progetto comporta la sottrazione di circa 43 ettari di terreni agricoli produttivi, in un contesto già interessato da attività estrattive per circa 80 ettari. L’esecutivo spieghi le ragioni di interesse pubblico che giustificano una nuova espansione dell'attività estrattiva. È la richiesta di Marco Mastacchi (Rete Civica) che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata in Aula.  

“Il Comune di Montecchio - ha spiegato il consigliere - ha recentemente approvato la variante al Piano delle attività estrattive (Pae), che prevede l'ampliamento della cava Spalletti per circa 43 ettari di terreni agricoli e l'estrazione di circa 1,9 milioni di metri cubi di inerti. Sulla stessa area insiste la Variante Nord, che prevede un nuovo collegamento viario tra la SP12 e la SP67. I residenti, preoccupati per gli effetti derivanti dall'ampliamento della cava e dalla realizzazione delle nuove infrastrutture viarie, denunciano di essere stati informati dell'intervento soltanto a procedimento definito, senza una reale partecipazione. Il malcontento si è concretizzato nella presentazione di una petizione popolare che richiama l'attenzione sul rilevante consumo di suolo agricolo previsto nei progetti”.  

“Preoccupano scelte pianificatorie che, a dispetto della legge regionale 24 finalizzata ad azzerare il consumo di suolo, per perseguire obiettivi infrastrutturali ed estrattivi, comportano il sacrificio di ampie porzioni di territorio agricolo produttivo, incidendo su aziende, vigneti e paesaggi rurali - ha concluso Mastacchi -. La Giunta deve spiegare per quali motivi non siano state privilegiate soluzioni alternative fondate sul riutilizzo, sull'adeguamento o sul potenziamento della viabilità già esistente, in coerenza con i principi regionali di rigenerazione territoriale e di tutela del paesaggio rurale”. 

L’assessora all’Ambiente Irene Priolo ha precisato che “che la variante non consiste in una mera espansione del polo, ma in una sua riperimetrazione complessiva. Le ragioni di interesse pubblico, dichiarate dal Comune di Montecchio Emilia a sostegno della variante, riguardano la necessità di garantire nel medio periodo la disponibilità di ghiaia e sabbia alluvionali nel bacino dell'Enza, anche per opere di carattere pubblico. Tale esigenza è stata ritenuta rilevante anche alla luce della mancata disponibilità nel breve e medio periodo di una parte dei quantitativi residui già pianificati nel bacino. In assenza della variante, lo scenario alternativo avrebbe comportato ricorso a bacini provinciali, extra provinciali o extra regionali con maggiore percorrenza dei mezzi pesanti, incremento delle emissioni, maggior traffico, costi ambientali, logistici ed economici superiori. La variante non configura un consumo permanente irreversibile di suolo, ma un utilizzo temporaneo delle aree interessate delle attività estrattive disciplinato da autorizzazioni, convenzioni e obblighi di recupero. L'accettabilità dell'intervento è stata infatti subordinata a condizioni puntuali volte a garantire la reversibilità della trasformazione, coltivazioni per lotti successivi, recupero progressivo delle aree da scavare. L'assetto finale non prevede l'impermeabilizzazione o l'urbanizzazione delle aree, ma la restituzione del suolo. Tra le misure compensative previste, è stata individuata la realizzazione di un parco con potenziale fruizione didattico ricreativa, un corridoio verde di collegamento nel settore occidentale del comparto sud, fasce verdi di mitigazione”. 

Mastacchi si è dichiarato non soddisfatto della risposta: “Sappiamo bene che le aree in questione non diventeranno aree naturalistiche ma spazi per installare impianti fotovoltaici. Quella che oggi è una bella pianura coltivata, domani sarà una cava e in una fase successiva, quasi certamente, vista la legge regionale sul fotovoltaico, diventerà un’area con impianti che accerchieranno le aziende agricole e una villa storica presenti. Se va tutto bene passeranno 10 anni con tutte le incognite che bisogna mettere in conto in queste situazioni. Intanto si toglie terreno fertile all’agricoltura e alla produzione del parmigiano reggiano”.  

(Lucia Paci)  

Ultimo aggiornamento: 22-09-2026, 11:39