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Progetti educativi rivolti alle scuole, fattorie didattiche, più attività fisica e maggiore impegno per ridurre gli sprechi alimentari, incentivando un’alimentazione sana. È la ricetta della Regione Emilia-Romagna contenuta nel “Programma regionale per l'orientamento dei consumi e l'educazione alimentare 2026-2028”, approvato oggi dall’Assemblea legislativa e volto a orientare i consumi in un’ottica salutare e sostenibile.

Per il 2026 sono previste iniziative per un valore pari a poco più di 123mila euro, mentre 146mila euro all’anno sono stanziati per il 2027 e il 2028.

Il “Programma per i consumi e l’educazione alimentare” è stato approvato con i voti favorevoli del centrosinistra e con l’astensione del centrodestra. Per il centrosinistra la Regione conferma il proprio impegno per la salute dei giovani, a partire dall’educazione nelle scuole, mentre il centrodestra ha sottolineato come il programma debba puntare maggiormente su azioni concrete, individuando parametri per misurarne l’efficacia.

Al centro dei progetti finanziati dalla Regione ci saranno attività di educazione alimentare, sport e conoscenza della natura perché l’educazione alimentare non possa essere ridotto alla sola dimensione nutrizionale: il cibo, infatti, è cultura, storia, identità, relazione con il territorio, espressione di tradizioni e saperi locali. Fare educazione alimentare significa quindi, non solo suggerire come, quanto e di cosa alimentarsi, ma fornire strumenti per comprendere il valore del cibo lungo l’intera filiera, dalla produzione al consumo. L’obiettivo dei progetti che verranno realizzati nel corso del triennio sarà quello di ottenere una maggiore consapevolezza dei cittadini rispetto alle scelte alimentari, di rafforzare le competenze pratiche e decisionali delle giovani generazioni e di incrementare l’utilizzo di prodotti sostenibili e a qualità regolamentata nella ristorazione collettiva. Oltre che valorizzare il territorio rurale e le filiere locali, sul solco del progetto “Fattorie aperte” nato nel 1999 e che nel solo ultimo triennio 2023-2025 ha coinvolto 53.233 persone.

L'alimentazione in Emilia-Romagna

Il programma approvato dall’Assemblea legislativa prende le mosse da una mappatura delle abitudini alimentari dei giovani emiliano-romagnoli da cui, tra le altre cose, emerge come, tra gli adolescenti, solo il 32,7% consuma frutta una o più volte al giorno e il 27,8% verdura quotidianamente; il consumo di bibite gassate o zuccherate e di spuntini salati per due o più volte a settimana coinvolge rispettivamente il 39,3% dei ragazzi e ben il 63,4% delle ragazze. Inoltre, un bambino su 5 non fa attività fisica quotidiana regolare, più del 70% non si reca a scuola a piedi o in bicicletta e quasi la metà trascorre più di due ore al giorno davanti alla TV.

Il dibattito in aula

Giancarlo Tagliaferri (FdI) ha evidenziato: “Non siamo una regione qualunque dal punto di vista agroalimentare, ma la principale realtà europea per capacità di esportazione e valore delle filiere. Agricoltura significa lavoro, reddito, occupazione e presidio del territorio. Quando si parla di prevenzione si pensa subito alla sanità e agli screening. La prevenzione, tuttavia, comincia dai territori, dai comportamenti quotidiani, dal cibo che produciamo e consumiamo. I buoni prodotti costruiscono la salute, il benessere e la qualità della vita”. Tagliaferri ha ricordato l’importanza delle fattorie didattiche, “che sono imprese agricole, attività economiche e aziende familiari che hanno scelto di investire in modelli multifunzionali. Rappresentano un presidio e una risposta concreta allo spopolamento delle aree collinari e montane, svolgendo una funzione che va ben oltre quella produttiva: contrastano l’abbandono e difendono la presenza umana sul territorio. Quando portiamo un ragazzo in una fattoria didattica gli stiamo facendo comprendere come nasce il cibo e che dietro ogni prodotto esistono una filiera e una comunità. La sfida, ora, è capire se le azioni programmate produrranno risultati concreti, rafforzando il legame fra le nuove generazioni e il mondo agricolo”.

Vincenzo Paldino (Civici), nell’evidenziare la bontà e l’efficacia del programma, ha sottolineato l’importanza di saper leggere le etichette. “Consumatori consapevoli sanno riconoscere le etichette e sono più tutelati. E un cittadino più consapevole può contribuire concretamente al miglioramento delle abitudini all'interno della società. Dobbiamo portare, direttamente nelle scuole, l'educazione alla lettura delle etichette. Oggi la maggior parte dei ragazzi ignora completamente la provenienza delle materie prime e molti non sanno nemmeno cosa sia un'etichetta. Insegnare questo aspetto nelle aule scolastiche significa trasmettere una vera e propria competenza di cittadinanza”. Ancora, sulla funzione della scuola: “È importante unire la funzione didattica a quella ludica, attraverso gite fuori porta e momenti formativi distesi. Il buon esempio deve partire dalle nostre mense scolastiche. Penso alle interessanti sperimentazioni degli orti seguiti dalle classi, che permettono di toccare con mano i processi che dalla terra portano i prodotti sulle nostre tavole, soprattutto nelle aree urbane”.

Luca Pestelli (FdI) ha rimarcato come le priorità del programma siano condivisibili: il contrasto all'obesità infantile, la valorizzazione delle produzioni e il ruolo educativo delle fattorie didattiche. “Tuttavia - afferma Pestelli -, il rischio che emerge da una prima analisi è che questi corretti principi rimangano solo sulla carta e che gli obiettivi restino lontani, a causa della mancanza di un percorso reale per raggiungerli. Se restiamo solo sul tema della sensibilizzazione, senza fornire strumenti operativi, non completiamo il nostro lavoro. Le buone esperienze nascono dal territorio: penso a quanto introdotto nelle mense scolastiche del comune di Forlì, con la modifica dell'ordine di somministrazione dei pasti. Prima il secondo e la verdura, poi il primo piatto e la frutta. Un’iniziativa che dà la cifra di un modello organizzativo efficace, capace di migliorare l'equilibrio nutrizionale dei pasti e di ridurre gli sprechi. Una misura concreta, oggettivamente verificabile, semplice, a costo zero e immediatamente accessibile a tutti”.

Per Tommaso Fiazza (Lega) è condivisibile l'obiettivo di educare i giovani, “ma dobbiamo guardare a cosa mangia concretamente un bambino quando si trova in mensa”. “Questo programma sembra prevedere attività sempre più complesse: il rischio è che il momento del pasto vero e proprio finisca in secondo piano. La priorità assoluta deve essere la qualità concreta di ciò che arriva nel piatto: prima garantiamo la qualità del cibo, poi pensiamo alle campagne di sensibilizzazione. Inoltre, in questo documento viene dato ampio spazio a molti temi, ma quasi nulla si dice della povertà alimentare. Eppure, esistono famiglie per le quali la mensa scolastica rappresenterebbe un sostegno fondamentale, e bambini per i quali il pranzo a scuola è il pasto più completo della giornata. È inoltre necessaria una riflessione profonda sulla composizione di menù equilibrati e completi, che garantiscano un adeguato apporto proteico. A volte sembra ci sia più preoccupazione nel non urtare la sensibilità di qualcuno, piuttosto che la volontà di affermare con orgoglio che questa è una delle regioni agroalimentari più importanti d’Europa, trasmettendo questo valore alle nuove generazioni”.

Maria Costi (Pd) ha evidenziato: “L’educazione alimentare riguarda la salute, la scuola, l’agricoltura e il tutto va visto in un'ottica di comunità e di futuro. Questo tema non riguarda solo ciò che mangiamo, ma come rendiamo i cittadini più consapevoli rispetto alle proprie scelte alimentari. Per farlo, sono fondamentali percorsi formativi e iniziative all'interno delle scuole, delle fattorie didattiche e dei territori. La sfida educativa è ancora aperta e tocca da vicino gli stili di vita, la salute e l'autonomia delle persone. Condividiamo pienamente l’impostazione della Regione Emilia-Romagna, che supera una visione riduttiva del tema proponendo una prospettiva più ampia: il cibo inteso come cultura, identità, relazione con il territorio e responsabilità sociale. Utilizzato come vero e proprio strumento educativo all’interno della scuola, il cibo permette di costruire una reale consapevolezza. In particolare, sono importanti i progetti che coinvolgono la fascia d'età dai 12 ai 16 anni, aiutando gli studenti a comprendere l'intero percorso che va dal campo alla tavola”.

Per Fausto Gianella (FdI) “il cibo in Emilia-Romagna è cultura e identità: noi siamo quello che mangiamo. I disturbi del comportamento alimentare, come l'anoressia e la bulimia, provocano danni enormi e terribili e un cattivo rapporto con il cibo distrugge la vita. Per questo l'educazione alimentare è indispensabile per garantire una crescita sana ai nostri ragazzi. Quando parliamo di questo tema, non dobbiamo guardare solo al costo del cibo, ma a ciò che esso rappresenta nella nostra vita, nel nostro mondo. Vedere bambini che mangiano mentre guardano lo schermo del telefono è una barbarie infinita. Il primo e fondamentale momento di educazione alimentare consiste proprio nel rispetto del cibo stesso. Infine, devo far notare una grave mancanza: nel programma non c'è alcun riferimento al mare, alle lagune e alle 'fattorie marine'. Permettere ai giovani di conoscere da vicino questo mondo è essenziale, poiché la pesca e l'acquacoltura rappresentano una delle costanti fondamentali dell’alimentazione umana. Su questo aspetto specifico, purtroppo, si è proceduto con evidente superficialità”.

Elena Ugolini (Rete civica) ha fatto notare: “Spesso, quando si parla di cibo, usiamo termini che provengono dal mondo medico, come 'somministrazione', o da quello militare, come 'refezione. Ma quando un bambino o un adolescente mangia con i suoi compagni e con gli insegnanti, vive un momento conviviale essenziale e servirebbe un passaggio culturale anche sulla terminologia usata. Le stesse mense, i luoghi in cui avviene questa convivialità, hanno bisogno di spazi adeguati. Oggi, purtroppo, le mense sono spesso luoghi da cui scappare a causa del rumore e della mancanza di bellezza; i ragazzi finiscono per ingurgitare qualcosa in fretta, proiettati verso le attività più attraenti del pomeriggio. Questo è un punto culturale che deve cambiare: il momento del mangiare insieme è un atto di convivialità che aiuta a costruire una comunità. In questo processo, sono fondamentali la formazione dei docenti e la qualità del cibo. Una seria riflessione va fatta su come vengono proposti i cibi e, soprattutto, sui bandi per la gestione del momento del pranzo dei nostri ragazzi. È necessaria la massima attenzione nel modo in cui vengono affidate queste responsabilità”.

Francesca Lucchi (Pd) ha sottolineato: “Questo documento concorre al raggiungimento di obiettivi molto più alti e si collega chiaramente con il programma regionale della salute e con la legge sulla prevenzione che discuteremo a breve, entrambi strettamente legati alla qualità dell’alimentazione e agli stili di vita sani. I dati ci dicono che sono ancora troppo pochi i ragazzi che consumano frutta e verdura nella quantità raccomandata. Per questo è fondamentale lavorare in sinergia con le scuole e con la pediatria di comunità: serve una formazione a 360 gradi che vada ben oltre la mera didattica scolastica. I progetti che gli istituti portano avanti sono già tantissimi e meritano la massima attenzione. Dobbiamo continuare a valorizzare i prodotti a chilometro zero e il biologico nelle mense scolastiche, elementi che sono sinonimo di qualità. In questo percorso, restano centrali sia il tema della stagionalità delle materie prime sia la lotta allo spreco alimentare».

Per Paolo Burani (AVS) “il programma ha il grande merito di riportare al centro dell'attenzione temi che troppo spesso vengono considerati come semplici scelte individuali, ma di cui il settore pubblico ha assolutamente il dovere di occuparsi. Le abitudini che si formano nei primi anni di vita, infatti, accompagnano la persona per decenni. È ormai ampiamente comprovato che il consumo di alimenti biologici abbia un ritorno effettivo e misurabile in termini di benefici per l'organismo. Condividiamo pienamente l’impianto generale del documento e la scelta di investire nell’educazione alimentare nelle scuole, valorizzando le fattorie didattiche, sostenendo il biologico e promuovendo un rapporto più consapevole con il cibo. Tuttavia, si può e si deve fare ancora di più. Supportare il biologico e le produzioni di qualità significa ridurre l’uso della chimica in agricoltura, promuovere la resilienza del territorio, investire nella salute pubblica e accelerare la transizione ecologica. Dobbiamo mettere in campo azioni concrete a partire dalla riduzione degli zuccheri aggiunti e degli alimenti ultra-processati all'interno delle scuole e di tutti i luoghi pubblici”.

Lorenzo Casadei (M5stelle) ha ribadito: “Questo programma va sostenuto con tutte le nostre forze, perché l’alimentazione è anche un tema di giustizia sociale. Dobbiamo aiutare le persone a saper scegliere meglio, senza imposizioni, promuovendo abitudini sane. Incentivare un’alimentazione più ricca di frutta, verdura e legumi non è un’imposizione ideologica, ma una scelta basata su solide evidenze scientifiche, soprattutto se consideriamo l'impatto del consumo eccessivo di carne in termini ambientali, di consumo di acqua e suolo, oltre al fondamentale tema etico del benessere animale. Per questo, proponiamo una misura molto semplice: introdurre una giornata interamente vegetale alla settimana nelle mense. Con questo non si toglie qualità al pasto, ma si offre un'alternativa alle fonti proteiche animali per permettere ai ragazzi di sperimentare e conoscere il valore aggiunto di una dieta vegetale. Infine, va fatta una riflessione sul sistema dei consumi della grande distribuzione organizzata. Si tratta di un modello che, purtroppo, spinge ancora troppo sulla sovrapproduzione e sullo spreco alimentare”.

Per Marta Evangelisti (FdI) “il programma affronta questioni importanti che riguardano la salute dei cittadini, la sostenibilità ambientale e il rapporto con il sistema agricolo e produttivo. È innegabile che le abitudini alimentari dei nostri ragazzi siano sempre più distanti dai principi della corretta nutrizione, a causa di un elevato consumo di alimenti ultra-processati e della tendenza degli adolescenti a saltare la prima colazione. A questo si aggiungono la diffusione della sedentarietà e l'utilizzo sempre più intenso degli strumenti digitali. Condividiamo la necessità di promuovere una cultura alimentare che inverta questa rotta, così come sosteniamo il valore delle fattorie didattiche per far conoscere da vicino il territorio e l’agricoltura. Non possiamo però esprimere un voto favorevole su questo provvedimento. Il programma si concentra molto sulle attività di sensibilizzazione, ma non definisce con chiarezza gli indicatori di risultato e gli obiettivi quantitativi, elementi che sarebbero stati invece fondamentali per verificare l’efficacia reale degli interventi previsti. Davanti a criticità evidenti, come l'elevato livello di spreco nelle mense scolastiche, avremmo auspicato misure molto più strutturate e incisive rispetto a quelle proposte. Per queste ragioni, il nostro voto sarà di astensione”.

Paolo Calvano (Pd), nell’annunciare il voto favorevole del gruppo, ha concluso: “Si tratta di un atto che non trova elementi di contrarietà nell’aula e che ha stimolato un dibattito utile per la costruzione delle future azioni che la Regione intenderà mettere in campo. Questo provvedimento pone un'attenzione particolare al tema dell’educazione alimentare, mettendola al centro delle politiche di prevenzione da un lato e della riduzione dello spreco alimentare dall’altro. Dobbiamo unire sport e conoscenza della natura per andare oltre la sola dimensione nutrizionale: mangiare bene e mangiare sano si collega direttamente alla necessità di svolgere un’adeguata attività fisica. Altro tema rilevante è la promozione della buona qualità del cibo. In questo contesto, le fattorie didattiche rappresentano un elemento altamente qualificante del programma, perché costituiscono un vero e proprio investimento per il futuro, capace di valorizzare ulteriormente i nostri prodotti e l'intera filiera coinvolta».

(Brigida Miranda)

Ultimo aggiornamento: 23-06-2026, 16:33