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“La Regione chiarisca quale è la presenza di PFAS nelle acque, nei suoli e nelle altre matrici ambientali monitorate sul territorio regionale, a partire dalle province di Parma e di Reggio Emilia”.

La richiesta arriva, con un’interrogazione alla giunta regionale, da Marco Mastacchi (Rete civica).

“Le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS) costituiscono una vasta famiglia di composti chimici caratterizzati da elevata persistenza ambientale e capacità di accumulo nelle matrici ambientali e negli organismi viventi: le principali vie di esposizione della popolazione ai PFAS sono rappresentate dall’acqua destinata al consumo e dagli alimenti, rendendo particolarmente importante il monitoraggio delle matrici ambientali e delle possibili fonti di contaminazione”, spiega Mastacchi per il quale “l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha recentemente deciso per il rafforzamento delle attività di prevenzione, monitoraggio e contrasto sulla contaminazione da PFAS. In alcuni campi pozzi utilizzati per l’approvvigionamento idropotabile nelle province di Reggio Emilia e Parma sono stati rilevati valori medi di nitrati pari a circa 23 milligrammi ogni litro, dato inferiori al limite normativo di 50 ma comunque indicativo della presenza di pressioni antropiche sul territorio”.

Mastacchi vuole, quindi, sapere dall’esecutivo regionale “quali siano, con riferimento ai campi pozzi utilizzati per l’approvvigionamento idropotabile nel territorio regionale (a partire da quelli gestiti da IREN nelle province di Reggio Emilia e Parma), gli esiti degli ultimi monitoraggi effettuati relativamente ai PFAS, ai residui di pesticidi e relativi metaboliti, ai solventi clorurati, ai metalli pesanti (quali arsenico, cromo, nichel e piombo), agli idrocarburi, ai nitriti e agli altri contaminanti emergenti oggetto di controllo e se tali parametri abbiano evidenziato, negli ultimi anni, valori stabili, in diminuzione o in aumento”. Chiede anche “quale sia lo stato di attuazione degli impegni assunti dall’Assemblea legislativa in materia di PFAS, con particolare riferimento alla mappatura regionale dei siti a rischio contaminazione, alle attività di ricerca e monitoraggio promosse in collaborazione con università e istituti scientifici e alle iniziative finalizzate a garantire la trasparenza e la diffusione dei dati verso cittadini ed enti locali”.

Infine, vuole conoscere “se siano state individuate aree del territorio regionale maggiormente esposte al rischio di contaminazione da PFAS, quali misure siano state adottate o siano programmate in questi contesti e quali controlli siano stati effettuati nei confronti delle attività produttive potenzialmente interessate dall’utilizzo, dalla produzione o dall’emissione di queste sostanze, anche rispetto alle autorizzazioni ambientali”.

(Cristian Casali)

Ultimo aggiornamento: 09-09-2026, 15:56