Salta al contenuto

Contenuto

Il progetto di legge di iniziativa popolare per le rinnovabili e l'azzeramento delle emissioni è stato ufficialmente abbinato alla proposta di legge sul clima promossa da Alleanza Verdi e Sinistra (Avs). Nel corso dei lavori dells commissione Territorio, presieduti da Paolo Burani, è stata scelta la proposta di Avs come testo base per il prosieguo del dibattito legislativo. Molti elementi chiave della proposta nata dal basso non andranno persi, ma forniranno importanti spunti di riflessione durante l’iter di approvazione.

Il progetto di legge di iniziativa popolare

La proposta di legge popolare, illustrata oggi in Commissione, fissa l'obiettivo del 100% di energia da fonti rinnovabili e l'autonomia energetica regionale entro il 2035, rendendo il cittadino sia produttore che consumatore attraverso il forte sostegno alle Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer). Il testo introduce obblighi per gli enti locali chiamati a pianificare la copertura di almeno il 50% del proprio fabbisogno con fonti pulite terrestri. Fra i pilastri operativi figurano un piano di efficientamento annuo del 5% del patrimonio edilizio regionale, l’elettrificazione dei trasporti pubblici e l'obbligo di riforestazione urbana per i comuni di pianura entro il 2030.

Il professor Leonardo Setti, referente per il progetto di legge di iniziativa popolare, ha illustrato la proposta nel dettaglio, soffermandosi sull’importanza delle Cer, che “di fatto, sono il modo più rapido con cui possiamo fare nuova energia rinnovabile con una riduzione dei costi del sistema elettrico”. In altri termini, “si tratta di valorizzare l’autoconsumo collettivo, la condivisione dell’energia e la flessibilità locale della rete di distribuzione”. La proposta popolare mira a una dettagliata pianificazione locale, con il 70% dell’energia prodotta nei territori attraverso piccoli impianti diffusi e il 30% derivante da grandi impianti. “La Regione Emilia-Romagna può farsi promotrice di questo percorso, dando un contributo fondamentale al dibattito sul tema energetico”, ha concluso Setti.

Il dibattito

Marco Mastacchi (Rete civica) ha ricordato la sua esperienza di sindaco del Comune di Monzuno, parlando di quando, proprio grazie al professor Setti, fu elaborato il piano energetico comunale. “Anni fa ci trovammo davanti a un vero e proprio bivio - ha affermato -. Ci chiedemmo se limitarci a seguire le direttive europee in astratto o se fare qualcosa che potesse realmente dare risultati concreti. All’epoca il Comune consumava, e pagava, 1 milione 250mila kilowatt. Attraverso una serie di attività di risparmio energetico e di autoproduzione diversificata, siamo arrivati a un consumo di 450mila kilowatt, di cui la metà autoprodotta. Abbiamo installato impianti di produzione sui tetti, come il fotovoltaico sul magazzino comunale, e una piccola centrale a biomasse. Quest'ultima ci consente anche di non conferire le ramaglie nel ciclo dei rifiuti, valorizzandole per il territorio. Come Comune, all’epoca, abbiamo voluto lanciare un messaggio forte ai cittadini e dare un esempio concreto. È fondamentale uscire dalle logiche ideologiche e rimanere concentrati sulle soluzioni concrete."

Alberto Ferrero (FdI) ha evidenziato: "Oggi ci sono 2,1 milioni di utenti che hanno installato un impianto fotovoltaico sul tetto e dispongono di una batteria di accumulo. Al netto dell'investimento iniziale, i risultati di questa scelta iniziano finalmente a vedersi. Sfruttando le tecnologie già disponibili, potremmo tendere al raggiungimento e alla conservazione di una quota importante di energia elettrica a chilometro zero, derivante proprio dall'eccedenza della produzione locale. Considerando che oggi siamo fermi al 5% delle abitazioni coinvolte, anche solo un ulteriore 5% ci permetterebbe di ottenere un risultato straordinario. Al contrario, non vedo di buon occhio le grandi installazioni a terra, che turbano il paesaggio e sottraggono terreno prezioso all’agricoltura. Tuttavia, se vogliamo convincere un altro 5% di proprietari a installare pannelli fotovoltaici, dobbiamo scontrarci con i vincoli attuali: chi possiede un immobile in un centro storico, ad esempio, incontra notevoli difficoltà. Per questo motivo, la Regione dovrebbe porsi come ente sovraordinato per avviare un forte snellimento burocratico e per introdurre incentivi mirati".

Priamo Bocchi (FdI) si è detto “d’accordo con le considerazioni legate all’importanza di far crescere la quota di energia rinnovabile attraverso piccoli impianti domestici, piuttosto che con grandi strutture che occupano e consumano suolo. Tuttavia, dobbiamo chiederci se sia davvero fattibile raggiungere una copertura totale entro il 2035 o il 2050, soprattutto considerando l’importanza strategica e l’alto fabbisogno energetico del nostro settore industriale.”

Maria Costi (Pd) ha sottolineato: "Il vero tema oggi è capire come fare concretamente questi passi in avanti e come riuscire a creare un movimento reale all'interno delle nostre comunità relativamente alle energie rinnovabili. In questo processo, il coinvolgimento diretto dei sindaci è importantissimo. Dobbiamo fare in modo che, oltre al tema della convenienza economica, emerga con forza anche il valore strategico dell'interesse collettivo".

Simona Lembi (Pd) ha evidenziato come l’illustrazione del professor Setti sia stata ricca di dati e abbia fornito una nuova prospettiva, tracciando un vero e proprio cambio di paradigma. “Non parliamo di proposte di legge che si limitano a migliorare l'esistente o cose già in atto, ma di proposte di legge che assumono come obiettivo un radicale cambio di paradigma e che sfidano il sistema a fare cose nuove. Questa proposta si inserisce perfettamente all'interno della discussione che la Regione Emilia-Romagna sta portando avanti, a partire dall’Assemblea legislativa, su come far fronte in modo efficace al cambiamento climatico."

Lodovico Albasi (Pd) ha rimarcato: "Nel mio percorso da ex sindaco, ho promosso un'esperienza simile a quella realizzata nel Comune di Monzuno, modificando l'approccio e il modo stesso di intendere la produzione energetica sul territorio”. Albasi ha poi posto il tema dei tetti in eternit: “Incentivarne la rimozione, per installare pannelli fotovoltaici, ha un duplice effetto. Da un lato, rimuovere un materiale dannoso per la salute, dall'altro promuovere l'utilizzo di energie rinnovabili per l'autoconsumo. Accelerare la diffusione di queste buone pratiche potrebbe risolvere gran parte dei nostri attuali problemi energetici e ambientali”.

Simona Larghetti (Avs) si è detta contenta del fatto che "si sia arrivati in Commissione a discutere questa proposta di legge popolare, nella quale abbiamo creduto fin dal primo momento”. “Anche se il testo potrà richiedere elementi di necessaria mediazione complessiva, l'obiettivo centrale resta capire, dal punto di vista pratico e tecnico, cosa fare per compiere una vera transizione dei consumi. Dobbiamo assolutamente uscire dalla logica emergenziale e smettere di ragionare solo per singoli momenti di crisi: è fondamentale concordare una strategia - ha affermato -. E’ ormai chiaro che affidarsi solo ai grandi impianti non fa abbassare il prezzo dell'energia per l'utente finale e non affronta in alcun modo il problema drammatico della povertà energetica. Qui stiamo parlando della sopravvivenza stessa di un intero modello produttivo, sociale e abitativo. Parliamo di consumi domestici e della possibilità stessa per le persone di continuare a vivere nelle nostre città. I costi degli affitti, la sostenibilità delle famiglie: tutto discende direttamente da come e a quali condizioni mettiamo a disposizione l'energia”.

Per Daniele Valbonesi (Pd) “c'è un'assoluta necessità di portare avanti quella transizione che, purtroppo, sta avvenendo in modo troppo lento. Dobbiamo accelerare l'elettrificazione di ogni aspetto della nostra vita quotidiana e produttiva, all'interno di un Paese che ha il dovere di emanciparsi una volta per tutte dalla dipendenza energetica estera. Le evidenze scientifiche in merito sono ormai chiarissime; eppure, ci scontriamo ancora con la forte resistenza al cambiamento delle lobby delle energie fossili, che continuano a condizionare pesantemente l'opinione pubblica. In questo contesto, la diffusione capillare di impianti di piccole dimensioni a livello familiare, residenziale e aziendale rappresenta sicuramente un passo fondamentale”.

Paolo Calvano (Pd) ha ribadito quanto sia stata giusta e corretta la scelta di inserire, nella discussione generale della legge sul clima, anche il progetto di legge di iniziativa popolare. “L'incontro di oggi è stato estremamente utile per accrescere la nostra consapevolezza sul tema dell'energia - ha affermato -. Anche il dibattito sulle aree idonee, da poco concluso, è stata una grande occasione di riflessione sul futuro del nostro sistema energetico. Grazie alla trasversalità di questo confronto, potremo raccogliere gli stimoli arrivati dal progetto di legge presentato oggi, che arricchiranno notevolmente la discussione sulla legge per il clima e permetteranno di trovare diversi elementi di interazione. Il percorso avviato oggi, che giunge dopo un lungo lavoro preparatorio, ci consente di incrociare lo sguardo con coloro che hanno raccolto le firme, mettendo concretamente a valore l'importante impegno profuso per questo progetto di legge di iniziativa popolare”.

(Brigida Miranda)

Ultimo aggiornamento: 01-07-2026, 13:07