Fondazione Ruffilli (Fc), progetto #Citizenkit 8

Un dialogo sul film “Liberi di scegliere” e sull’educazione criminale con don Giorgio De Checchi, sacerdote impegnato nel sociale, e l’attore Francesco Colella.

Le mafie si sono espanse e penetrano anche nelle Regioni a maggiore coesione e tenuta civica. Questa capacità di diffusione sconvolge anche i territori, come i nostri, considerati “virtuosi”. Per affrontare questo tema, il 15 febbraio a Forlì si è tenuto un incontro per ribadire l’impegno contro tutte le mafie e la forza dell’esempio liberatore.

A portarne testimonianza sono stati don Giorgio De Checchi e l’attore Francesco Colella. Attraverso la testimonianza del sacerdote, parroco di quattro comunità nell'Unità pastorale di Piove di Sacco (Padova) e membro del Collegio dei Garanti di Libera, gli studenti forlivesi hanno avuto modo di conoscere e comprendere la potenza del progetto "Liberi di scegliere" - ideato e promosso da Roberto Di Bella (già Presidente del Tribunale per i Minori di Reggio Calabria, oggi nelle stesse funzioni a Catania) - grazie al quale oltre un centinaio di minorenni sono stati finora allontanati dalle famiglie della 'ndrangheta calabrese, dando loro la possibilità di decidere del proprio futuro attraverso la scoperta delle tante opportunità di realizzazione personale e di conquista della felicità che una vita nella civile legalità può offrire.

Don Giorgio De Checchi, seguendo l'idea che la mafia si combatte con l'esempio dell'emancipazione dal pregiudizio di un cognome e da un ambiente "tossico”, è tra le antenne principali della rete nazionale di accoglienza che consente alle madri che scelgono di rifiutare il sistema mafioso di aprire ai propri figli una cittadinanza della responsabilità morale e dei diritti costituzionali, delle relazioni di fiducia e di rispetto, dell'impegno per la coltivazione dei talenti individuali dentro il benessere della collettività.

Del progetto "Liberi di scegliere" ha raccontato al grande pubblico, con straordinaria chiarezza ed empatia, l'omonimo film per la televisione con protagonista Francesco Colella, che interpreta Antonio, il padre 'ndranghetista contro la cui feroce educazione mafiosa s'impernia tutta la parabola di svincolo del figlio Domenico (Carmine Buschini), idealtipo di ogni singolo ragazzo passato per il progetto. È uno dei molti esempi della tenace battaglia che l'artista calabrese - Colella è nativo di Catanzaro - combatte per denunciare, attraverso il dono del proprio talento espressivo, le forme e le pericolosità della mafia: lo si ritrova, infatti, nella fiction Rai "Sotto copertura", incentrata sulle catture dei principali boss del famigerato Clan dei Casalesi, nella serie Sky “Trust - Il rapimento Getty”, che tratta del più importante sequestro di persona a fini di riscatto operato dalla 'ndrangheta, nel film per il cinema “Aspromonte - La terra degli ultimi”, nel quale viene rappresentata una poverissima comunità dell'entroterra calabro che lotta strenuamente contro il disinteresse statale e le prepotenze mafiose.

Grazie alle preziose testimonianze di don Giorgio De Checchi e Francesco Colella, gli studenti forlivesi si sono relazionati concretamente con la possibilità di una via d'uscita dalle mafie, per il tramite del potere dell'emozione collettiva e dell'accoglienza solidale.

 

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