Stranieri in carcere: quattro incontri sulla loro condizione giuridica per formare i volontari

01.04.2016

Stranieri in carcere: quattro incontri sulla loro condizione giuridica per formare i volontari

Più formazione per approfondire le norme che regolano la condizione giuridica degli stranieri, perché la loro percentuale tra i ristretti in Regione per il 2015 si è attestata al 34,9%, confermando un dato numerico importante che interroga sulla opportunità di affrontare in modo ancora più programmatico la presenza dei non italiani nei luoghi di detenzione.

Lo hanno chiesto più volte negli ultimi anni i volontari attivi nelle carceri emiliano-romagnole, e per questo motivo la Garante delle persone private della libertà personale dell’Emilia-Romagna, Desi Bruno, ha deciso di organizzare “La normativa in tema di immigrazione”, un ciclo di quattro incontri su “Applicazione di misura cautelare, esecuzione di pena detentiva e permanenza sul territorio italiano”, in programma dall’11 aprile al 16 maggio.

“Il volontariato nel carcere è da decenni una risorsa fondamentale che interviene a sostegno dell’amministrazione penitenziaria e dei detenuti a causa dei problemi strutturali ben noti a tutti coloro che in quest'ambito sono impegnati- spiega la figura di garanzia dell’Assemblea legislativa-. Un aspetto particolare di un lavoro ormai insostituibile è rappresentato da quanto i volontari fanno quotidianamente anche per i cittadini non italiani”.

ll ciclo di formazione e informazione è prioritariamente rivolto al volontariato attivo in carcere, ma anche agli operatori degli sportelli sociali, agli assistenti sociali dell’amministrazione penitenziaria, agli avvocati e tutte le persone che ritengono avere un interesse in materia. L’iscrizione è libera e gratuita fino ad esaurimento posti: è necessario iscriversi compilando il form online all’indirizzo www.assemblea.emr.it/garanti/volontari-carcere.

Tutti gli incontri saranno di lunedì, dalle 14.30 alle 17.30, nella Terza torre della Regione Emilia-Romagna, in viale della Fiera 8 a Bologna: l’11 aprile si inizia con “L’autorizzazione all’ingresso e alla permanenza in Italia per famiglia e lavoro di cittadini europei e non europei”, si prosegue il 18 aprile “Motivi di rigetto o di revoca del titolo soggiorno: pericolosità sociale e condotta penalmente rilevante”, mentre il 9 maggio sarà la volta di “L’allontanamento dal territorio dello Stato. Casi, modalità e garanzie per l’espulsione del cittadino straniero e comunitario” e il 16 maggio infine si concluderà con “Disciplina dell’asilo politico in Italia. Un diritto fondamentale alla prova dell’ordinamento nazionale e comunitario”. 

“Una ricognizione attenta della normativa esistente in materia di condizione giuridica del cittadino straniero e comunitario può aiutare i volontari a rapportarsi con gli stessi in modo più corretto e utile per le persone straniere che incontrano, potendo meglio indirizzarle ai servizi offerti dagli enti locali e dall’amministrazione penitenziaria, nella consapevolezza che non sempre è possibile la permanenza nel territorio dello Stato, in ragione della normativa vigente, che è possibile attivare percorsi di rientro nei paesi di origine ed anche scontare la pena nei paesi di provenienza, soprattutto se in ambito europeo”, spiega la Garante. “Il conseguimento di un titolo di soggiorno a fine pena è infatti un obiettivo non semplice per il raggiungimento del quale concorrono sia le capacità del detenuto di dare segni tangibili di ravvedimento, la capacità dell'amministrazione di leggere questo comportamento come diagnosi positiva per il reingresso del detenuto nella società ma soprattutto la possibilità giuridica che ciò si possa realizzare- prosegue Bruno-. In ogni caso, una miglior conoscenza della materia può aiutare a meglio individuare occasioni di relazioni proficue, miglioramento delle condizioni di salute, corsi di formazione e studio ed ogni altra opportunità comunque da cogliere nell’ambito di un percorso che è regolato, per tutti, senza distinzione di provenienza geografica, dall’articolo 27 della Costituzione, e cioè dalla finalità rieducativa a cui deve tendere il trattamento penitenziario”.

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