Il lavoro in carcere. Il carcere al lavoro

20.05.2017

Il lavoro in carcere. Il carcere al lavoro

L'iniziativa, promossa dall'Unione delle Camere Penali, è stato un momento di importante approfondimento su un tema di forte attualità come quello del lavoro in carcere e la levatura dei relatori lo ha reso una importante opportunità di scambio e fonte di numerosi spunti di intervento.

"Il tema del lavoro in carcere in generale è ancora troppo sottaciuto e in particolar modo banalizzato, ha dichiarato il Garante nel corso del suo intervento -  nella misura dei riconoscimenti economici, le cosiddette mercedi, per le persone detenute che prestano servizio nei lavori domestici, di manutenzione ordinaria e altri senza i quali gli istituti di pena sarebbero ben più inospitali e degradati".

In Emilia-Romagna (al 31 dicembre 2016) i detenuti al lavoro per l’amministrazione penitenziaria sono 719 e alle dipendenze di altri 118. I detenuti in semilibertà che lavorano sono, alla stessa data, 3 in proprio e 23 per datori di lavoro esterni, 53 i detenuti ammessi ai lavori all’esterno ex Art. 21 O.P. I lavoranti in istituto alle dipendenze di imprese sono 15 e 24 in cooperative. Numeri in crescita, che confermano l'andamento nazionale e che rendono ancora più urgente la regolare attuazione della vigente normativa sul lavoro in carcere, in particolare per quanto riguarda il tema più rilevante, quello della remunerazione. Attualmente infatti, se il datore di lavoro è esterno all’Amministrazione penitenziaria la retribuzione deve corrispondere ai CCNL, se il datore di lavoro è invece l’Amministrazione penitenziaria è accettabile la riduzione di un terzo.

Marighelli ha chiuso il suo intervento auspicando un impegno maggiore da parte di tutti "perché si risolva una inaccettabile situazione di lavoro sottopagato nelle carceri e si affermino i diritti riconosciuti dalla legge a tutti i lavoratori, senza differenze ed in tutti i luoghi di lavoro, nessuno escluso. Si attuerebbe così quel principio “di rispetto della dignità umana attraverso la massima conformità della vita penitenziaria a quella esterna”, contenuto nel d.d.l. di riforma in discussione alla Camera dei Deputati.

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